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“PETRECCA? ORMAI SEMBRA DIVENTATO PACCIANI MA L’HA FATTA GROSSA E HA MORTIFICATO IL LAVORO DEI CRONISTI RAI” – MARINO BARTOLETTI INVITA A TENERE BAFFI E SCHIENA DRITTA E ATTCCA: “UN DIRETTORE E UN VICEDIRETTORE RAI (PETRECCA E AURO BULBARELLI) DOVREBBERO FARE IL LORO MESTIERE DI DIRIGENTI, NON ESIBIRSI IN UNA TELECRONACA. SE A ME CHIEDESSERO DI FARE IL DIRETTORE DEL 'SOLE24ORE' DIREI DI NO. NEL ‘96 ERO DIRETTORE E TEAM LEADER DELLA RAI E NON PRESI MAI IL MICROFONO IN MANO, NEMMENO UNA VOLTA - BERLUSCONI VOLEVA FARMI TAGLIARE I BAFFI QUANDO CONDUCEVO "PRESSING": MI DISSE CHE UNO CHE VA IN TV NON DEVE COPRIRE IL VISO. FECE UNA BATTAGLIA STRENUA MA…”
Francesco Bei per “la Repubblica” - Estratti
Marino Bartoletti è un monumento del giornalismo sportivo, direttore dei programmi sportivi sia della Rai che di Mediaset, conduttore della Domenica sportiva, di Pressing, Quelli che il calcio e ideatore di innumerevoli programmi. Dall’alto di cinquant’anni di carriera giornalistica osserva con «dispiacere» il gorgo di polemiche che sta inghiottendo viale Mazzini dopo il caso Petrecca.
(...) Provo un discreto dispiacere per quello che sta accadendo, soprattutto per loro».
Come si spiega quello che è successo?
«C’è un problema di software e uno di hardware. Riguardo al primo, secondo me un direttore e un vicedirettore, ci metto quindi dentro anche Auro Bulbarelli, dovrebbero fare il loro mestiere di dirigenti, non esibirsi in una telecronaca, a maggior ragione se non hai un background come nel caso di Petrecca. Non so se è stato più imprudente o più presuntuoso nel fare una cosa mille volte al di sopra delle sue capacità, sbagliando e pagando forse anche oltre le sue colpe. Ormai sembra diventato Pacciani».
Un peccato di superbia?
«L’ha fatta grossa e poteva mettere in conto che la sua incauta decisione lo mettesse nei guai, perché già è difficile fare il telecronista, a maggior ragione farlo di un evento in cui lo sport è solo una parte, come l’inaugurazione di un’Olimpiade. Se a me chiedessero di fare il direttore del Sole24ore direi di no. Non basta avere visto tre partite all’Olimpico per definirsi giornalista sportivo».
Le è mai capitato nelle sue dieci olimpiadi di fare una telecronaca?
«Nel ‘96 ero direttore e team leader della Rai e non presi mai il microfono in mano, nemmeno una volta, eppure avevo già ideato e condotto trasmissioni importanti. Parlai solo per un quarto d’ora, per presentare la squadra di telecronisti, dove tra gli altri c’erano dei mostri sacri come Giampiero Galeazzi, Adriano De Zan, Bruno Pizzul».
E la cerimonia inaugurale chi la commentò?
«La affidai a un fuoriclasse come Claudio Icardi, affiancato da uno che voi conoscete bene: un certo Vittorio Zucconi. Ovviamente non sbagliarono una virgola».
Diceva del software, qual è invece il problema di hardware?
«La Rai deve smetterla di pensare che quando si deve sistemare una persona la si mette allo Sport, come se fosse l’ultima colonia dell’impero. La testata sportiva è una cosa seria, perché al momento della verità si vedono i limiti e la mancanza di professionalità di chi vuole sfidare questa forma di cultura che è lo sport».
In questa mancanza di professionalità c’entra un rapporto troppo stretto con la politica?
«Questo rapporto stretto c’è sempre stato, ma chissà che questa deflagrazione non serva a far capire che forse il casting dei direttori deve essere fatto in maniera diversa, con altri criteri. Oportet ut scandala eveniant».
È vero che resistette a Berlusconi che voleva farle tagliare i baffi?
«Verissimo. Quando conducevo Pressing, Berlusconi mi disse che uno che va in tv non deve coprire il viso con i baffi. Fece una battaglia strenua ma io i baffi me li tenni».
Schiena dritta con l’editore?
«Schiena e baffi sempre dritti».
MARADONA LA MOGLIE MARINO BARTOLETTI GIANNI MINA
marino bartoletti 1
PAOLO PETRECCA - SPLENDIDA CORNICE
marino bartoletti
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