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UNA TRIPLA FLAT TAX: L'IDEA IRREALISTICA DEL GOVERNO MELONI PER FARE AUMENTARE GLI STIPENDI - OLTRE ALLA CEDOLARE SUI NEGOZI, LA DESTRA VUOLE ALZARE QUELLA SUGLI AUTONOMI (AD OGGI E’ PREVISTA UNA ALIQUOTA AL 15% FINO A 85 MILA EURO DI REDDITO) E CREARNE UN’ALTRA SOLO PER I GIOVANI - IL MINISTRO GIORGETTI VUOLE APPLICARE UNA TASSA PIATTA TRA IL 10% E IL 15% SUGLI INCREMENTI DI STIPENDIO, MENTRE FORZA ITALIA VUOLE UNA DETASSAZIONE TOTALE. IL PROBLEMA, IN ITALIA, È CHE I SALARI CONTRATTUALI NON CRESCONO COME DOVREBBERO. L’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO HA MESSO IN GUARDIA DAL CONTINUO RICORRERE ALLE CASSE PUBBLICHE PER COLMARE QUESTA LACUNA…
Roberto Rotunno Per “il Fatto quotidiano” - Estratti
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Silvio Berlusconi cadeva sulla pronuncia e la chiamava “flac tax”, anziché flat tax, tutte le numerose volte che la proponeva. Il centrodestra, a correnti un po’ alterne, sostiene da tempo la tassa piatta, cioè un’unica aliquota – di solito il 15% – da applicare a tutti i lavoratori italiani a prescindere dal reddito.
Tanto è irrealistica questa idea che, all’atto pratico, il governo Meloni l’ha messa in pratica cospargendo il sistema fiscale non di una, ma di varie flat tax. Ora, per la manovra elettorale, ne vuole approvare altre tre, con buona pace della progressività di cui parla la Costituzione. E anche mettendo da parte i principi di equità, ci sono problemi anche sul piano applicativo.
Giorgia Meloni GIancarlo Giorgetti
La prima flat tax che si vuole inserire esiste già: è il regime forfettario per i lavoratori autonomi, aliquota al 15% fino a 85 mila euro di reddito. La proposta è estendere la soglia a 100 mila euro. La seconda invece rappresenterebbe una novità: una flat tax sugli aumenti di stipendio a favore dei lavoratori giovani; la vorrebbe il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
La terza riguarderebbe i proprietari di locali commerciali: una cedolare secca anche per chi affitta immobili in favore di negozi, per provare a ridurre i canoni di locazione e sostenere il piccolo commercio. Tre norme diverse ma accomunate dall’intento di rendere proporzionale e non progressivo il fisco. Sono costose e rischiano di non ottenere gli obiettivi prefissati; per giunta complicheranno il sistema anziché semplificarlo.
(...)
Sulla proposta di Giorgetti sui giovani le controindicazioni sono persino peggiori. Il ministro vuole applicare una tassa piatta tra il 10% e il 15% sugli incrementi di stipendio, mentre Forza Italia vuole una detassazione totale. Secondo i dati Inps, il 56% degli under 30 ha una retribuzione annua sotto i 15 mila euro, quindi già paga di fatto zero Irpef. Si arriva al 70% con quelli fino a 20 mila euro. Per loro una flat tax a quelle aliquote cambierebbe poco o nulla, perché l’Irpef effettiva è già molto bassa. Per gli altri porterebbe qualche beneficio, ma con un’assurda conseguenza: a un certo punto lo stipendio netto scenderà di botto. Suggerito come disincentivo all’emigrazione, si trasformerebbe nel giro di qualche anno in un forte incentivo all’espatrio.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Disseminare di flat tax incrementali il nostro sistema risponde a un modo di operare del governo Meloni, in parte ereditato dai precedenti: usare la fiscalità generale per aumentare gli stipendi netti. Lo abbiamo visto con i bonus Irpef e con la flat tax introdotta un anno fa sugli aumenti salariali dovuti ai rinnovi dei contratti collettivi. Intervento che ora crea un problema al governo: deve trovare le risorse per confermare la detassazione e valutare se estenderla ai rinnovi che avremo nel 2027. Il problema, in Italia, è che i salari contrattuali non crescono come dovrebbero, perché i rinnovi sono deboli soprattutto in settori come commercio, turismo, logistica e pulizie.
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha messo in guardia dal continuo ricorrere alle casse pubbliche per colmare questa lacuna. “Tali interventi – dice l’Upb in una nota – pur attenuando la crescente dispersione dei redditi lordi, non affrontano le cause strutturali della stagnazione salariale e della precarizzazione del lavoro”. L’ipotesi che questa garanzia di intervento pubblico sulle retribuzioni abbia “influito sugli esiti delle contrattazioni”. Insomma, i sindacati sono portati a fare meno pressione sulle associazioni datoriali, accontentandosi di modesti aumenti lordi potendo contare sulle detassazioni. Un sistema che ha favorito le imprese poiché ha usato risorse della collettività per far crescere gli stipendi.
giancarlo giorgetti giorgia meloni alla parata del 2 giugno 2026 foto lapresse
giancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse
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