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Federica Angeli per “la Repubblica - Edizione Roma”
Dopo aver dato forfait nella precedente udienza, senza dare giustificazioni, ieri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno si è presentato in aula, per testimoniare nel processo contro Militia. Superato uno scontro iniziale, Alemanno ha sminuito tutta l’attività del
gruppo di estrema destra.
ALEMANNO SI FA UN SELFIE COL TRICOLORE
«Notoriamente Boccacci è uno che va fuori le righe facendo pessime esternazioni dal punto di vista ideologico», ha esordito Alemanno. «Io vado fuori le righe ma lui è un infame», ha replicato Maurizio Boccacci, presente in aula. Poi rivolgendosi all’ex primo cittadino: «Te sei un infame. Se lui offende, io lo offendo ».
Un botta e risposta in cui è intervenuto il presidente della Corte che ha invitato al silenzio il leader di Militia, imputato insieme ad altre sei persone appartenenti al gruppo, per associazione per delinquere, violazione della legge Mancino, diffusione di idee fondate sull’odio razziale e etnico, apologia del fascismo, deturpamento di cosa altrui, procurato allarme, minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti.
«Eravamo entrambi nel Fronte della Gioventù — ha proseguito Alemanno — di cui ero segretario. Avevamo rapporti legati alla militanza. Poi ci fu una rottura sulla linea politica, lui si collocò nel fronte dei movimenti extraparlamentari e le nostre strade da quel momento si sono separate ». Il dibattimento in corso si sta celebrando anche per le scritte ingiuriose e offensive, contro Alemanno, Fini e Schifani, apparse sui muri della capitale a firma di Militia. Ma Alemanno ha sminuito tutto.
«Non ho mai ritenuto una minaccia quelle scritte». Lo definivano un «pezzo di merda e un infame», ma l’ex numero uno del Campidoglio ha detto: «Mi sono sembrate più una manifestazione sottoculturale e folcloristica che un atto di minaccia. Quando si vuole minacciare una persona non si fanno scritte in strada. Non ho avuto paura perché furono scritte fuori dalle righe e ridicole».
Quanto poi ai motivi che potrebbero aver portato Militia a scritte rivolte anche contro il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici: «Come sindaco ho mantenuto i rapporti con tutte le componenti significative della città e quindi anche con la comunità ebraica — ha risposto — Non mi pare di aver compiuto un’azione marcatamente pro comunità ebraica tale da giustificare questi atteggiamenti. Come Comune di Roma abbiamo continuato nel progetto del museo della Shoah e in quello delle precedenti amministrazioni con i ‘viaggi della memoria’ ad Auschwitz ma anche in altre località».
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