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L’ARMATA BRANCA-MELONI NEL PANTANO DELLE NOMINE – DOPO IL PASSO INDIETRO DEL LEGHISTA FRENI NELLA CORSA PER LA PRESIDENZA DELLA CONSOB, TAJANI PROVA A FORZARE LA MANO E PROPONE UN SUO FEDELISSIMO, IL DEPUTATO MAURIZIO CASASCO. MA MELONI BLOCCA TUTTO: COSÌ NON REGGE PIÙ LO SCHEMA CONSOB-ANTITRUST, DA ASSEGNARE RISPETTIVAMENTE A LEGA E FORZA – I PARLAMENTARI AZZURRI VICINI AI BERLUSCONI CONTESTANO LA LINEA DEL SEGRETARIO: COME SI FA A DIRE “NO” A FRENI PERCHÉ È UN POLITICO E POI CANDIDARE CASASCO, CHE È PARLAMENTARE? – L’AVVOCATURA DELLO STATO È INCAZZATISSIMA CON TAJANI PER ESSERE STATA TIRATA IN BALLO PER UN PRESUNTO PARERE CONTRARIO A FRENI...
Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per www.repubblica.it
giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Dopo il veto, il blitz. A ridosso della riunione del Consiglio dei ministri a palazzo Chigi, Antonio Tajani tenta il doppio colpo. Scodella una richiesta a Giorgia Meloni, che qualche minuto prima l'ha chiamato da parte insieme a Matteo Salvini per capire come uscire dal pantano delle nomine.
Ecco la proposta: la presidenza dell'Antitrust a Forza Italia. Poche ore dopo aver incassato il passo indietro del sottosegretario leghista all'Economia Federico Freni dalla corsa per la guida della Consob – scelta che dice di «aver apprezzato» – il leader degli azzurri forza la mano. Tira fuori anche un candidato per l'Autorità garante della concorrenza e del mercato: il deputato Maurizio Casasco.
È tra i suoi fedelissimi. Apprezzato dagli imprenditori del Nord, il responsabile economico del partito non sarebbe inviso alla famiglia Berlusconi. Ma la premier ferma Tajani. Così: lo schema Consob-Antitrust, da assegnare rispettivamente a Lega e FI, non regge più. Non dopo il ritiro di Freni. Non senza aver trovato prima una compensazione a favore di Salvini, che voleva il vice di Giancarlo Giorgetti alla guida dell'Autorità.
Appoggiare la soluzione di Tajani – ragiona la premier – allargherebbe quindi la crepa dentro la maggioranza, che si è aperta dopo il caso Freni, invece di chiuderla. Il confronto tra la presidente del Consiglio e i suoi vice si chiude senza una soluzione. Il tentativo di Tajani non è privo di effetti collaterali.
federico freni e giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 4
La linea, anticipata alle prime file degli azzurri, non piace a tutti. I parlamentari vicini ai Berlusconi contestano la mossa. L'interrogativo velenoso che rimbalza sulle chat interne recita grosso modo così: come si fa a dire no a Freni alla Consob perché è un politico e poi candidare Casasco, che è un politico, all'Antitrust?
La critica fa il paio con i messaggi di vicinanza che gli stessi parlamentari inviano a Freni. Partono dai cellulari, tra gli altri, di Licia Ronzulli e Giorgio Mulè. Quando incrocia il sottosegretario nella buvette di Montecitorio, Alessandro Cattaneo lo abbraccia e dice: «Ecco il nostro candidato».
Lui, Freni, sparge tranquillità: «La vita è altro, le mie figlie e mia moglie stanno bene, tutto il resto è solo lavoro». Il malcontento per il pressing di Tajani contro il sottosegretario monta anche tra i meloniani. Fonti di FdI mettono a verbale una considerazione emblematica.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Questa: «Abbiamo bruciato un candidato autorevole». Il vertice a palazzo Chigi certifica lo stallo. E non spegne altri malumori. Trapelano dall'Avvocatura dello Stato, tirata in ballo dai sostenitori di Federico Cornelli (il commissario Consob che Tajani voleva promuovere a presidente prima di tentare la carta Antitrust) per un presunto parere contrario alla candidatura di Freni.
Da palazzo Chigi – è il messaggio che filtra dall'Avvocatura – non è mai arrivata la richiesta di un parere anche perché, viene spiegato, la verifica della compatibilità con le leggi Frattini e Severino spetta all'Antitrust. Un caso nel caso. Un'altra grana per il governo.
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