donald trump - sanae takaichi - foto lapresse giappone

YEN CHE NON SI DICA – PERCHÉ GLI STATI UNITI HANNO COMPRATO MILIARDI DI VALUTA GIAPPONESE? PER TRUMP NON È BENEFICENZA, MA UNA STRATEGIA PER SALVARE LE CHIAPPE: LA SPIRALE AL RIBASSO DELLO YEN RISCHIA DI ESSERE UN CATACLISMA PER IL DOLLARO – IL GIAPPONE È IL PRIMO DETENTORE DI TITOLI DI STATO USA: PER SOSTENERE LA SUA MONETA SENZA MUOVERE I TASSI AVREBBE DOVUTO VENDERE DOLLARI, CHE DETIENE SOTTO FORMA DI “TREASURIES”. LE VENDITE DI DEBITO, PERÒ, AVREBBERO CAUSATO UN EFFETTO AL RIALZO SUI RENDIMENTI DEI BOND A STELLE E STRISCE, GIÀ IN FORTE PRESSIONE...

 

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Maria Sole Betti per www.huffingtonpost.it

 

DONALD TRUMP LANCIA SOLDI

“Cose da fare: acquistare yen giapponesi per 5-10 miliardi di dollari”. Un appunto scritto a mano dal segretario del Tesoro americano Scott Bessent, lasciato inavvertitamente in bella vista durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha anticipato una mossa che gli Stati Uniti non facevano da 28 anni.

 

Per la prima volta dal 1998, quando vennero spesi 833 milioni di dollari per sostenere lo yen, Washington è tornata a comprare valuta giapponese. Un’operazione storica, che lo stesso Dipartimento avrebbe anticipato a diverse banche americane poche ore prima […].

donald trump

 

A riportarlo è il Financial Times, che ha ricostruito i dettagli: secondo fonti a conoscenza della vicenda, la Federal Reserve di New York avrebbe venduto euro per comprare yen per conto del Tesoro tramite Goldman Sachs e Morgan Stanley. Un’intesa descritta come il coordinamento più stretto tra i due paesi negli ultimi decenni, eppure che non è solo un favore tra alleati.

 

Lo yen naviga da mesi in acque basse ma la settimana scorsa ha toccato quota 164 sul dollaro, il minimo dal 1986. A spingerlo in giù da un lato il rialzo del prezzo del petrolio, che pesa su un'economia dipendente dall’import come quella nipponica, e i persistenti deficit di bilancio.

 

l'albero dei soldi disegnato da donald trump

Dall’altro il carry trade, quello che gli analisti citano più spesso come motore strutturale della sua debolezza. Tradotto: il divario tra i tassi di interesse giapponesi e quelli americani, che rende più conveniente indebitarsi in yen per investire altrove.

 

Una situazione a cui il Giappone aveva provato da solo a porre rimedio, vendendo fino a circa 58,97 miliardi di dollari per comprare yen e difendere la propria moneta dal deprezzamento.

 

L'intervento è coinciso con la riunione della Banca del Giappone, che venerdì ha lasciato i tassi fermi all'1%, non senza conseguenze. Sostenere lo yen senza muovere i tassi significa infatti essere costretti a farlo sul mercato dei cambi, comprando yen e vendendo dollari. Dollari che il Giappone tiene in gran parte sotto forma di titoli del Tesoro americano e che, secondo gli analisti, in passato ha ottenuto proprio vendendo Treasury.

donald trump sanae takaichi foto lapresse

 

È qui che il nodo si sposta sul mercato americano. Le vendite di debito stelle e strisce hanno un effetto diretto sui rendimenti, perché più titoli in circolazione significano prezzi più bassi e rendimenti più alti.

 

Un meccanismo che pesa più del solito, ora che il trentennale americano ha toccato il livello più alto in 19 anni a causa della decisione della Fed di lasciare per la settima riunione consecutiva i tassi fermi. Per questo ogni nuovo intervento di Tokyo per sostenere lo yen rischia di aggiungere altra pressione a un mercato obbligazionario già sotto stress.

 

TRUMP SOLDI

Un elemento che il Tesoro americano conosce bene, tanto da aver scelto di non comprare yen in dollari propri bensì in euro. Il modo più semplice per rafforzare la valuta giapponese senza indebolire quella americana, proprio mentre il debito Usa è già sotto pressione, evitando di dare al Giappone un motivo in più per liberarsi di altri Treasury.

 

[…]

 

L'entità esatta dell'operazione della Fed di New York resta ufficialmente non confermata, ma ciò che circola tra gli analisti che seguono da vicino il dossier è che i 5 o 10 miliardi di dollari potrebbero essere attinti dai 14 miliardi di euro presenti nell'Exchange Stabilization Fund, il fondo attraverso cui il Tesoro Usa gestisce storicamente gli interventi sul cambio, tenendo al suo interno dollari, euro e altre valute.

donald trump sanae takaichi foto lapresse

 

Anche a prenderla per buona, la cifra resta contenuta se confrontata con quanto si fa strada realmente sul mercato. È vero, l’importo è il più grande mai sborsato dal Tesoro Usa per sostenere lo yen, di gran lunga superiore a quanto sborsato nel 1998 e ben maggiore del miliardo scarso di dollari versato dalla Fed nel 2011 per indebolire la valuta giapponese. Tuttavia, resta comunque una frazione minima del volume giornaliero degli scambi sul mercato valutario.

 

Anche per questo diversi osservatori dubitano che l'intervento possa cambiare nel medio e lungo periodo la direzione della valuta nipponica, proprio come le manovre giapponesi degli ultimi tempi. Entrambe le misure rischierebbero di essere temporanee.

IL PROMEMORIA DI SCOTT BESSENT SULL ACQUISTO DI 5-10 MILIARDI DI YEN

 

Nonostante ciò, Washington potrebbe star puntando a un passo più strutturato. Bessent, che prima di arrivare al Tesoro per anni ha seguito da vicino i mercati valutari asiatici, aveva indirettamente anticipato il da farsi in un'intervista a Fox Business, definendo lo yen “molto sottovalutato”.

 

Con il governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda si vedrà di persona ad agosto, al summit dei ministri delle finanze del G20 ad Asheville, in Carolina del Nord. Qualcosa, però, potrebbe muoversi anche prima. Secondo l'agenzia giapponese Kyodo News, i due paesi potrebbero annunciare già la prossima settimana una linea comune contro le scommesse speculative sullo yen. Se dovesse accadere, quell'appunto scritto a mano su un foglio a Camp David potrebbe rappresentare il primo capitolo di una gestione congiunta del cambio tra le due sponde dell’Atlantico.

HuffPost Italia: Notizie, ultim'ora e commenti su L'HuffPost

howard lutnick, susie wiles, scott bessent, marco rubio ascoltano donald trump al world economic forum di davos 2026 foto lapresse 5

Le notizie più importanti, le opinioni più diverse, i titoli più audaci su L'HuffPost diretto da Mattia Feltri

scott bessentscott bessent al world economic forum di davos - foto lapresse