DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO…
A COSA SERVE LA “NATO ISLAMICA”, L’ACCORDO DI MUTUO SOSTEGNO DIFENSIVO FIRMATO DA PAKISTAN, ARABIA SAUDITA E TURCHIA? – GLI STATI UNITI SI STANNO GRADUALMENTE RITIRANDO DAL MEDIORIENTE E LE POTENZE EMERGENTI DELLA REGIONE STIANO CERCANDO DI OCCUPARE LO SPAZIO LASCIATO LIBERO DAGLI AMERICANI - INSIEME, I TRE FIRMATARI COSTITUISCONO IL TERZO BLOCCO MILITARE PIÙ GRANDE DEL MONDO. DISPONGONO DI INGENTI RISORSE FINANZIARIE (I SAUDITI), TECNOLOGICHE (I TURCHI) E MILITARI (I PAKISTANI, CHE HANNO ANCHE LA BOMBA NUCLEARE), PER NON PARLARE DELLA LORO INFLUENZA SOCIALE, SPIRITUALE E RELIGIOSA – L’OBIETTIVO DI FARE DA CONTRAPPESO ALL’ASSE DI INFLUENZA INDIA-ISRAELE-EMIRATI ARABI UNITI…
Dagotraduzione dal Daily Mail
recep tayyip erdogan mohammed bin salman muhammad shehbaz sharif
È stato presentato come un atto diplomatico dell’ultima ora, una sorta di improvvisato “serrare i ranghi” in risposta al pericoloso caos che sta travolgendo il Medio Oriente. Ed è vero che questi sono tempi difficili per i tre firmatari dell’Accordo congiunto di difesa della Mecca siglato questo mese: Pakistan, Arabia Saudita e Turchia.
La guerra congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata a febbraio, ha sollevato non soltanto una miriade di problemi, ma anche lo spettro di un’instabilità senza fine nel Golfo. L’Iran, ferito ma tutt’altro che sconfitto, non ha mostrato alcuna esitazione nel colpire i propri vicini, le loro infrastrutture e il loro benessere economico.
recep tayyip erdogan mohammed bin salman muhammad shehbaz sharif 1
Nel frattempo, sembra sempre più intenzionato a ottenere un controllo permanente sulle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, così importanti per gli Stati arabi. Non sorprende, si potrebbe pensare, che Pakistan, Arabia Saudita e Turchia siano arrivati alla conclusione che l’unione faccia la forza.
Ma, ascoltando attentamente, non si sente soltanto il trambusto di una manovra difensiva: si avverte anche il rumore delle placche tettoniche che si stanno muovendo. Non è un segreto che gli Stati Uniti si stiano progressivamente ritirando dal Medio Oriente, e non dovrebbe sorprendere che le potenze emergenti della regione stiano cercando di occupare lo spazio lasciato libero dagli americani.
recep tayyip erdogan mohammed bin salman muhammad shehbaz sharif 2
Insieme, i tre firmatari costituiscono il terzo blocco militare più grande del mondo. Dispongono di ingenti risorse finanziarie, tecnologiche ed economiche, per non parlare della loro influenza sociale, spirituale e religiosa. E fanno sul serio. Basta guardare alcuni dei numeri in gioco. L’Unione della Mecca (MU), come è ormai conosciuta, può contare su 3.000 aerei, collocandosi al terzo posto dopo Stati Uniti e Cina.
Avrà a disposizione 300 navi, che le permetteranno di pattugliare con forze considerevoli il Mar Nero, il Mediterraneo, il Golfo Persico, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Complessivamente, i tre Paesi avranno tre milioni di uomini e donne sotto le armi.
benjamin netanyahu e donald trump alla casa bianca
Grazie alla Turchia, il blocco potrà contare su una grande industria degli armamenti; il Pakistan porterà con sé una popolazione enorme, di quasi 260 milioni di persone, oltre alle armi nucleari; mentre l’Arabia Saudita non ha certo bisogno di presentazioni quando si parla della sua ricchezza e delle sue risorse energetiche.
Gli altri grandi blocchi geopolitici – Stati Uniti, Cina e Unione Europea – hanno tutte le ragioni per guardarsi le spalle. Eppure, da questa iniziativa potrebbero derivare anche enormi vantaggi, oltre a rivalità ancora latenti. Per esempio, la MU sarà in una posizione molto forte per agire come mediatore di pace in Medio Oriente, una regione che ha disperatamente bisogno di pace.
Benjamin Netanyahu Donald Trump
Costituirà un credibile contrappeso all’asse di influenza India-Israele-Emirati Arabi Uniti.
Dal punto di vista occidentale, la MU – e la stabilità stessa – significherebbe anche meno caos che la Cina potrebbe sfruttare. Pechino non ha mai nascosto il proprio desiderio di rafforzare la presa sulla regione e sulle sue risorse man mano che diminuisce l’influenza degli Stati Uniti.
Una maggiore stabilità non potrebbe che favorire il commercio e limitare i flussi migratori.
Sembra probabile che la MU eserciterebbe pressioni sull’Arabia Saudita e sugli Houthi affinché depongano le armi, mentre il Pakistan, rafforzato dall’alleanza, si troverebbe molto meno alla mercé del suo ostile vicino, l’India.
Un elemento fondamentale per la stabilità regionale sarebbe riuscire a contenere, da una parte, attori come Hezbollah e, dall’altra, Israele. Nonostante tutta l’aggressività dell’Iran e dei suoi proxy nella regione, fino a oggi non è esistito alcun efficace contrappeso a Israele e al suo formidabile arsenale militare. E improvvisamente sembra che ora ci sia.
La linea diretta di Netanyahu con Trump è appena diventata ancora più rovente. Ma, vista dalla magnificenza tecnologica di una sala operativa militare di Washington, cosa ci sarebbe da non apprezzare?
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