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Paolo Mastrolilli per “la Stampa”
Si sono tolti i guanti, ammesso che li avessero mai indossati, e stranamente New York è diventata il terreno di scontro. Parliamo dei candidati repubblicani alla Casa Bianca Ted Cruz e Donald Trump, che forse ha ricevuto il primo applauso sincero dai rivali del suo partito, quando nel dibattito di giovedì sera a Charleston ha difeso l' onore della sua città.
Il momento che ha colpito di più è stato il loro scontro. Il senatore del Texas ha cercato di demolire il costruttore, accusandolo di essere un portavoce dei «valori di New York».
Quando i moderatori della «Fox» gli hanno chiesto di spiegarsi meglio, lui ha attaccato a testa bassa la Grande Mela: «É un covo di liberal, abortisti, difensori dei diritti dei gay.
Non è un luogo da dove vengono i conservatori. Trump condivide le loro idee, perché è di New York».
Questa critica ha consentito al costruttore di fare forse la sua miglior figura da quando si è candidato alla presidenza: «New York - ha risposto - è piena di gente meravigliosa, compresi conservatori famosi come William Buckley. L' 11 settembre del 2001, quando gli aerei dirottati da al Qaeda colpirono le Torri Gemelle, io ero là e ho visto il peggior disastro di sempre.
Migliaia di vittime, l'odore della morte ovunque. Eppure la gente è stata fantastica, ha reagito come in nessun altra parte al mondo. Ha cominciato a pulire e ricostruire dal giorno dopo. New York è grande e Cruz ha detto una cosa molto offensiva».
Gli applausi a quel punto sono venuti da tutti i candidati sul palco, e Donald ha fatto la figura dello statista capace di ispirare. Oggi il New York Daily News lo ha sostenuto, mettendo in prima pagina un disegno della Statua della Libertà che mostra il dito medio a Cruz.
Questo scambio, in realtà, è stato il cuore del dibattito di giovedì a Charleston, perché ha incarnato la sfida in corso. Trump è sempre in testa ai sondaggi, ma nelle ultime settimane Cruz ha recuperato soprattutto in Iowa, dove il primo febbraio si terrà il voto iniziale della campagna con i caucus.
Quindi il dibattito è diventato soprattutto una sfida tra Donald e Ted, con Rubio e Jeb Bush affannosamente alla ricerca di uno spazio. Si sono attaccati su tutto, a cominciare dal fatto che Cruz è nato in Canada e forse non può correre per la Casa Bianca. Questo sta diventando un altro terreno di scontro importante, visto che ieri l' avvocato di Houston Newton Schwarz ha presentato una causa per chiedere alla Corte Suprema di risolvere la questione.
Schwarz ha confessato di essere un sostenitore del candidato democratico Bernie Sanders, ma ha detto che il punto non è qui: «Questa è una domanda che esiste da 229 anni, ed è giusto che la Corte la risolva prima del voto». Trump insomma ha retto all' attacco di Cruz, e ora trova alleati interessati anche fra gli avversari.
A pochi giorni dal voto si è confermato leader del gruppo, e scalzarlo sta diventando sempre più difficile.
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