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    “SIAMO AL COLLASSO, FATECI APRIRE NEI WEEKEND” - OGGI I CENTRI COMMERCIALI ITALIANI HANNO FERMATO PER ALCUNI MINUTI LE ATTIVITÀ PER PROTESTARE CONTRO LE MISURE RESTRITTIVE “INGIUSTE E DANNOSE PER LA RIPRESA DELL’ECONOMIA” – SECONDO CONFESERCENTI LO STOP NEL FINE SETTIMANA HA UN DOPPIO EFFETTO NEGATIVO: NON SOLO HA UN IMPATTO DIRETTO, MA È ANCHE DISTORSIVO DELLA CONCORRENZA, PERCHÉ FAVORISCE L’E-COMMERCE


     
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    Paolo Baroni per “La Stampa”

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    Oggi alle 11 abbasseranno le serrande di loro spontanea volontà, per protestare contro le chiusure imposte per legge nei week, e in generale in tutte le giornate festive e prefestive, una misura che da sei mesi a questa parte ha fatto perdere loro fette importanti di fatturato e portato molte attività sull' orlo della chiusura se non peggio.

     

    Oggi tutti i negozi, le catene commerciali ed i supermercati di tutti e 1.300 i centri commerciali d' Italia fermeranno per alcuni minuti le loro attività in segno di protesta. A chiedere la fine delle misure restrittive, che ritengono «ingiuste» e «dannose per la ripresa dell' economia», sono tutte le associazioni del commercio, dall' Ancd-Conad a Confcommercio e Confesercenti, da Confimprese, al Consiglio nazionale dei centri commerciali a Federdistribuzione.

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    «Chiediamo che si arrivi subito a una decisione: i centri commerciali devono riaprire nei fine settimana, permettendo a una rete di oltre 30.000 negozi di lavorare con continuità» spiega il presidente di Federdistribuzione Alberto Frausin. A suo parere, infatti, «i protocolli di sicurezza, già attivi da tempo, riescono a garantire efficacemente sia i flussi che gli accessi», per cui non ha senso continuare a danneggiare così le aziende commerciali.

     

    «Un regalo all' e-commerce»

    Per la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise, lo stop nel weekend non solo ha un impatto rilevantissimo sulle imprese che vi lavorano e sui loro dipendenti ma introduce anche un elemento distorsivo della concorrenza: non solo nei confronti degli altri negozi della stessa tipologia all' esterno dei centri commerciali, che hanno potuto rimanere aperti, ma anche con l' e-commerce.

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    Lo stop ha portato, infatti, anche ad un importante spostamento di quote di mercato dal retail fisico all' online. Per questo, ora - aggiunge De Luise - bisogna mettere tutti in condizione di lavorare in sicurezza ma anche con le stesse regole.

     

    I negozi dei centri commerciali, così come i pubblici esercizi, si sono sacrificati per il bene comune. Bisognerà tenerne conto nel prossimo Dl Sostegni Bis ma anche nel Pnrr». «Il sistema retail ha necessità di un' iniezione di liquidità. Ci auguriamo che il Governo accolga le nostre richieste - auspica il presidente di Confimprese, Mario Resca - e che inserisca nel programma della ripartenza anche i centri commerciali, che sono pronti da tempo a ripartire in sicurezza».

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    Il pressing sulla politica Dall' inizio dell' emergenza questo settore, come spiega una nota, «si è impegnato in un dialogo costruttivo col Governo, anche mettendo volontariamente e gratuitamente a disposizione 160 strutture sul territorio nazionale per la creazione di hub vaccinali». Anche per questo le associazioni del commercio, i cui vertici oggi a Roma incontreranno i rappresentanti dei partiti, si aspettano dalle istituzioni «risposte certe e tempestive, per rimettere in moto un comparto tra i più danneggiati dalla crisi, che continua ad operare solo parzialmente e senza una chiara prospettiva di ripresa».

     

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    Un primo segnale di disponibilità è arrivato già ieri dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che da «Radio 24» ha spiegato che «così come si procede alle riaperture, anche i centri commerciali, con delle regole da rispettare, devono riprendere le loro attività». «Bene, le parole di Sileri ci rincuorano - ha commentato a stretto giro Alessandro Ravecca, presidente Federfranchising Confesercenti - ma alle parole questa volta seguano i fatti e subito. Ci facciano riaprire già dal prossimo week end, non si può più aspettare».

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