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Alberto Mattioli per "la Stampa"
Come scandalo, rischia davvero di diventare uno dei più ghiotti della storia della Quinta repubblica, che pure in materia non si è privata di nulla. E sta lambendo Nicolas Sarkozy, dopo che due suoi fedelissimi, Thierry Gaubert e Nicolas Bazire, sono stati iscritti nel registro degli indagati. A sette mesi dalle elezioni, non è un presagio fausto.
Si tratta del lungo, oscuro, complicato «affaire Karachi». Riassumendo: all'inizio degli Anni Novanta, il primo ministro Edouard Balladur decide di vendere tre sottomarini al Pakistan e tre fregate all'Arabia Saudita. Com'è prassi e com'era, allora, legale, dell'affare vengono incaricati dei mediatori per mandare avanti la faccenda, magari ungendo un po' di ruote in loco.
L'intermediario numero uno è il discusso faccendiere franco-libanese, Ziad Takieddine. Il sospetto è che sulle commissioni legali abbia applicato delle «retrocommissioni» illegali per portare in Francia fondi neri che sarebbero serviti a finanziare la campagna presidenziale di Balladur, di cui Sarkozy era il pupillo, il portavoce e il ministro del Bilancio.
Protagonisti dell'affaire, appunto Gaubert e Bazire. E qui entrano in scena le ex mogli di Takieddine e di Gaubert. La prima, un'inglese, Nicole Johnson, si è vendicata di un divorzio difficile e di un mensile ridicolo spifferando ai giudici il molto che sapeva sulle «retrocommissioni».
La seconda è la principessa Elena di Jugoslavia, nipote del Re (il nostro) perché figlia di Maria Pia di Savoia e di Alessandro di Jugoslavia. Lei, che ha smentito di volersi vendicare del marito, ha però raccontato che Gaubert e Takieddine facevano delle gite in Svizzera da cui tornavano con delle valigie piene di mazzette che poi consegnavano a Bazine. E in effetti nei conti della campagna di Balladur risultano 15 milioni di franchi incassati in contanti, in teoria per la vendita di gadget e t-shirt.
Magliette d'oro a parte, i soldi sporchi si sono sporcati di sangue nel 2002. Sullo sfondo c'è la guerra, a destra, fra Chirac e Balladur. La spunta Chirac che nel â95 diventa presidente e, sospettando che fosse servita a foraggiare il rivale, subito blocca la manna delle commissioni. Risultato: un attentato nel cantiere dei sommergibili a Karachi che fa 14 morti di cui 11 francesi e viene attribuito ai terroristi islamisti, prima che si scopra che è un avvertimento a chi aveva smesso di pagare.
Ora, tutto questo per il presidente attuale è molto imbarazzante. Gaubert è stato il suo braccio destro al municipio di Neuilly (fu Sarkò a sposarlo con la principessa) e al Bilancio. Quanto a Bazire, lui e Sarkò sono talmente amici che quando entrambi lavoravano per Balladur erano chiamati «i due Nicolas» e, quando Sarkò impalmò Carlà , Bazire gli fece da testimone. Diventato nel frattempo direttore generale del gruppo Arnault, il colosso del lusso, Bazire è una specie di plenipotenziario sarkozista nel mondo della finanza.
Insomma, lo scandalo è serio e infatti ieri, da New York, Sarkozy ha dovuto reagire con un comunicato dell'Eliseo che denuncia «calunnie e manipolazioni politiche» e assicura che «nel dossier non compare il nome del presidente» (scatenando una polemica nella polemica: come fa a saperlo? L'istruzione, in teoria, è segreta).
Ma i giornali sono pieni di foto di Takieddine in compagnia di alti papaveri dell'Ump, il partito sarkozista. E, da destra a sinistra, le opposizioni sparano a zero. Con il Karachigate, c'è da scommetterci, siamo solo all'inizio.
sarko e carla
sarko e carla
sarko e carla
sarko e carla
Chirac
edouard balladur
SARKOZY E NICOLAS BAZIRE
EDOUARD BALLADUR E NICOLAS BAZIRE
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