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Mauro Favale per la Repubblica
Mentre tra i politici nazionali c’è la fila per conquistarsi l’appellativo di “Trump d’Italia”, c’è chi, da 5 mesi, finora abbastanza in sordina, si è vista affibbiare senza alcun imbarazzo la definizione di “Trump di Roma”.
L’omologa capitolina del presidente eletto negli Usa sarebbe la sindaca Virginia Raggi, definita così in un articolo datato 20 giugno 2016 (il giorno dopo la sua vittoria al ballottaggio) pubblicato su Breitbart. com, il sito internet più rappresentativo dell’alt-right, quella “destra alternativa” che si colloca molto più a destra dell’establishment repubblicano.
Breitbart, non è solo l’incubatore di posizioni antisemite e per il “suprematismo bianco”, ma è anche megafono di Trump, col suo direttore esecutivo Stephen Bannon diventato da due giorni chief strategist del nuovo presidente.
Il sito di Bannon (travolto in queste ore dagli attacchi delle associazioni per i diritti civili, dopo la sua nomina alla Casa Bianca) negli ultimi mesi ha riservato alla prima cittadina di Roma decine e decine di articoli. E non solo a lei, vista l’attenzione verso i movimenti di destra euroscettici, dallo Ukip britannico, al Front national della Le Pen in Francia all’Afd in Germania.
Inserendo “Raggi” nel motore di ricerca interno a il nome della sindaca della capitale è citato circa 300 volte, molte di più rispetto, per dire, alla sua omologa M5S di Torino, Chiara Appendino o anche al leader della Lega Nord Matteo Salvini.
Gli articoli dedicati alla Raggi sono piuttosto lusinghieri: è definita benevolmente «la brunetta elegante che guida la rivolta populista» e che, con la sua elezione, ha «inaugurato una nuova era», mettendo nell’angolo l’establishment.
La trentottenne avvocata, prima donna a sedere sulla poltrona più alta del Campidoglio, è descritta come «the Trump of Rome» osteggiata dalla comunità Lgbt (spesso nel mirino di Breitbart)
«l’unico gruppo che sembra aver resistito al fascino della Raggi». La rappresentazione del sito di ultradestra, però, non sembra imbarazzare la sindaca che, semplicemente, non commenta mentre il Campidoglio parla di «polemica strumentale» davanti agli attacchi che arrivano dal Pd romano.
D’altronde, la linea del M5S ora sembra cambiata. Beppe Grillo, per primo, definì la vittoria di Trump un «Vaffa generale». La Raggi, dal canto suo, ha augurato al nuovo presidente Usa buon lavoro e ha annunciato di volerlo invitare in Campidoglio.
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