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Tonia Mastrobuoni per La Stampa
Il presidente della Repubblica tedesco, Joachim Gauck, non andrà alle Olimpiadi invernali di Sochi, a febbraio dell'anno prossimo. La decisione è stata confermata poco fa da un portavoce, che ha tuttavia minimizzato, tentando di allontanare il sospetto di un boicottaggio verso la Russia.
Il portavoce ha ricordato che anche altri presidenti della Repubblica federale hanno scelto in passato di non partecipare alle Olimpiadi invernali: Horst Koehler, ad esempio, non è andato a quelle di Vancouver, quattro anni fa.
Sulla stessa lunghezza d'onda Michael Vesper, presidente della Federazione olimpica tedesca: «Solo perché qualcuno non va da una parte, non significa che stia boicottando quel posto», ha sostenuto, aggiungendo che «a nostra conoscenza, non era neanche prevista la visita del presidente Gauck a Sochi».
Difficile però, conoscendo la biografia di Gauck, non pensare a un gesto simbolico. Ex pastore luterano originario del Meclemburgo, il presidente tedesco è cresciuto nella Germania est in una famiglia anticomunista - il padre è stato rinchiuso per anni in un gulag in Siberia - ed stato per decenni spiato dalla Stasi; nei giorni caldi della rivoluzione dell'89 che portò alla caduta del Muro di Berlino, partecipò attivamente all'opposizione al regime di Honecker. E una visita in Russia di Gauck è attesa sin dal 2012, da quando è stato nominato presidente.
Non a caso Markus Loning, responsabile per i diritti umani del governo tedesco, ha elogiato la sua decisione: «un gesto meraviglioso in supporto a tutti i cittadini russi che si battono per la libertà di opinione, per la democrazia e i diritti umani». Gli ha fatto eco Claudia Roth, dei Verdi, che ha parlato di una «posizione forte» e di un «segnale incoraggiante».
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JOACHIM GAUCK
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