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A PROPOSITO DI… “ME NE FREGO” – NELLA STAGIONE DEL RITORNO IN MASCHERA DEL VENTENNIO, È TORNATO IN AUGE ANCHE LO STORICO “ME NE FREGO” – SEDOTTA E ABBANDONATA DALL’AMICO TRUMP NEI GIORNI DELLA GUERRA DEL GOLFO, E DOPO AVER DIVORZIATO DAI PARTNER EUROPEI, GIORGIA MELONI RIFILA AI MEDIA (COMPIACENTI) UNA BARZELLETTA: “NESSUN PREMIER EUROPEO È STATO AVVERTITO DELLA GUERRA NEL GOLFO” – DA PARTE LORO, I MINISTRI NEL CENTRO-DESTRA, COME BUONI SOLDATINI, MARCIANO “A PASSO ROMANO” INSIEME ALLA CONDUCTORA CANTANDO IL NUOVO INNO IN VOGA AL COLLE OPPIO: “MA CHE CE FREGA, MA CHE CE IMPORTA..." SE AL REFERENDUM VINCE IL “NO”...
T.A.C per Dagospia
Nella stagione del ritorno (in maschera) del Ventennio fascista impressa al suo governo dalla Evita della Garbatella, è tornato in auge anche lo storico “Me ne frego”. Sì, quello pronunciato da Mussolini nel 1921. Lei, insomma, “tira dritto” in nome del popolo italiano per zittire gli avversari.
Dimentica che il suo partito, “Camerati d’Italia”, l’ha votato appena il 26% sulla metà degli italiani andati alle urne. “E chi se ne frega”, replica Giorgia Meloni dal fatidico balconcino di Palazzo Chigi. Certo, non siamo a piazza Venezia, ma davanti alla Galleria “Alberto Sordi” dove non si celebrano adunate oceaniche. Anzi.
Le sue sortite ormai provocano ilarità come le battute di Albertone nei panni del Marchese del Grillo.
Sedotta e abbandonata dall’amico Trump nei giorni del “Ruggito del Leone” nella guerra del Golfo, e dopo aver divorziato dai partner del Vecchio continente, rifila ai media (compiacenti) più che una fake news, una barzelletta: “Nessun premier europeo è stato avvertito della guerra nel Golfo”
Da parte loro, i ministri nel centro-destra, come buoni soldatini, marciano “a passo romano” insieme alla conductora cantando il nuovo inno in voga al Colle Oppio: “Ma che ce frega, ma che ce importa…” se al referendum vince il “No”.
MATTEO PIANTEDOSI GIORGIA MELONI
Un esercito di sbandati, con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ci ricorda gli eroi delle “Guerre Pacioccone” che disegnava il cronista grafico delle nostre miserie morali, Attalo (Gioacchino Colizzi) sulle riviste satiriche che si stampavano a Roma negli anni Trenta (“Asino”, “Marco Aurelio”, il “Travaso”).
Nel giro di poche ore il “Me ne frego” del Mascella è risuonato nelle parole del ministro degli Interni, Matteo Piandedosi, dopo il viaggio in elicottero per trasportare il paroliere-totem (e consorte) da Sanremo-Festival a Roma per la festa dei pompieri. Ma non bastava posticipare la sua premiazione all’Ariston? Ah, saperlo.
carlo conti mogol . terza serata sanremo 2026 foto lapresse
“Mogol è un monumento nazionale, polemiche strumentali”, tuona il responsabile del Viminate, con il suo: “Me ne frego” sul rispetto delle regole sui mezzi di Stato. Saluti, allora, al Rapetti-Garibaldi dei vigili del fuoco con il suo “canto libero…” cantato dal Battisti profetico, “vola sulle accuse della gente, e a tutti i suoi retaggi indifferente”.
Già, corsi e ricorsi. “Siamo qui con Craxi i suoi cari…”, si lascio sfuggire Andreotti dopo un viaggio in Cina di Craxi con parenti e amici.
Un volo in elicottero da Vasto a Roma per assistere alla partita dei giallorossi stroncò la carriera del ministro Gaspari. Allora la destra in Parlamento reclamava le sue dimissioni. Oggi i suoi membri di governo, “la zavorra” secondo gli stessi amici di partito, vengono medagliati.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
Già, “marciare e non marcire” è il motto dell’’Armata Branca Meloni degli impresentabili: Santanchè, Sangiuliano, Lollobrigida, Nordio, Salvini, Musumeci, Urso, Giuli…
mogol e carlo conti. terza serata sanremo 2026 foto lapresse
daniela santanche giorgia meloni
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