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L’OTTIMISMO È L’ELISIR DI LUNGA VITA – PENSARE POSITIVO NON SOLO ATTIVA UNA PRECISA AREA DEL CERVELLO PERMETTENDO UNA MODALITÀ DI FUNZIONAMENTO CEREBRALE DIVERSA, MA GARANTISCE UNA MIGLIORE VISIONE DEL MONDO E DEI RAPPORTI INTERPERSONALI – LO RIVELA UNO STUDIO GIAPPONESE, RAFFORZANDO L’IDEA CHE UNA PERSONALITÀ OTTIMISTA AIUTI A VIVERE PIÙ LUNGO E IN SALUTE: GIÀ IN PASSATO DIVERSE RICERCHE HANNO RIVELATO CHE...
Estratto dell’articolo di Danilo Di Diodoro per “Salute – Corriere della Sera”
L’attivazione di una precisa area del cervello segnala quando il cervello sta pensando in maniera positiva: è la corteccia mediale prefrontale , che invece è meno attiva quando i pensieri non hanno questa specifica tonalità.
L’indicazione proviene da una ricerca, primo autore Kuniaki Yanagisawa, neuroscienziato della Kobe University giapponese, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Lo studio ha coinvolto 87 soggetti ai quali è stato chiesto di pensare a eventi futuri positivi, negativi o di stampo neutro. Solo quando venivano immaginati eventi positivi, la Risonanza Magnetica Funzionale ha rilevato l’attivazione di questa specifica area della corteccia cerebrale.
Successivamente, gli stessi soggetti sono stati sottoposti a un test per verificare quanto fossero tendenzialmente ottimisti o pessimisti di carattere, così si è giunti alla conclusione che gli ottimisti sono accomunati dall’aver una corteccia mediale prefrontale più attiva, mentre le persone pessimiste hanno modalità di funzionamento cerebrale diverse non solo dagli ottimisti, ma anche tra di loro. Questa differenza potrebbe nascere dal fatto che gli ottimisti hanno una rappresentazione mentale vivida e specifica degli eventi positivi, dotata quindi di un preciso marker neurobiologico, caratteristica mancante in chi è tendenzialmente pessimista.
L’ottimismo non garantisce solo una migliore visione del mondo e dei rapporti interpersonali, ma contribuisce allo stato di salute e a un minor rischio di mortalità prematura. Una delle ricerche che hanno contribuito a rafforzare l’idea che una personalità ottimista aiuti a vivere più lungo e in salute è un originale studio di coorte che è diventato ormai famoso e che ha dato molti risultati, il The Nun Study (Studio delle suore).
Agli inizi degli anni Novanta fu chiesto a un gruppo di suore dell’American School Sisters of Notre Dame, di età tra i 75 e i 102 anni, di entrare nello studio, dando così il consenso a sottoporsi annualmente a un controllo medico e delle abilità cognitive, e anche di permettere l’esame autoptico del loro cervello dopo la morte.
Quando i ricercatori esplorarono l’archivio dei conventi in cui le suore vivevano, si scoprì che nel settembre del 1930 la madre superiora aveva chiesto a ciascuna di loro di scrivere una breve storia della propria vita precedente i voti religiosi. Quel testo diventò rapidamente di straordinaria importanza scientifica. Infatti, sebbene si trattasse di biografie di una sola pagina che riportavano eventi di vita non troppo dissimili, lo stile cognitivo ed emotivo dei testi era molto differenziato.
[…] uno studio ha rilevato che le suore dotate di un linguaggio più complesso e capaci di una narrazione più articolata sarebbero andate meno incontro al decadimento cognitivo rispetto alle consorelle e anche alla vera e propria malattia di Alzheimer. Un altro studio, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology , ha invece rilevato che quelle che esprimevano idee e aspettative ottimiste sarebbero sopravvissute più a lungo e in condizioni di salute migliore.
[…] Un altro studio, pubblicato sul Journal of the American Geriatric Society , ha inoltre dimostrato che un maggiore ottimismo risulta associato a una più lunga aspettativa di vita anche a prescindere non solo dallo stile di vita adottato, ma anche dal gruppo etnico a cui si appartiene.
Quindi non resta che ispirarsi all’attore Dick Van Dyke, il leggendario e allegrissimo spazzacamino del film Mary Poppins, che ha dichiarato di praticare attivamente ogni giorno quel buonumore che gli ha da poco permesso di toccare l’ambita soglia dei 100 anni.
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