1- “CHE HO FATTO DI MALE, IN FONDO? CI HO PROVATO CON LA ARCURI, È VERO, MA ALZI LA MANO QUELL’ITALIANO CHE AL POSTO MIO SI SAREBBE COMPORTATO DIVERSAMENTE” 2- ZERO AUTOCRITICA, E CHI SI PERMETTE DI GIUDICRLO È INVIDIOSO O FROCIO. TANTO CHE LA BOZZA SCRITTA A PIÙ MANI (DI FERRARA) DELLA SUA LETTERA AL “FOGLIO”, CONTENEVA PER LA PRIMA VOLTA UN “MEA CULPA”, SILVIO PECCATORE SÌ MA PENTITO. E INVECE NIENTE. APPENA L’HA LETTA, CON UN COLPO DI PENNA BERLUSCONI HA CANCELLATO TUTTO. DELLA BOZZA ORIGINARIA È RIMASTO SOLTANTO L’ATTACCO AI MAGISTRATI 3- GIOVEDì UN SÌ ALL’ARRESTO DI MILANESE VORREBBE DIRE CHE I BOBOMARONITI DELLA LEGA HANNO DECISO, COSÌ NON SI VA AVANTI, IN PRIMAVERA TUTTI QUANTI ALLE URNE 4- TREMONTI SENTE ODORE DI BRUCIATO MA NON TREMA: “SI ILLUDE CHI PENSA DI FARLO ARRESTARE PER OTTENERE LE MIE DIMISSIONI. IO NON PROPRIO HO NULLA DA TEMERE”

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Ugo Magri per La Stampa

"Che ho fatto di male, in fondo?». Berlusconi in queste ore si mostra esterrefatto dello stupore collettivo. Confidenza del premier a un'amica: «Ci ho provato con la Arcuri, è vero, ma alzi la mano quell'italiano che al posto mio si sarebbe comportato diversamente». L'unica vera distinzione, nell'ottica del Cavaliere, è tra chi può e chi non può permettersi certe cose.

Zero autocritica, insomma. Tanto che l'altro ieri, quando ha mandato la sua lunga lettera al «Foglio», si è molto indispettito. La bozza scritta a più mani conteneva per la prima volta una sorta di ammissione, Silvio peccatore sì ma pentito, voglioso di farsi perdonare in futuro. E invece niente. Appena l'ha letta, con un colpo di penna Berlusconi ha cancellato tutto ciò che suonava come onesto «mea culpa». Della bozza originaria è rimasto soltanto l'attacco ai magistrati.

I capoccia del Pdl hanno capito l'antifona, cosicché neppure sotto la grandine delle porno-telefonate se la sentono di andargli a chiedere un passo indietro. Primo, perché tanto lui non lo farebbe; per quanto assurdo possa sembrare, il Cavaliere si sente lanciatissimo. A un vecchio sodale diceva ieri: «Io vado avanti, tanto dall'altra parte non c'è nessuno... Sì, quello di Bari con l'orecchino, quell'altro di Piacenza, come si chiama? Ah, Bersani. Dai, non vanno da nessuna parte».

E comunque, vai a trovare chi, dei tanti cooptati, avrebbe il coraggio di dirgli «dimettiti». Falsa la voce che Confalonieri e Letta si siano spinti così avanti. Semmai gli hanno riferito un'ambasceria di Casini della serie: se tu mandi avanti Alfano al posto tuo, potremmo tornare alleati... «Non se ne parla nemmeno», tagliò corto con Gianni e con Fidel il premier. Tornarci su sarebbe tempo perso.

Come pensano di regolarsi, dunque, ai piani alti del partito e del governo? E' sensazione diffusa che le intercettazioni siano un pozzo senza fondo. A Bari ne restano quasi 100 mila non ancora trascritte, ma qualche avvocato (gli imputati sono 8) potrebbe frugare tra i brogliacci e passare ai giornali la merce più imbarazzante.

Poi, calcolano in via dell'Umiltà, c'è tutto il filone Lavitola su cui la procura di Napoli non ha scoperto le carte. Infine a ottobre ecco il processo Ruby, con la sfilata di miss vogliose di raccontare... Sospira un gerarca: «Possiamo soltanto tentare di mettere tra parentesi Berlusconi, far vedere che nonostante lui il governo lavora e il Pdl si dà da fare». Tenerlo lì come la mummia di Tutankamon, nel frattempo preparare il futuro con Casini.

Già, perché tutti gli sguardi speranzosi si appuntano sull'Udc. E' convinzione, tra gli strateghi orfani del premier, che alla fine Pier dovrà per forza allearsi con loro. Non subito, ma alle elezioni politiche, quando saranno. Osserva Quagliariello: «Bersani e Di Pietro ci hanno fatto due enormi favori. Il primo, prendendo impegni con Sel e Idv che renderebbero superfluo il Terzo Polo. L'altro, definendo i centristi le escort della politica. Dobbiamo cogliere la palla al balzo per costruire il fronte dei moderati». Attendiamoci avances sulla riforma elettorale, sulla bioetica, sulla qualunque.

L'incognita è la Lega. L'ira di Bossi con Berlusconi non è svanita, dalle sue parti cresce la voglia di votare a marzo-aprile 2012. Così non si farebbe l'eventuale referendum elettorale, non verrebbero abolite le province e non sarebbero dimezzati gli onorevoli e i senatori...

Il voto sull'arresto di Milanese, giovedì alla Camera, difficilmente farà cadere il governo. Tremonti sente odore di bruciato, ma nei colloqui privati è nettissimo: «Si illude chi pensa di farlo arrestare per ottenere le mie dimissioni. Io non proprio ho nulla da temere». Quel voto, tuttavia, sarà la cartina al tornasole per capire che cosa si agita nella Lega. Un sì all'arresto di Milanese vorrebbe dire che una parte del Carroccio ha deciso, così non si va avanti, in primavera tutti quanti alle urne.

 

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