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“LA MANOVRA DEL POPOLO E’ UNA BUFALA: NON HANNO I SOLDI PER MANTENERE LE PROMESSE” - SALLUSTI ALL’ATTACCO DI SALVINI E DI MAIO: “STANNO SOLO COMPERANDO TEMPO, QUELLO NECESSARIO A RIMANERE SULL'ONDA (E A PALAZZO CHIGI) FINO ALLE ELEZIONI EUROPEE E POI, IN BASE AI RISULTATI, DECIDERE SE METTERE FINE AL LORO INCESTUOSO MATRIMONIO OPPURE TORNARE A FORZARE LA MANO”
Alessandro Sallusti per “il Giornale”
La tesi del complotto dei poteri forti si sgonfia alla prova dei fatti. Cinquestelle e Lega rinviano ad aprile - ma meglio sarebbe dire a data da destinarsi - l'introduzione del reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni, mentre la flat tax è addirittura scomparsa dai radar. Il motivo è semplice: non hanno i soldi sufficienti per mantenere le promesse.
La «manovra del popolo» che doveva «cancellare la povertà» è una bufala che non supererebbe l' esame non dico dell' Europa o del Fondo monetario internazionale, ma di un neo diplomato in ragioneria. Con questo rinvio il governo pensa e spera di evitare una clamorosa bocciatura a cui seguirebbe inevitabilmente un drammatico declassamento delle agenzie di rating, che porterebbe l' Italia sull' orlo del fallimento.
Tanto fumo, quindi, ma zero arrosto. E non si capisce che cosa potrebbe o dovrebbe succedere da qui ad aprile per rendere possibile ciò che oggi è impossibile. Di Maio e Salvini stanno solo comperando tempo, quello necessario per risolvere non i nostri problemi, ma i loro. Cioè rimanere sull' onda (e a Palazzo Chigi) fino alle elezioni europee e poi, in base ai risultati, decidere se mettere fine al loro incestuoso matrimonio oppure tornare a forzare la mano.
Tutto sommato questo stallo potrebbe essere la soluzione meno peggiore, non esistendo alternative politiche a questo governo e a questa maggioranza, né ritenendo percorribile la via di un immediato ritorno alle urne. Meglio tirare a campare qualche mese, arte in cui l'Italia è maestra, che finire a gambe all' aria o nelle mani - come insegna l' esperienza Monti - di qualche governo tecnico di emergenza.
Di solito il tempo spegne gli ardori e genera buonsenso. Quel buonsenso che fino ad ora non c'è stato e che, a una prima lettura, è assente anche in quei pochi provvedimenti di immediata esecuzione presenti nel decreto finanza approvato ieri dal Senato. Spiace che Matteo Salvini abbia accettato una soluzione così al ribasso in materia fiscale. Più tasse subito, premi forse poi non è esattamente l' impegno che lui e il centrodestra avevano preso con gli elettori.
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