demetrio albertini

LA MOSSA DI DEMETRIO - IL CALCIO E’ NEL CAOS E L’EX MILANISTA, GIA’ VICEPRESIDENTE DELLA FIGC, DEMETRIO ALBERTINI SCRIVE UN LIBRO LANCIANDO UNA FICHE PER UN POSSIBILE INCARICO, IN CASO DI COMMISSARIAMENTO DELLA FEDERCALCIO: “IL TALENTO IN ITALIA ESISTE ANCORA. È DAL 2010 CHE PARLO DI SECONDE SQUADRE. SUI 26 CAMPIONI DEL MONDO DELLA SPAGNA, 22 SONO PASSATI DALLE SECONDE SQUADRE" – "ORA ABBIAMO POCHI GIOCATORI ABITUATI ALLE PARTITE DA NON FALLIRE. UNA VOLTA IN NAZIONALE C'ERA CHI LOTTAVA PER LO SCUDETTO. ADESSO TANTI ARRIVANO DA SQUADRE DI MEDIA O BASSA CLASSIFICA. ABBIAMO GIOCATORI CHE HANNO PIÙ PRESENZE IN AZZURRO CHE NELLE COPPE EUROPEE..."

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Stefano Scacchi per “la Stampa” - Estratti

 

DEMETRIO ALBERTINI 45

Mai come in questo momento in Italia, dopo tre assenze consecutive ai Mondiali, si discute di talento. Demetrio Albertini ha appena scritto "Le lezioni del campo" per mettere a frutto quello che ha imparato nella carriera da regista di Milan e Nazionale e, dopo aver smesso, da dirigente federale e manager.

 

In Italia c'è ancora talento?

«Sì, ma manca la strada per poterlo valutare. Non dobbiamo pensare sempre a Totti, Del Piero, Buffon, Pirlo o Maldini. È possibile costruire a prescindere dai fuoriclasse. Guardiamo al tennis: Jannik Sinner è il numero 1, ma è stato delineato un percorso che ha portato anche altri tra i primi dieci del mondo».

 

Che cosa serve per realizzare quella strada?

«Va bene anche copiare quello che fanno altri con ottimi risultati. È dal 2010 che parlo di seconde squadre: 16 anni dopo, ce ne sono appena quattro. E bisogna capire se il Milan proseguirà. Sui 26 campioni del mondo della Spagna, 22 sono passati dalle seconde squadre, tre sono andati nei vivai inglesi e Pedri ha fatto direttamente il salto dalle giovanili alla Liga. Se continuiamo a fare le stesse cose, avremo sempre lo stesso risultato».

DEMETRIO ALBERTINI cover

 

  

Manca coraggio?

«Vengono costruiti buoni giocatori, ma i club spendono per gli acquisti dall'estero. Io non ho niente contro gli stranieri, ho vinto grazie a loro. Ma adesso non arrivano i Van Basten».

 

(...)

 

 La Nazionale ha le basi per ripartire?

«La Nazionale è il risultato di un quadro frammentato. Di un mercato impostato sull'estero, di un sistema con tre Leghe professionistiche, degli interessi di 20 presidenti di Serie A. Detto questo, avremmo sicuramente avuto la qualità per qualificarci ai tre Mondiali persi. Il problema è che siamo troppo pochi».

 

Dipendiamo troppo dalla condizione dei migliori?

 

«Il livello cala se qualcuno non è al meglio al momento decisivo. I Ct non hanno alternative. Abbiamo pochi giocatori abituati alle partite da non fallire. Una volta in Nazionale c'era chi lottava per lo scudetto. Adesso tanti arrivano da squadre di media o bassa classifica. Abbiamo giocatori che hanno più presenze in azzurro che nelle coppe europee. Il campionato sta mostrando segnali incoraggianti. Speriamo non siano situazioni sporadiche».

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Si parla molto dell'assenza di numeri 10, ma mancano anche registi.

 

«Il ruolo è cambiato. Non c'è più la netta delimitazione tra regista e mediano. Già io ero una sintesi: dovevo impostare e difendere, come Di Biagio, Di Matteo o Dino Baggio. Poi c'è stata la fase di Pirlo, Iniesta, Xavi. Ora ci sono più rotazioni in mezzo. Locatelli sta migliorando nella capacità di organizzare la manovra».

 

Che regista le piace?

 

«Lobotka, è molto moderno».

 

(…)

 

«Franco Baresi diceva che non tutti possono giocare a San Siro. Ma se un ragazzo non viene messo alla prova, non sapremo mai se reggerà. Quando ho debuttato a 17 anni, pesava. A 20 anni pesava meno».

 

Cosa ha rappresentato Baresi?

«Era la nostra guida».

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