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LO "SFASCIACARROZZE" SALVINI SFASCERA’ IL GOVERNO? IL LEADER LEGHISTA PENSA DI VOTARE NO IN PARLAMENTO AL PIANO DI RIARMO ARRIVANDO A METTERE IN DISCUSSIONE LA SOPRAVVIVENZA STESSA DELL'ESECUTIVO – IN VISTA DEL CONGRESSO, IL TRUCE DEL PAPEETE VA DA BOSSI PER SIGLARE LA PACE DOPO LE STOCCATE. L’OBIETTIVO È PRESENTARSI A FIRENZE ALLA GUIDA DI UN PARTITO UNITO (ANCHE SE I MAL DI PANCIA NON MANCANO) – PER IMBRIGLIARE VANNACCI, NON ANCORA ISCRITTO AL CARROCCIO, PENSA DI NOMINARLO COME SUO (QUARTO) VICE - LA STRADA PER ARRIVARE ALLA NOMINA PASSA DA UNA MODIFICA DELLO STATUTO, MA IL GENERALE PRENDE TEMPO: “VEDREMO” – L’INCOGNITA ZAIA CHE...
Cesare Zapperi per il “Corriere della Sera” - Estratti
umberto bossi e matteo salvini
Una visita di cortesia ma anche un gesto dal valore simbolico. Un messaggio alla Lega che sabato e domenica si ritrova a congresso a Firenze.
Lunedì pomeriggio Matteo Salvini, accompagnato da Roberto Calderoli, ha fatto visita a Umberto Bossi nella sua casa di Gemonio. Una chiacchierata di un’ora, per superare la freddezza e qualche stoccata indiretta dei mesi scorsi, ma soprattutto per coinvolgere il fondatore del Carroccio nel progetto di rilancio che vedrà nell’assise toscana anche un intervento sullo statuto per adeguare l’assetto di vertice del partito.
IL GENERALE ROBERTO VANNACCI CONTRO MATTEO SALVINI - IMMAGINE CREATA CON GROK
Bossi ha gradito la visita e si è detto dispiaciuto di non poter intervenire al congresso per le sue precarie condizioni fisiche. E ha manifestato apprezzamento per l’impegno di Salvini nel governo.
Il segretario uscente, e unico candidato per il nuovo mandato, vuole presentarsi a Firenze alla guida di un partito unito (anche se i brontolii non mancano) che vuole riconquistare i consensi dei tempi d’oro. Gli ultimi sondaggi sembrano confortare la linea pacifista e trumpiana. Il coinvolgimento di Bossi è un messaggio a quella parte del partito che chiede di non perdere l’ancoraggio al territorio e di portare a casa gli storici cavalli di battaglia, prima di tutto l’Autonomia differenziata.
L’obiettivo del più ampio coinvolgimento potrebbe passare anche da una mossa che al momento l’entourage del leader leghista definisce una semplice «suggestione» ma che potrebbe concretizzarsi nella seconda parte dell’anno. Già provvidenziale per le sorti elettorali del Carroccio con quelle oltre 500 mila preferenze conquistate alle elezioni europee del giugno di un anno fa, per Matteo Salvini è arrivato il tempo di coinvolgere ancor di più, dandogli anche una veste «istituzionale», il generale Roberto Vannacci.
L’ipotesi che circola è quella di affidargli una vicesegreteria, affiancandolo ai tre già in carica: il lombardo Andrea Crippa, il veneto Alberto Stefani e il laziale Claudio Durigon.
Sulla carta, la strada per arrivare alla nomina passa da una modifica dello statuto, forse la più importante tra le diverse studiate da una commissione ad hoc coordinata da Roberto Calderoli e che saranno messe ai voti al congresso di sabato e domenica.
IL GENERALE ROBERTO VANNACCI CONTRO MATTEO SALVINI - IMMAGINE CREATA CON GROK
L’articolo 13 contiene due importanti novità: una riguarda il segretario federale, il cui incarico durerà non più 3 ma 4 anni; l’altra, prevede che i vicesegretari possano essere fino a 4 (ora sono 3). Con una specifica non banale: i vice dovranno essere scelti tra i soci ordinari militanti «appartenenti a 4 articolazioni territoriali regionali diverse».
Il passaggio per cui si sta preparando il terreno dal punto di vista formale (ma c’è chi ventila, come alternativa, un incarico da coordinatore regionale della Lega Toscana), non avverrà comunque nel congresso fiorentino. Anche perché Vannacci al momento non è ancora iscritto alla Lega.
E non è detto nemmeno partecipi al congresso. A domanda specifica, il generale ha risposto con un «vedremo» tutto da interpretare.
