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TRUMP SOGNAVA DI FARE CON L’IRAN QUELLO CHE HA FATTO IN VENEZUELA, SI RITROVERÀ UN NUOVO IRAQ - LO SCENARIO PIÙ PROBABILE DELLA GUERRA È LA SOLUZIONE “IRACHENA”, QUELLA CHE LASCIÒ IN PIEDI SADDAM DOPO LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO. L’OBIETTIVO NON SAREBBE ROVESCIARE IL REGIME, MA RENDERLO MENO MINACCIOSO PER I VICINI DISTUGGENDO IMPIANTI DI PRODUZIONE MILITARE, PROGRAMMA NUCLEARE E MISSILISTICO. MA PERCHÉ ABBIA SUCCESSO, TRUMP DEVE RESISTERE ALLE PRESSIONI DEI PAESI ARABI E DEI CITTADINI DI FRONTE AL CARO BENZINA, E BOMBARDARE PER ALMENO ALTRE DUE SETTIMANE – L’OPZIONE “TACO” È CONSIDERATA IL “WORST CASE SCENARIO”: TRUMP SI STUFA E SI RITIRA A MISSIONE INCOMPLETA, LASCIANDO IL GOLFO NEL CAOS. LA MIGLIORE? ANCHE LA PIÙ IMPROBABILE: CHE SIANO GLI IRANIANI A ROVESCIARE IL REGIME...

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Estratto dell’articolo di Gianluca Mercuri per “Rassegna Stampa”, la newsletter del “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Come finirà la guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran? E quando? […] Domande cruciali cui è chiaramente impossibile dare risposte precise. Si possono però immaginare 4 scenari […].

 

I punti che si possono considerare fermi sono un paio. Uno riguarda la sfera politico-militare: l’impossibilità della «resa incondizionata» chiesta […] da […] Trump al regime iraniano.

 

L’altro riguarda la questione temporale: l’arco di tempo immaginato dai comandi militari americani all’inizio delle operazioni – 4-6 settimane a partire dall’attacco lanciato il 28 febbraio – resta lo sviluppo più plausibile. […]

 

1) Soluzione venezuelana

I BOMBARDAMENTI AMERICANI IN IRAN NEI PRIMI DIECI GIORNI DI GUERRA

Era quella preferita da Trump, rapida e indolore. Ma si è rivelata […] la più improbabile […]. Non aveva senso, infatti, paragonare un regime totalmente marcito come quello di Nicolás Maduro a uno strutturato come quello iraniano.

 

Strutturato su 4 piani: storico (dura da quasi mezzo secolo), ideologico (ha un impianto potentissimo nel fanatismo religioso che sostanzia la teocrazia), politico-militare (ha apparati organizzatissimi e predisposti per natura al controllo violento e capillare della società) e strategico (si prepara da decenni all’eventualità di uno showdown esistenziale con il «Grande e Piccolo Satana», Usa e Israele).

 

Per questi motivi, era impossibile trovare una Delcy Rodríguez a Teheran, un esponente del vertice pronto ad allinearsi immediatamente alle richieste nemiche pur di sopravvivere.

 

delcy rodriguez firma la legge per di amnistia

Anzi, nel suo «lascia o raddoppia» per la sopravvivenza, il regime ha scelto di raddoppiare nominando come Guida Suprema il figlio di Khamenei. E anche ammazzare lui non cambierebbe molto le cose. I fatti, dice Ali Vaez del think tank Crisis Group, stanno dimostrando che in Iran «sono più quelli che preferirebbero essere Maduro che quelli che vorrebbero essere Rodríguez».

 

2) Soluzione irachena

In sintesi: una soluzione simile a quella che lasciò in piedi Saddam Hussein per oltre un decennio, dopo la Prima guerra del Golfo del 1990-91.

 

DONALD TRUMP ANNUNCIA L ATTACCO ALL IRAN

Attenzione: al momento è lo scenario più probabile, quindi conviene esaminarlo nei dettagli. Anzitutto, è il tipo di sviluppo che […]  corrisponde meglio alla missione minima che si sono dati i comandi militari Usa: avere il tempo per degradare la proiezione esterna della potenza iraniana.

 

Può sembrare un linguaggio vago ma ha implicazioni molto concrete: vuol dire che l’obiettivo non è rovesciare il regime, ma renderlo infinitamente meno minaccioso per i suoi vicini. Quindi, nelle parole dell’analista della Cnn Brett H. McGurk, «colpire i missili iraniani e gli impianti di produzione di missili, i droni e gli impianti di produzione di droni, le forze navali, le forze aeree, le strutture di comando e controllo e ciò che resta del suo programma nucleare».

 

MEME SU DONALD TRUMP E L IRAN

Perché questa missione abbia successo, bisogna che Trump resista alla pressione (della sua base che teme l’aumento del costo della benzina, dei repubblicani che hanno paura del voto di midterm, dei mercati che aborrono lo choc energetico) per una fine precoce della guerra, precoce rispetto a questi obiettivi, e dunque contraddica la sua stessa asserzione (di lunedì) secondo dui la guerra è «praticamente completata».

 

Non lo è, se per completata si intende appunto l’obiettivo minimo di ridurre in modo significativo la proiezione di potenza e la base industriale della difesa dell'Iran, pur lasciando intatte le su strutture politiche. Per riuscirci bisogna continuare la guerra almeno fino alla fine di marzo.

