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CON QUESTA OPPOSIZIONE, LA MELONI GOVERNA 20 ANNI – OGGI LA DUCETTA FINALMENTE VA IN AULA MA PD E M5S RISCHIANO DI NON RIUSCIRE A CONVERGERE SU UN TESTO UNITARIO SULLA POLITICA ESTERA. CONTE, ANCHE PER LANCIARE LA SUA CANDIDATURA A LEADER DEL CENTROSINISTRA, HA PROPOSTO UNA RISOLUZIONE UNICA CHE CONFERMI LA LINEA ANTI MELONI SULL’IRAN E AUSPICHI UN “PERCORSO DI PACE” SULL’UCRAINA. UNA PROPOSTA INACCETTABILE PER IL PD (IN PARTICOLARE PER LA MINORANZA RIFORMISTA DEM). COSÌ OGGI IL VOTO SARÀ SEGNATO DAI SOLITI DISTINGUO FATTI DI ASTENSIONI E VOTI CONTRARI…
Lisa Di Giuseppe per editorialedomani.it - Estratti
Per una volta, l’opposizione ha l’imbarazzo della scelta. Ma rischia di non riuscire a convergere su un testo unitario sulla politica estera. Dopo che Giorgia Meloni ha accettato di anticipare a oggi il suo intervento in aula, i partiti del centrosinistra si preparano all’appuntamento in Parlamento potendo contare su diverse frecce da scoccare.
Ad aprire le danze si ha pensato lunedì, in serata, Giuseppe Conte, che con una certa malizia ha proposto una risoluzione unica sui diversi temi all’ordine del giorno: oltre la crisi in Medio oriente, anche Ucraina e Consiglio europeo.
Una fuga in avanti che, cercando di compattare l’opposizione, si è subito trasformata in una sfida ai dem. Convergere su un testo che sia accettabile contemporaneamente per Cinque stelle, Avs e i riformisti Pd sembra impossibile. Un’opzione possibile per un accordo poteva essere scindere l’Iran e proporre risoluzioni separate sugli altri temi.
GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ANGELO BONELLI
Ma l’occasione era troppo ghiotta e Conte, anche per proporsi come “leader” del centrosinistra ha deciso di tenere il punto: risoluzione unica che contenga sia la linea comune sull’Iran, già certificata la scorsa settimana, sia una formulazione all’acqua di rose perché «l’Europa si faccia promotrice di un percorso di pace» in Ucraina. Firmare insieme soltanto il paragrafo sull’Iran, ha spiegato Conte ai suoi, non aggiungerebbe nessun elemento di novità politica alla convergenza già certificata, mentre dimostrerebbe di nuovo a tutti le divisioni interne al centrosinistra sugli altri temi di politica estera.
Una proposta impossibile da accettare per il Pd, nonostante lo stanziamento di fondi per l’Ucraina già deliberato a livello europeo su cui sperava di far leva qualcuno per convincere i riformisti.
Così oggi il voto sarà segnato dai soliti distinguo fatti di astensioni e voti contrari. Eppure per le opposizioni le cose, a meno di due settimane dal referendum sulla giustizia, stanno andando fin troppo bene. La guerra sta mostrando tutte le fragilità di Meloni sul piano internazionale. Costretta nell’angolo del «non condivido-non condanno», anche la politica estera è diventata un’occasione per mettere in difficoltà la presidente del Consiglio. Nel frattempo il governo, dalle parole anti magistrati della capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, in giù, ogni giorno deve affrontare nuovi motivi di imbarazzo.
E il rischio che le conseguenze economiche del conflitto possano contribuire a trasformare quello del 22 e 23 marzo in un voto contro l’esecutivo, contribuendo alla vittoria del fronte del “No” (che i sondaggi danno comunque in recupero) è altissimo.
Certo, sul fronte opposto serve una prova di unità. Motivo per cui le opposizioni hanno insistito a chiedere la separazione delle comunicazioni sul Consiglio europeo da quelle sulla crisi mediorientale. Improbabile però che la presidente torni in aula «ogni tre giorni», per dirla con le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Avevamo fissato al 18 l’incontro con la premier in aula sul Consiglio Ue. Poi c’è stata una richiesta delle opposizioni che venisse a riferire sul conflitto in Iran. La presidente ha ritenuto di venire in aula, ma una volta sola».
(…)
GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ANGELO BONELLI - ELLY SCHLEIN - - RICCARDO MAGI - FOTO LAPRESSE
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