FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI…
Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia
Vincono tutte, meno l’unica che doveva vincere, la Roma. A volte ti assale il fastidioso sospetto che il calcio sia una materia elementare. Metti un portiere fenomeno, una difesa solida e un buttadentro sufficientemente assassino. Hai già trequarti dell’opera. Aggiungi un centrocampo organizzato, shakera il tutto in una vasca d’umori benestanti e ci sei. Il campionato quest’anno lo vincerà la Juventus.
Non possono farne a meno. Alternativa (molto pallida) Inter o Napoli. Anche oggi Buffon, Handanovic e Reina tra i migliori in campo, difese rocciose, di qua il sollucchero Dybala (che si accompagna a Bonucci e Zaza nell’occasione), di là Higuain (contro il Torino surrogato da Insigne e Hamsik) e Icardi, che tocca due palloni e uno lo mette dentro, regalando all’Inter il golletto su cui speculare la molto iniqua vittoria sull’Empoli per il nono 1 a 0 del campionato, segno che sei l’Arpagone del calcio, sfrutti il centesimo all’osso. C’è poi la Fiorentina, che di speciale ha Paolo Sousa, il nuovo allenatore carismatico, a cui Piazza della Signoria risulterà presto inevitabilmente molto stretta.
Di là, molto di là, la Roma, l’unica del vertice a buttare nel secchio i tre punti con una serie compulsiva di suicidi nello strampalato 3 a 3 di Verona. Un portiere che non ha tutte le rotelle oltre che le consonanti a posto, sospeso tra prodezze e narcolessia, e sempre quel fare da dandy che si sporca il guanto solo perché non ne può fare a meno, in una squadra che avrebbe invece bisogno di qualcuno che soffi fumantino a cominciare dai pali.
Va bene, mancava mezzo mondo e, all’ultimo, anche De Rossi, e si rompe pure Salah, ma se vai in vantaggio di due gol, ti fai riprendere e poi ti ritrovi davanti, neppure tu sai come, non puoi farti riacchiappare in quel modo grottesco a cinque minuti dalla fine, con una barriera di panna e inaugurando il primo gol di fatto sanzionato dall’occhio di falco (nemmeno quelli del Chievo l’avevano vista la palla dentro). Su questa Roma eternamente fragile e irrisolta la iella è una conseguenza naturale. Si appiccica come le mosche.
florenzi in chievo roma
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