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Possiamo dirla tutta? ‘Sta storia del sessismo ha rotto. Tutti bacchettoni a corrente alternata; tutti con le gonne sotto il ginocchio, come usava alle Frattocchie; tutti uniti al coro “vilipendio” della ministra: manco fosse un’icona (o, forse, per qualcuno lo è davvero).
L’ipocrisia, insomma, ci vorrebbe tutti Braghettone: l’artista che, in nome del comune senso del pudore della Chiesa del ‘500, coprì le opere Michelangelo. I moderni braghettoni sono i Catone del sessismo. Come osì, vil predone di cellulite che ti nascondi dietro una matita, solo immaginare di raffigurare cellulite e cosce di una figura istituzionale?
Eppure, tale violenza in difesa della “pelle a buccia d’arancio”, a volte è involontaria protagonista dell’opposta teoria. O meglio: del sessismo a fase alterna.
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Un incidente occorso al “corriere.it. Insieme, al commento anti-sessismo sulla Boschi nella rubrica “27° ora”, pubblica da ieri le foto degli atleti ed atlete (e dei rispettivi fidanzate/i). Manco uno brutto. E pure ignudi.
E non è questo sessismo al contrario? Perchè una vignetta sulle cosce di Mariaetruria è sessismo, e non lo sono le foto di corpi scolpiti nella carne; di sguardi ammiccanti; di tartarughe che paiono lezioni di anatomia? Allora è sessismo solo quando si parla cicciottelle? E perchè per le arciere non si è parlato di sessismo, ma solo di cattivo gusto?
I belli sono carne da mattatoio. Ma quando si inquadra la cellulite, non è cronaca, ma vilipendio alle istituzioni; o, peggio, sessismo che manco al Governo Vecchio?
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Le Olimpiadi di Rio (come tutte le olimpiadi, del resto) sono un inno al sessismo. Ma per i corpi belli e tonici degli atleti non si parla di sessismo: nessuno cita la password della vergogna. In piscina o sulle pedane dei Giochi ammirare un corpo (che fa salire pensieri hard pure nelle Sacre Stanze) è la normalità. Voujerismo legalizzato e libero dalla vergogna in nome dei Cerchi olimpici.
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Disegnare le cosce di una ministra, invece, è vilipendio, vergogna, uso bieco e strumentale del corpo di una donna. A questo punto, tanto vale eleggere a norma l’ipocrisia dominante: una sbirciatina al decoltè o alle cosce messi in bella mostra diventa reato, passibile di gogna. Con l’aggravante, che se quel decoltè o quelle cosce appartengono ad una ministra, Ventotene. E senza collegamento Internet.
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