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Il Senato è allo sbando. à questa l'opinione che si sono fatti all'alba di questa legislatura i senatori alla seconda o alla terza legislatura, che osservano la faida permanente in cui si muove la tecnostruttura, il segretario generale, i suoi vice, sino ai responsabili degli uffici, e ritengono che si stia dilapidando un patrimonio di efficienza, di tradizione, di capacità e persino di decoro dell'istituzione guadagnato in anni e anni di duro lavoro, anche rispetto alla Camera dei deputati.
La situazione e' precipitata dopo il pensionamento (con ricchissimo assegno mensile) del precedente segretario generale, Antonio Malaschini, e l'arrivo di Elisabetta Serafin, prima donna a ricoprire l'incarico di vertice, la quale sembra proprio aver abbandonato l'organizzazione al suo destino: sono molti i servizi senza dirigenti e , sotto gli occhi dei senatori, perché alla fine Palazzo Madama e' un microcosmo, appaiono davvero troppi i dipendenti che non fanno assolutamente nulla dalla mattina alla sera, non solo perché probabilmente sono troppi (poco meno di mille) ma anche perché nessuno dice loro cosa fare.
E ogni tanto capita di incontrare per i corridoi un segretario generale che ha fatto la storia avendo lavorato quasi con tutti i presidenti del Senato della prima Repubblica, Damiano Nocilla, il quale si allontana scuotendo la testa, non riconoscendo più in quei luoghi l'attività e la solennità del secondo Palazzo della Repubblica.
Come mai Grasso Pietro, che pure non può non avvedersi della situazione, fa finta di nulla e non prende provvedimenti? Peraltro, il Senato oggi segna un record assoluto: dirigenti e funzionari hanno stipendi di gran lunga superiori a quelli di tutti gli altri organi costituzionali, Quirinale compreso.
Eppure, sembra incredibile dirlo vista la drammatica crisi economica italiana, i dipendenti sono tutti sotto tono, persino depressi: probabilmente percepiscono che sta finendo un'epoca, che fanno parte di una istituzione al tramonto poiché la riforma costituzionale che si intravede all'orizzonte trasformerà il Senato in in un saltuario luogo di incontro per i rappresentanti delle Regioni.
Il fatto e' che la Serafin, brava esperta di diritto e di procedure parlamentari legata a Schifani Renato e inizialmente protetta dalla Lega, non lo è altrettanto come manager. I questori, cui toccherebbe in prima battuta occuparsi della vicenda, non lo fanno perché due di loro (Bottici Laura del Movimento 5stelle e De Poli Antonio di Scelta Civica) sono inesperti mentre il terzo, Malan Lucio del Pdl, preferisce voltare la testa dall'altra parte. Ciliegina sulla torta che frana: Toniato Federico, dopo la parentesi dell'infelice governo di Monti Mario di cui era stato assistente, e' tornato nei ranghi del Senato diventando uno dei principali collaboratori della Serafin.
PALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICA
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pietro grasso senato
PIERO GRASSO IN AULA AL SENATO
PIERO GRASSO SENATO
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