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PER IL "SOCIALISTA" WOKE MAMDANI, GLI IMMIGRATI NON SONO TUTTI UGUALI - IL SINDACO DI NEW YORK CANCELLA "LITTLE ITALY" DALLA MAPPA DELLE ENCLAVE DI IMMIGRATI DI NEW YORK - UNA SCELTA DETTATA DAL TIC INCLUSIVO CHE PENALIZZA LE IDENTITÀ STORICHE: AVANTI CON "LITTLE PALESTINA" (E TE PAREVA) E "LITTLE SENEGAL", MA NIENTE PER ENREI, GRECI, ITALIANI E IRLANDESI, CHE HANNO RESO GRANDE NEW YORK DAGLI ALBORI - DOPO LA DENUNCIA DELL'ITALIAN AMERICAN CIVIL RIGHTS LEAGUE, IL SINDACO (MUSULMANO) DI ORIGINI UGANDESI HA FATTO MARCIA INDIETRO DANDO LA COLPA AL PREDECESSORE, ERIC ADAMS - I SOSTENITORI DEL SINDACO: "DA QUEL QUARTIERE GLI ITALOAMERICANI HANNO LEVATO LE TENDE DA UN BEL PO'

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1.MAMDANI IGNORA LITTLE ITALY. L’ULTIMO COMPLOTTO COMUNISTA 

Estratto dall’articolo di Alice Valeria Oliveri per “Domani” 

 

Non più solo bambini.  I comunisti del Ventunesimo secolo, quelli che, secondo Donald Trump, costituiscono la più grande minaccia alla sanissima democrazia statunitense, adesso mangiano anche gli italoamericani di New York. [...]

 

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L’allarme antibolscevico parte da The Italian American Civil Rights League, un’associazione fondata negli anni Settanta da Joseph Colombo, un boss della mafia che voleva combattere gli stereotipi sugli italoamericani (l’ironia grottesca, eccellenza nostrana, l’abbiamo esportata insieme alla criminalità organizzata e ai maccheroni), e rifondata di recente con il nipote del mobster, Colombo Jr. 

 

in chiave anti Mamdani. O per dirla più sinteticamente, usando la loro descrizione: «Originated in 1970... Made Great Again in 2023».  «Zohran Mamdani wants to ERASE Italian Americans» è il grido disperato dell’organizzazione. Tra le mappe del progetto Immigrant Enclave Illustrations promosso dal Mayor’s Office of Immigrant Affairs da ben prima dell’insediamento del nuovo sindaco, infatti, non compare nessun tricolore.

Mappa di New York City

 

E non perché questo traccia le comunità di migranti più recenti, quelle che realmente abitano le zone – il censimento dell’aprile del 2010 aveva già dichiarato morta Little Italy, nessun residente era nato in Italia – ma perché il comunista col berretto dei Knicks vuole cancellare la storia di New York, costruita dai Mario e dai Luigi, mica dai «third world Ugandans». 

 

Eppure basterebbe uno sforzo così piccolo per capire, un briciolo di furbizia in più. Basterebbe, per esempio, aver visto anche solo la sigla de I Soprano per rendersi conto che gli italoamericani da quel quartiere hanno levato le tende da un bel po’. [...]

 

2. LA RIVOLTA DI LITTLE ITALY PIEGA MAMDANI "NON PUOI CANCELLARCI" 

Estratto dall’articolo di Maurizio Molinari per “La Stampa” 

 

«Mamdani? Qui non si fa mai vedere». Su Mulberry Street "Cannoli King" è uno dei tanti cuori di Little Italy. Limonate, cannoli e caffè di ogni genere raccontano generazioni di immigrati divenuti americani fino a dimenticare la lingua dell'"Old Country". Sono i nonni e bisnonni di questi newyorkesi ad aver costruito la Grande Mela con le divise di poliziotti, netturbini e pompieri.

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Da quando le gang della Mano nera infestavano Downtown all'eroismo dei caduti nei soccorsi a Ground Zero.

 

«Ma ora abbiamo scoperto che per il sindaco non esistiamo» commenta John Calcamo, 75 anni, riferendosi alla decisione con cui Mamdani ha varato una mappa delle "Enclaves etniche" di New York City dimenticandosi degli italoamericani. Non solo di quelli che vivono e lavorano a Little Italy - che sono da tempo una minoranza - ma delle più grandi comunità: da Staten Island, dove costituiscono pressoché la maggioranza dei votanti, a quei quartieri di frontiera fra il Bronx e Queens dove le chiese cattoliche hanno ancora due santuari, uno dei quali sottoterra: per il semplice motivo che quando gli italiani arrivarono alla fine dell'Ottocento gli irlandesi non li volevano neanche vedere, considerandoli anti-papisti a causa delle gesta di Giuseppe Garibaldi. 

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Ci sono poiché città al mondo italiane come New York City dove l'orgoglio delle origini si fonde all'identità della nuova patria, come avviene sull'entrata del megastore "Christmas" che si distingue per un'architettura tricolore che fa da sfondo alle coccarde a stelle e strisce. 

 

«Chi vive qui, o viene qui per comprare o mangiare, è italiano e americano, newyorkese e siciliano, pugliese e del Bronx» riassume Mary Barbera, 37 anni, per sottolineare come «la scelta di Mamdani di cancellarci dalla mappa di questa città svela che è lui forse ad essere un corpo estraneo». [...]

 

Il casus belli nasce dalla decisione di Zohran Mamdani di approvare e pubblicare la mappa delle "Enclaves degli immigranti di New York" che indica trenta aree multietniche nei cinque borough - Bronx, Queens, Staten Island, Manhattan e Brooklyn - da Koreantown a Manhattan a Little Pakistan a Brooklyn fino a Little Yemen nel Bronx.

Little Italy

 

Ma senza alcun riferimento alle aree dove vivono italiani, greci, ebrei ed irlandesi ovvero le più antiche comunità etniche arrivate a popolare New York City da quando si chiamava New Amsterdam. Gli italiani, in particolare, arrivarono nel Lower East Side a partire dal 1880 al 1924, soprattutto dal Sud Italia, fuggendo da fame e povertà. 

 

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La consigliera comunale Joann Ariola, repubblicana di Queens, parla del «più grande degli affronti» contro gli italoamericani mentre Joseph Scelsa, fondatore del Museo degli Italo-Americani su Mulberry Street si scaglia contro «un terribile errore» che «offende tutti i newyorkesi perché in questa città negare l'identità di una comunità etnica significa negarle tutte». Kevin McCabe, ex capo di gabinetto a City Hall, aggiunge: «Dimenticare gli irlandesi significa cancellare la storia». [...]

 

Il sospetto che si affaccia fra le coccarde tricolori di Little Italy è che Mamdani abbia immaginato, voluto e realizzato la mappa per premiare e riconoscere le comunità etniche che lo hanno votato in massa, contribuendo in maniera decisiva a farlo eleggere: da Little Bangladesh sulla 169 Street a Little Egypt a Steinway Street, da Little Palestine a Bay Ridge Avenue a Little Senegal sulla 116 Street si tratta di aree etniche che coincidono con la sua coalizione elettorale.

 

Non sarebbe dunque solo un grave errore culturale bensì una premio politico alla sua base politica. In maniera simile a quanto avvenuto in giugno, quando sempre Mamdani è diventato il primo sindaco di New York a disertare la Israeli Parade, che vede sfilare la comunità ebraica, per premiare la galassia dei gruppi pro-Gaza suoi forti sostenitori. [...]

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