MAMMALITURCHI - ANKARA VA SU TUTTE LE FURIE DOPO IL VOTO FRANCESE CHE PUNISCE CHI NEGA IL GENOCIDIO ARMENO DI INIZIO ‘900 - ERDOGAN MINACCIA RITORSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE (LA TURCHIA È IN PIENO BOOM) - LA LEGGE DEL PARTITO DI SARKÒ CONTESTATA SOLO DA UN SUO DEPUTATO: “E SE UN ALTRO PAESE CI VENISSE A DIRE COSA BISOGNA PENSARE DEL MASSACRO DEI VANDEANI?” (ANCHE IL MINISTRO JUPPÉ È CONTRARIO) - È SOLO UNA MANOVRA ELETTORALE: LA LEGGE NON PASSERÀ AL SENATO PRIMA DELLE ELEZIONI, E LA COMUNITÀ ARMENA IN FRANCIA È DI 600MILA PERSONE…

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Alberto Mattioli per "la Stampa"

Le relazioni fra la Francia e la Turchia si sono definitivamente guastate per un crimine commesso fra il 1915 e il 1917. Ieri l'Assemblée Nationale ha votato la legge che punisce chi nega o minimizza i genocidi «riconosciuti» dalla République. Al momento, due: la Shoah e quello degli armeni da parte dei turchi durante la Prima guerra mondiale.

Bilancio: un milione e 300 mila morti secondo gli armeni, da 250 a 500 mila secondo i turchi, che però rifiutano di essere messi sullo stesso piano dei nazisti, soprattutto perché il voto francese potrebbe aprire la strada a un'analoga decisione americana.

Da giorni Ankara metteva in guardia Parigi. Ieri la reazione del primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, è stata fulminea e fulminante: «Questo aprirà piaghe irreparabili e molto gravi nelle relazioni bilaterali. Rivedremo le nostre relazioni con la Francia», colpevole, secondo lui, di una «politica fondata sul razzismo, la discriminazione e la xenofobia» solo per «guadagnare voti».

Prime misure: richiamo dell'ambasciatore turco a Parigi, Tahsin Burcuoglu, sospensione delle visite bilaterali, annullamento delle esercitazioni congiunte e di ogni attività militare comune. E Ankara potrebbe adottare «gradualmente» altre ritorsioni. Erevan, intanto, ringrazia.

Un altro politico arrabbiato per il voto è il turcofilo ministro francese degli Esteri, Alain Juppé, che sa bene che senza i turchi ogni soluzione della crisi siriana è impossibile. Juppé si è limitato a qualche dichiarazione lenitiva: «Mi auguro che i nostri amici turchi non abbiano una reazione eccessiva. Faccio appello al buon senso e alla misura». Ma pare che fosse arrabbiatissimo. Quanto ad eventuali controritorsioni francesi, «valuteremo, ma mi auguro che ci fermeremo qui».

Resta da capire se si fermerà qui anche Ankara o se alle rappresaglie politiche aggiungerà il boicottaggio economico. La Turchia è in pieno boom, con una crescita del pil dell'8% nel 2010. Gli scambi con la Francia valgono 12 miliardi di euro. Nel 2001, quando Parigi riconobbe il genocidio armeno, e nel 2006, quando si discusse per la prima volta la legge che ne puniva la negazione, le reazioni furono moderate.

Ma ora Volkan Bozkir, presidente della commissione Esteri del Parlamento di Ankara, minaccia: «Nel 2001 eravamo in piena crisi finanziaria, nel 2006 avevamo appena cominciato le trattative con la Ue e avevamo le mani legate. Oggi la situazione è totalmente diversa». Francese avvisato...

Al Palais Bourbon il voto si è svolto in una strana atmosfera. Fuori, manifestavano centinaia di persone, riunite dalle associazioni franco-turche. Dentro, una quarantina di deputati dibattevano straccamente sotto gli occhi dell'ambasciatore armeno, votando infine a larga maggioranza la proposta di legge dell'Ump, il partito di Sarkò. Un solo discorso contrario, quello del deputato, pure Ump, Michel Diefenbacher: «Che diremmo noi francesi se un altro Paese ci venisse a dire cosa bisogna pensare del massacro dei vandeani?». In realtà, la legge deve ancora essere approvata dal Senato ed è molto improbabile che lo sia prima della fine dei lavori parlamentari causa elezioni presidenziali, come già successe nel 2006.

Per questo molti, compreso il candidato socialista all'Eliseo, François Hollande, accusano Sarkò di fare «un'operazione elettorale». In Francia vive la più importante comunità armena d'Europa, 600 mila persone: un bacino di voti di tutto rispetto.

 

 

ERDOGANNICOLAS SARKOZYJUPPèVittime del genocidio Armeno