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Carlo Alberto Bucci per “la Repubblica – Edizione Roma”
«SÌ, ho detto di sì a Virginia Raggi quando mi ha chiesto se sarei stato disponibile a entrare nel board di saggi per la cultura, ma non c' è ancora nessun atto formale». Tomaso Montanari, consigliere a titolo gratuito del Comune a guida Si di Sesto Fiorentino, è pronto a dare una mano alla sindaca M5S, «anche in questo caso senza essere retribuito: con i Comuni in queste condizioni mi sembra logico», aggiunge lo storico dell' arte.
VIRGINIA RAGGI E MARIA ELENA BOSCHI
Montanari è stato incoronato, suo malgrado, da Massimo D' Alema in campagna elettorale, assessore alla Cultura per M5S. Quindi è diventato sponsor per quella casella di Christian Raimo, ma anche del poi prescelto, ormai certo, Luca Bergamo («conosce bene Roma, e poi è di sinistra»).
Da consigliere, con Paolo Maddalena e Salvatore Settis, ancora però non interpellati, quale parere darebbe innanzitutto a Raggi e Bergamo?
«Ridare competenze, spazio e capacità decisionale all' amministrazione pubblica. Ossia ripensando per prima cosa il ruolo della società in house Zètema che, con i vertici condivisi con Civita, ha messo in atto una politica di commercializzazione, diciamolo: di mercificazione, della cultura».
E un suo consiglio sui Fori pedonalizzati dalla giunta Marino?
«Bisogna andare avanti su quella strada, che è quella indicata da Antonio Cederna: andare a piedi dal Colosseo a Capo di Bove è un obiettivo altissimo».
Già, l' Appia, ma Franceschini la darà a un direttore ad hoc.
«È un errore, non può decidere solo lo Stato. Il Comune più in generale deve riappropriarsi dell' enorme potere decisionale nella cultura, delegato ora al Collegio romano».
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