LA NOMINA DI MOJTABA KHAMENEI A GUIDA SUPREMA VISTA DA GIANNELLI

 

Sarebbe una pace? No, sarebbe una cessazione delle ostilità attive. Con queste modalità: gli Stati Uniti si dichiarano soddisfatti dei risultati perché i risultati sono effettivamente soddisfacenti, chiamano «missione compiuta» e impongono anche a Israele di cessare gli attacchi.

 

L’Iran, anche se piuttosto malconcio, si dichiara vincitore per non essere stato del tutto sconfitto, si considera cioè soddisfatto di avere evitato la resa incondizionata e di avere salvato il regime.

 

Questo stato di cose potrebbe poi durare mesi o anni, e in quel senso si consoliderebbe lo scenario iracheno degli anni ’90. Bisogna ricordare che in quegli anni Saddam Hussein guidava un regime a sovranità imitata, con i curdi a Nord e gli sciiti a Sud resi di fatto liberi dalla sua oppressione, grazie alle no-fly zones imposte da Usa e Gran Bretagna. In una situazione simile, il regime iraniano potrebbe essere eroso gradualmente dalle spinte centrifughe (curdi, baluchi), dalla rinascita dell’opposizione interna o dalla graduale conversione al pragmatismo di una parte degli apparati.

SADDAM HUSSEIN

 

Sarebbe la soluzione perfetta? No. Nella visione più ottimistica e ambiziosa, dice Vaez, l’Iran sarebbe «quasi disarmato e incapace di lanciare missili o droni verso Israele o i suoi vicini del Golfo», e dunque non sarebbe più in grado di proiettare il proprio potere nella regione.

 

Ma secondo Emile Hokayem dell'Istituto internazionale per gli studi strategici, anche un Iran così indebolito «potrà ancora causare disturbi, scatenarsi e imporre costi. A quel punto la regione passerà a discutere e mettere in atto un sistema di contenimento costoso, complesso e imperfetto per isolare un Iran ancora più isolato di prima».

 

PERSONE IN FUGA DOPO UN ATTACCO DI USA E ISRAELE A UN COMMISSARIATO DI POLIZIA A TEHERAN

Il vantaggio sarebbe però la ripresa del sistema globale dallo choc energetico in tempi accettabili. Certo, l’Iran potrebbe sostituire il sogno malefico del nucleare con la deterrenza sperimentata in questi giorni, la possibilità di strozzare il mondo attraverso la strozzatura dello Stretto di Hormuz. Ma nella missione minima che si sono dati gli Usa c’è anche l’azzeramento della capacità navale iraniana, posamine compresi.

 

3) Soluzione Taco

Ovvero, la formula Trump Always Chickens Out secondo cui il presidente si ritira presto, abbaia molto ma non morde troppo […].

 

NAVE DA GUERRA IRANIANA SILURATA DA UNA SOTTOMARINO USA - 3

Nel caso iraniano, la soluzione Taco vorrebbe dire che Trump cede troppo presto alla pressione (degli alleati e degli elettori) e se ne va a missione incompiuta. Questo è considerato dagli analisti il worst-case scenario. McGurk spiega perfettamente il perché: «Dichiarare prematuramente vittoria prima che la campagna militare abbia fatto il suo corso lascerebbe dietro di sé un Iran invelenito e incoraggiato, con strutture di potere riconsolidate e capacità militari e nucleari sufficientemente intatte da poter essere ricostituite.

 

La regione risulterebbe ancora meno stabile, poiché gli Stati del Golfo rimarrebbero sotto la costante minaccia di un Iran con capacità missilistiche e di droni in espansione, che Teheran ha dimostrato di essere disposta a utilizzare». Al momento, è considerato comunque lo scenario meno probabile.

 

4) Soluzione iraniana

usa e israele attaccano l iran 12

È anche questo uno scenario poco probabile. Anche perché è il migliore, il best-case. Significa che a risolvere il problema Iran è l’Iran, con la caduta del regime. È chiaro che sperare che uno scenario simile possa avverarsi rapidamente […] non ha più senso e non l’ha mai avuto, perché gli esperti non si stancano di ripetere che non c’è mai stato un cambio di regime prodotto solo con i bombardamenti e senza invasione di terra.

 

Ma non c’è motivo per non immaginare la possibilità di una erosione graduale del regime, comunque indebolito dalla guerra. Al momento, pensare a nuove sollevazioni di massa è impossibile, perché la popolazione è spaventata anzitutto dalle bombe e piuttosto delusa […]. Ma col tempo, gli iraniani potrebbero riprendere fiato e coraggio, il regime emendarsi in qualche modo dall’interno. E la Repubblica islamica potrebbe lasciare finalmente il posto a un Paese libero, mai più minaccioso, per il suo popolo e per gli altri.

usa e israele attaccano l'iran 4saddam hussein e le armi 5saddam hussein e le armi 4DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI SOCCORRITORI DOPO UN ATTACCO A TEHERAN delcy rodriguez il giorno del giuramento (a sinistra, diosdado cabello, dietro a destra nicolasito maduro, figlio di nicolas)BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN usa e israele attaccano l iran 6BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN