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Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"
I meno attenti alle pari opportunità nel calcio fanno notare che nello scarno curriculum di Helena Costa, 36enne nuova allenatrice del Clermont Foot in Ligue 2 (la serie B francese), non c'è molto altro che la prima vittoria nella storia della squadra femminile del Qatar, 4-1 alle Maldive.
E l'unico altro club maschile allenato dalla portoghese Costa finora è stato la Sociedade Recreativa Desportiva Cheleirense, gruppo di dilettanti a nord di Lisbona. Ma del resto il Clermont Foot non è il Barcellona, e quindi ben venga la prima donna alla guida di una squadra professionistica francese.
Il presidente del Clermont, Claude Michy, 65 anni, ha deciso di affidare il suo club a Costa perché «è passata attraverso la formazione del Benfica, ha guidato le nazionali femminili del Qatar e dell'Iran, e poi ha collaborato con il Celtic Glasgow in qualità di osservatrice». A lei viene richiesto di «fare entrare il Clermont Foot in una nuova era».
Il modello di Costa è il celebre connazionale José Mourinho, che ha avuto modo di conoscere e frequentare durante uno stage al Chelsea nel 2005. Dopo quell'esperienza Costa ha lavorato per il Celtic in Spagna e Portogallo, prima di guidare le nazionali di Qatar e Iran. «Quando sono arrivata nessuno neanche sapeva che esistesse una squadra femminile di calcio in Qatar - ha raccontato una volta -.
Andavo nelle scuole e nelle università per reclutare le giocatrici. Ma per ragioni religiose e culturali, le famigliole non vogliono che le ragazze giochino a calcio, anche se è per la nazionale».
A Clermont la vita dovrebbe essere più semplice. I tifosi sembrano favorevoli, a cominciare dal vertice dell'associazione dei supporter, Véronique Soulier, anche lei una donna. «Quando abbiamo letto il comunicato siamo rimasti piuttosto sorpresi - ha detto Soulier al Parisien -, ma passato il primo momento siamo quasi tutti d'accordo sul fatto che è un'ottima cosa.
Quando hanno eletto me a capo dei tifosi, ci siamo detti che una donna alla guida di un gruppo di uomini può essere positivo. I giocatori sono difficili da gestire, gli allenatori precedenti se ne sono accorti: con una donna forse saranno meno suscettibili, lei potrebbe imporre finalmente un po' più di autorità ».
Due anni fa Fabienne Broucaret ha scritto il libro «Lo sport, ultimo bastione sessista», ed è autrice del rapporto «60 proposte per lo sport di squadra femminile» che sarà consegnato la settimana prossima al ministro per i Diritti delle donne Najat Vallaud Belkacem.
«à un'ottima notizia - ha commentato Broucaret all'Ãquipe -, perché si vedono sempre più spesso donne alla testa di squadre femminili, ma un'allenatrice alla guida di una squadra professionistica maschile è in effetti un bastione che cade. La situazione sarà ancora migliore quando la nomina di una donna non farà più notizia».
La speranza è che l'esperimento di Helena Costa abbia maggior fortuna dei rarissimi precedenti: la boliviana Nelfi Ibáñez Guerra, alla guida nel 2012 della squadra di serie B Hijos de Acosvinchos, e ancora prima l'italiana Carolina Morace, allenatrice per soli tre mesi della Viterbese, in serie C.
Helena Costa
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Helena Costa
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