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Prove tecniche di Aventino da parte di Pdl e Lega sempre più vicine. Le menti sopraffine del partito sono al lavoro per impedire in segno di protesta l'insediamento del Parlamento venerdì prossimo e rinviarlo anche solo di una settimana, un evento che non ha precedenti nella storia della democrazia parlamentare italiana.
E che non potrà essere scongiurato dall'incontro di questa mattina tra la delegazione del Pdl e Re Giorgio, il quale nulla può e forse nulla vuole fare per fermare la corsa del malato del San Raffaele verso le condanne definitive.
Come ottenere tale risultato, in sè clamoroso? Non solo disertando l'Aula e quindi le votazioni per eleggere il presidente del Senato (raggiungendo quindi un primo risultato politico, quello di far risaltare subito un eventuale inciucio tra Pd e grillini), ma anche attraverso un meccanismo diverso: basterebbe infatti che i tanti deputati e senatori che sono stati eletti in più circoscrizioni (per esempio lo stesso Berlusconi Silvio che è stato capolista in tutte le circoscrizioni al Senato) non provvedano subito a dichiarare con un atto unilaterale e personale, come recita la legge, per quale circoscrizione elettorale optano.
Le menti finissime del Pdl, dopo adeguate verifiche, sono convinte che in mancanza di questo atto, formale ma sostanziale, i presidenti provvisori di Senato e Camera non possono procedere a proclamare i subentranti e dunque, in mancanza del plenum delle due assemblee elettive, esse non possono essere regolarmente insediate.
Ed una eventuale forzatura inficerebbe irrimediabilmente la validità dell'elezione dei due presidenti, con un vulnus gravissimo alle due istituzioni. Se dunque questa dovesse essere la decisione assunta nelle prossime ore da parte di Pdl e Lega (il tema delle opzioni interessa quasi tutti i leader), si andrebbe ad un inevitabile rinvio dell'insediamento del Parlamento, fatto in se' clamoroso ma tutto sommato male minore rispetto alla gravità della situazione generale del Paese. Di fatto sarebbe l'ennesima cartina di tornasole dello stallo derivante dal risultato delle elezioni.
Quel che è certo e' solo questo: la lunga partita a scacchi tra Berlusconi Silvio che si presenta non come semplice imputato ma come rappresentante della volontà popolare e la magistratura che resta più inquirente che giudicante, siamo davvero alla partita finale. Una partita senza esclusione di colpi dove ciascuno utilizzerà fino in fondo tutte le armi di cui può disporre. Una partita che non prevede due vincitori, ne' armistizi.
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