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LEGA, NEL CONGRESSO MENO QUESTIONE NORD E PIÙ LINEA TRUMPIANA
Francesco Moscatelli per la Stampa - Estratti
Sulla carta l'appuntamento di sabato e domenica alla Fortezza da Basso di Firenze più che il congresso federale che i leghisti attendevano da otto anni per dare la scossa a un partito che non si è mai davvero ripreso dal post-Papeete, sembra l'ennesima passerella per il segretario uscente Matteo Salvini:
non ci sono sfidanti, le mozioni (una decina, da quella di Nicola Molteni e Massimiliano Romeo sulla sicurezza a quella anti-Islam di Susanna Ceccardi, Anna Maria Cisint e Silvia Sardone) sembrano scritte per creare consenso intorno ai temi che ancora tengono unito il partito, e l'elezione dei 22 membri del direttivo federale, sulla quale è attesa un po' di bagarre dato che i candidati sono 36, è destinata a far sollevare un sopracciglio solo ai direttissimi interessati.
ROBERTO VANNACCI MATTEO SALVINI
Ciò che è certo è che Salvini mostrerà i muscoli davanti ai 725 delegati presenti perché, come ha ricordato sabato scorso a Padova, «se decidiamo di fare qualche altro anno di percorso insieme e io metto la mia disponibilità personale, facciamolo, ma con gli avversari fuori dobbiamo essere granitici e compatti».
Tutto è pensato a sua immagine e somiglianza: la location nella città della fidanzata Francesca Verdini (e dell'ormai citatissima Oriana Fallaci) per confermare la svolta nazionale senza però scontentare troppo chi ancora rimpiange la Lega Nord che fu; la questione settentrionale derubricata da battaglia esistenziale a scontro «con i burocrati del Sud»; i contributi affidati alle figure di primo piano del sovranismo internazionale come Jordan Bardella, Viktor Orban e forse Elon Musk; la linea trumpiana e gli attacchi frontali al piano da 800 miliardi per la difesa comune Ue.
UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI
C'è chi ipotizza che Salvini potrebbe insistere nel suo discorso finale di domenica proprio sul No al "Readiness 2030", arrivando a ventilare un voto negativo in Parlamento che metterebbe in discussione la sopravvivenza stessa del governo guidato da Giorgia Meloni (anche lei attesa per un saluto, forse in videomessaggio). Proprio sabato, tra l'altro, Forza Italia ha invitato a Roma il leader del Ppe Manfred Weber. Una sfida a viso aperto.
MATTEO SALVINI - LUCA ZAIA - FOTO LAPRESSE
Immaginare che la Lega sia compatta intorno alla linea del suo segretario, però, sarebbe un errore. Il Carroccio oggi è in equilibrio precario fra il sovranismo del leader e l'autonomismo spinto di una parte dei suoi dirigenti. Anche i numeri dicono che il nordismo resiste: i delegati di Lombardia e Veneto rappresentano da soli più di un terzo del partito e avranno 9-10 rappresentanti sui 22 della segreteria federale.
La dimostrazione ci sarà sabato, quando prenderanno il microfono i governatori per ribadire la necessità di andare avanti spediti con l'autonomia differenziata contro «Roma ladrona» (slogan rispolverato da Attilio Fontana), per chiedere «un'azione coordinata» di Bruxelles contro il pericolo dazi Usa (copyright Massimiliano Fedriga) ma anche per rilanciare quell'idea di un'Europa delle regioni che vede nelle funzioni, più che nei confini nazionali, il vero motore di sviluppo politico-economico del Vecchio continente.
UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI 3
Se non bastasse ci sono almeno altre due variabili che sono destinate a incidere sul de della Lega e del centrodestra ben più del congresso-passerella di Firenze. Entrambe hanno un nome e un cognome: Luca Zaia, eterno avversario riluttante di Salvini (fu Bobo Maroni in uno dei suoi ultimi articoli per Il Foglio a indicarlo come possibile leader), e Roberto Vannacci, ex generale da 500 mila preferenze a cui va stretto il ruolo di eurodeputato semplice.
Per il primo il giorno segnato con il pennarello rosso sul calendario è mercoledì 9 aprile, quando la Corte Costituzionale dirà una parola definitiva sul terzo mandato. Gli ultimi rumors dicono che ci potrebbero essere delle sorprese. L'unica certezza, per ora, è che domenica Zaia, fedele al suo mantra «Veneto first», non parteciperà al trionfo di Salvini per correre al Vinitaly.
Sarà un caso, ma nelle stesse ore fra i padiglioni della Fiera di Verona si aggirerà anche Vincenzo De Luca, il governatore "autore" della legge regionale che il governo ha impugnato davanti alla Consulta.
UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI 2
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