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    SCENDE IN CAMPO ANGELA MERKEL: BISOGNA SALVARE LA FACCIA ALL’EUROPA - LA CANCELLIERA MEDIA CON POLONIA E UNGHERIA PER BLINDARE LA TRATTATIVA SUL RECOVERY FUND - L’IDEA È OFFRIRE A ORBAN DELLE CONCESSIONI PER MITIGARE L’ANCORAGGIO DEI FONDI UE AL RISPETTO DELLO STATO DI DIRITTO (CHE DOVREBBE ESSERE IL MINIMO SINDACALE MA SULLE “DEMOCRATURE” DI VARSAVIA E BUDAPEST SI CHIUDE UN OCCHIO) - LA MERKEL HA UN ASSO NELLA MANICA: SE ORBAN FA SALTARE IL BANCO, LO FA CACCIARE DAL PARTITO POPOLARE EUROPEO...


     
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    Il delicatissimo negoziato che Angela Merkel sta conducendo per salvare il Recovery fund rischia di finire in un vicolo cieco se Orban dovesse impuntarsi sulle clausole che agganciano l’erogazione dei fondi al rispetto dello Stato di diritto. La Cancelliera, che non vuole registrare un fallimento proprio durante la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha nel taschino una carta da giocare per vincere le riottosità del premier ungherese. Se dovesse bloccare la trattativa sul Recovery fund, Orban potrebbe essere espulso da Ppe.

     

    Marco Bresolin per “la Stampa”

     

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    Il governo tedesco sta mettendo a punto la strategia per concedere qualcosa a Polonia e Ungheria senza far perdere la faccia all' Ue. Per Angela Merkel si tratta di una partita decisiva: è l' ultima sfida del suo semestre di presidenza e il giudizio sulla sua leadership europea dipenderà anche dall' esito di questa vicenda che tiene in ostaggio il Recovery Fund e il bilancio Ue 2021-2027. I prossimi passi ruoteranno attorno a tre parole chiave: Corte di Giustizia Ue, Articolo 7 e Dodicesimi.

     

    Orban fa sapere di essere pronto a trattare («Ci sono molte soluzioni possibili, è una questione di volontà politica») ma le sue richieste sono al momento irricevibili. L' Ungheria e la Polonia vogliono abolire o annacquare pesantemente il meccanismo che vincola l' erogazione dei fondi al rispetto dello Stato di diritto. Secondo l' intesa raggiunta dal Consiglio e dal Parlamento, funzionerà così: in caso di violazioni, la Commissione può proporre di congelare i fondi a un Paese. La decisione finale spetta al Consiglio Ue, cioè agli Stati, che decidono a maggioranza qualificata.

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    Budapest e Varsavia vogliono invece una decisione all' unanimità, in modo da farsi scudo a vicenda in caso di voto. Per gli altri governi, e soprattutto per il Parlamento, non se ne parla. Per questo la presidenza tedesca è pronta a mettere sul piatto qualche concessione. Secondo fonti Ue, la prima potrebbe essere una dichiarazione per assicurare che questo strumento non è concepito per colpire alcuni Paesi in particolare e che verrà utilizzato in maniera non arbitraria.

     

    Un' offerta destinata a essere respinta dal duo polacco-ungherese. Per questo si pensa a un' ulteriore correzione, che però richiede una modifica legislativa al meccanismo già approvato: qualora un Paese si sentisse discriminato dalla decisione della Commissione (e del Consiglio) potrebbe chiedere il parere della Corte di Giustizia Ue. Soltanto a quel punto scatterebbe il congelamento dei fondi. Su questo sembrano esserci maggiori margini di intesa, ma con Orban e Morawiecki nulla è scontato.

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    I due continuano a chiedere di archiviare le procedure per Articolo 7 avviate dal Parlamento (per l' Ungheria) e dalla Commissione (per la Polonia) proprio per le violazioni dello Stato di diritto. Angela Merkel sarebbe anche disposta a fare questo passo, dato che i dossier sono bloccati in Consiglio dove servono passaggi con votazione all' unanimità. Certo non sarebbe una bella immagine per l'Ue. Dodicesimi Oltre alle offerte, Berlino mette a punto anche le minacce.

     

    Quella più esplicita riguarda le conseguenze nel caso in cui a gennaio si andasse in esercizio provvisorio: ogni mese l'Ue potrebbe spendere solo un dodicesimo del bilancio 2020 e le spese sarebbero limitate ad alcuni capitoli. Stop quindi ai nuovi programmi per i fondi di coesione, di cui Ungheria e Polonia sono tra i principali beneficiari.

     

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    Inoltre entrerebbe comunque in vigore il meccanismo sullo Stato di diritto, dunque la possibilità di chiudere i rubinetti ai due Paesi. Ripercussioni anche sul Recovery Fund: come ha ricordato Gentiloni, «Ungheria e Polonia ne beneficeranno più di Italia e Spagna». Il beneficio netto per i due Paesi Visegrad sarà pari al 3% del loro Pil, quello italiano è del 2%.

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