SARKO-STASI: L’EX PRESIDENTE SI BERLUSCONIZZA E PARLA DI “TOTALITARISMO SOCIALISTA E GIUDICI DI PARTE” - E DAL PARTITO DI HOLLANDE: “È UN COLPO DI STATO” (BUM!) - E LA CAMPAGNA PER IL 2017 È GIÀ PARTITA

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"

La campagna elettorale per le municipali di domani si trascinava stanca, il massimo della contrapposizione ideologica nella sfida per Parigi era tra scooter elettrici (promessi dalla socialista Anne Hidalgo) o rilancio del metro (suggerito da Nathalie Kosciusko-Morizet, Ump). Il ritorno della grande politica, o almeno del grande odio, è arrivato con il fluviale intervento di Nicolas Sarkozy pubblicato ieri sul Figaro , e la risposta corale e indignata dell'Eliseo e di tutto il governo.

L'ex presidente paragona la Francia di oggi alla Germania dell'Est, le intercettazioni che lo riguardano all'attività del servizio comunista Stasi che tutti conoscono grazie al film «Le vite degli altri»; la sinistra al governo risponde sgranando gli occhi ed evoca «un colpo di Stato verbale alla Berlusconi, una cosa vergognosa» (Michel Sapin, ministro del Lavoro).

Finiscono così quasi due anni di tregua nervosa, piena di frasi, ammiccamenti e piccoli sgarbi tra i due grandi avversari Nicolas Sarkozy e François Hollande che al contrario di tante figure storiche di nobili nemici non si combattono stimandosi: proprio si detestano. Sarkozy ha deciso di rompere il silenzio poco convinto grazie al quale sperava comunque di recitare la parte di grande assente, per reagire alla notizia che da 8 mesi le sue conversazioni telefoniche con l'avvocato Thierry Herzog e con i famigliari sono ascoltate dai magistrati.

Sarkozy è sospettato di essersi procurato una spia all'interno della Corte di Cassazione, il giudice Gilbert Azibert, per conoscere in anticipo le mosse di chi indaga su di lui (sui finanziamenti di Gheddafi e i soldi di Liliane Bettencourt), promettendogli in cambio un posto da consigliere di Stato nel Principato di Monaco.

Il testo pubblicato sul Figaro è una dichiarazione di guerra totale e una rivolta contro quella che lui identifica come l'alleanza tra giudici della corrente di sinistra «Syndicat de la magistrature», il potere socialista e la stampa. Una saldatura che a suo dire lo rende oggetto di una persecuzione giudiziaria degna del totalitarismo pre-caduta del Muro di Berlino.

È un insulto intollerabile per la gauche al governo, tanto che Hollande ha irritualmente usato la conferenza stampa notturna al Consiglio europeo di Bruxelles per rispondere in prima persona: «Ogni paragone con le dittature è evidentemente insopportabile. Insinuare che il nostro Paese, la nostra Repubblica, possa non essere fondata sulle libertà, significa introdurre un dubbio fuori luogo».

Sapin ha poi tirato fuori Berlusconi e il suo sperimentato processo di vittimizzazione per tentare di sottrarsi alla giustizia, e il ministro dell'Interno Manuel Valls ha suggerito che «Sarkozy, preso da una forma di rabbia, sembra volersi proteggere, non si sa bene da cosa».

Potrebbe sembrare un litigio spontaneo, l'eruzione di una rabbia che entrambe le parti covano da molto tempo, ma non è del tutto così. Con grande anticipo rispetto alle prossime elezioni che contano davvero, le presidenziali del 2017, Sarkozy e Hollande sembrano avere deciso di giocare la partita da subito, e i due campi si lanciano in offensive retoriche apparentemente emotive ma in realtà ben studiate: sono i cosiddetti «éléments de langage», le formule che ognuno dei due schieramenti concorda al suo interno, e che dovrebbero risultare convincenti grazie alla ripetizione.

Sarkozy e tutti i suoi parlano di Stasi, totalitarismo socialista e giudici di parte (l'equivalente delle nostre «toghe rosse»); Hollande e tutto il governo rispondono con Berlusconi, e con l'idea che Sarkozy sia nervoso perché sa di non essere pulito. Niente che gli italiani non conoscano da tempo.

 

 

HOLLANDE E SARKOZY INSIEME ALLARCO DI TRIONFO PER CELEBRARE LA VITTORIA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE SARKO GHEDDAFI SARKOZY BETTENCOURT STRETTA DI MANO TRA SARKOZY E HOLLANDE FRANCOIS HOLLANDE