biennale israele

LA BIENNALE E’ DIVENTATO UN ROMPICAPO GEOPOLITICO! DOPO IL CASO RUSSIA, UN COLLETTIVO DI OLTRE 170 TRA ARTISTI E OPERATORI PROPAL CHIEDE L’ESCLUSIONE DI ISRAELE DALLA KERMESSE. LA LETTERA SOSTIENE DI RISPONDERE "ALLA RICHIESTA DELLA SOCIETÀ CIVILE PALESTINESE DI CONTRASTARE LA NORMALIZZAZIONE DELL'APARTHEID E DELL'OCCUPAZIONE ISRAELIANA. IL GENOCIDIO NON PUÒ ESSERE TOLLERATO”. LA BIENNALE NON HA RISPOSTO - NON È LA PRIMA VOLTA CHE ISRAELE SI TROVA NEL MIRINO ALLA BIENNALE. NEL 2024…

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Da ilfoglio.it - Estratti

 

Si apre un secondo fronte alla Biennale di Venezia, dopo la polemica sulla partecipazione russa – con la maretta tra il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Questa volta il bersaglio è Israele.

biennale israele

 

Il collettivo Art Not Genocide Alliance (Anga) ha fatto circolare tra autori e addetti ai lavori della 61esima Esposizione d'arte, al via a maggio, una lettera che chiede l'esclusione dello stato ebraico dalla manifestazione.

 

La missiva, consegnata al presidente e al consiglio direttivo della Biennale, porta le firme di 178 tra artisti, curatori e operatori coinvolti nell'edizione di quest'anno: 82 provengono dai padiglioni nazionali, 55 sono operatori del settore, 41 sono artisti invitati alla rassegna principale In Minor Keys, curata da Koyo Kouoh, scomparsa prematuramente nel maggio scorso.

 

padiglione israele biennale venezia

La coalizione è insolitamente trasversale: tra i padiglioni che hanno aderito ci sono Belgio, Bulgaria, Brasile, Corea, Ecuador, Egitto, Emirati, Estonia, Francia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, paesi nordici, Polonia, Perù, Qatar, Scozia, Spagna, Svizzera e Turchia. Diversi responsabili dei padiglioni hanno firmato in anonimato, "per timore di possibili danni fisici, politici o legali", dicono.

 

La lettera sostiene di rispondere "alla richiesta della società civile palestinese di contrastare la normalizzazione dell'apartheid e dell'occupazione israeliana all'interno delle piattaforme culturali internazionali". La formula è quella consueta del boicottaggio culturale: "Il genocidio non può essere tollerato da un'istituzione che si propone di indagare e celebrare i valori umani incarnati dall'arte". Tesi coerente nella sua logica interna, ma che sconta un problema antico: l'arte non è il governo, e l'artista non è il suo stato.

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

 

Non è la prima volta che Israele si trova nel mirino alla Biennale. Nel 2024, il padiglione ai Giardini aveva chiuso i battenti – un gesto di protesta che per paradosso segnava anche una presa di distanza degli stessi artisti israeliani partecipanti dalla politica del loro governo. Stavolta Israele non ha il suo storico padiglione, in ristrutturazione dal 1952, ma uno spazio all'Arsenale.

padiglione israele alla biennale