daniele lele adani

“SO CHE LE MIE URLA NON PIACCIONO A TUTTI, MA NON CAMBERÒ MAI” – IL COMMENTATORE RAI LELE ADANI RISPONDE A CHI LO CRITICA PER LE SUE TELECRONACHE SURVOLTATE E IL MONOLOGO DELIRANTE DURANTE INGHILTERRA-ARGENTINA: “POTRI URLARE DI MENO? MESSI POTREBBE FARE UN PO’ MENO? SIAMO DI FRONTE PROBABILMENTE AL PIÙ GRANDE GENIO DEL XXI SECOLO” – “QUELLA FRASE SU ‘EINSTEIN, DIO, IL DIOS’ MI È VENUTA SPONTANEA, IO PENSO AL DESTINO E A VOLTE CI SONO DEI SEGNI MOLTO PIÙ GRANDI. E SE LI VEDO MI COMMUOVO” – “ANTICIPARE DI UN ANNO L’ESPLOSIONE DELLA NORVEGIA, CAPACE DI FAR FUORI IL BRASILE PALLEGGIANDOGLI IN FACCIA, NON È FORSE UN SERVIZIO PUBBLICO COMPLETO? MA FA COMODO PARLARE SOLO DEL RESTO…” - VIDEO

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Paolo Tomaselli per il “Corriere della Sera”

LELE ADANI

 

Scatolette di miele ovunque. Bustine di camomilla. Bottigliette d’acqua. Nella sua stanza tra i mille svincoli del New Jersey, Lele Adani sta ritrovando la voce.

 

In queste condizioni stasera urlerà un po’ meno?

«Ma secondo lei Messi potrebbe fare un po’ meno?».

 

Intende dire che lei è il Messi dei commentatori?

«No, sto dicendo che io vado dietro a Messi, ad Haaland, a Mbappé, a Lamine Yamal».

 

Soprattutto a Messi.

«Qui siamo di fronte probabilmente al più grande genio del XXI secolo e secondo me contro l’Inghilterra ha fatto la giocata più importante della sua storia con la Nazionale: non ho esagerato, anzi non sono arrivato dove Leo avrebbe meritato arrivassi».

 

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Ha citato Einstein, Dio, il Dios. Tutto già scritto?

«No. Mi è venuto spontaneo, perché io penso al destino, al fatto che a volte ci sono dei segni molto più grandi. E se li vedo mi commuovo: il rapporto tra le parole e la forza emotiva di quello che stiamo vivendo credo sia perfettamente bilanciato».

 

L’urlo non è invasivo?

«Posso anche crederlo, come credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso».

 

Il telecronista Alberto Rimedio cerca di calmarla?

«Io non ho mai visto nessuno prepararsi come Alberto e tra di noi c’è una sintonia bellissima. Come con l’azienda, il direttore Lollobrigida e con Ale Antinelli per i collegamenti da studio: ci sono riscontri incredibili e sono molto felice».

 

Dall’urlo di Tardelli all’urlo di Adani. Invece di discutere delle tonalità dei suoi commenti, non si dovrebbe parlare di calcio?

«Quando metto le cuffie allo stadio e prendo il microfono, so chi l’ha portato prima di me. Ma proprio per questo la profondità del racconto e dell’analisi deve essere totale. Anticipare di un anno l’esplosione della Norvegia, capace di far fuori il Brasile palleggiandogli in faccia, non è forse un servizio pubblico completo? Ma fa comodo parlare solo del resto».

 

Gli italiani hanno perso il fuoco del pallone?

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«Tanti ce l’hanno ancora dentro e molti lo rivivono grazie a questo tipo di accompagnamento. Ho migliaia di messaggi di ragazzi che mi dicono “continua così, ci fai vivere un sogno”. E intendiamoci, non penso di meritarmi tutta questa responsabilità».

 

[…]  Come si pone di fronte al fatto che oggi sarà l’ultima grande partita di Messi?

«Come di fronte a un privilegio. Sarò emozionato, lucido, eternamente grato. Qui a New York dieci anni fa, Leo diede addio alla Nazionale, lo chiamavano Pecho Frio , lo consideravano catalano. E oggi siamo qui: mi fermo, se no mi commuovo. Dico solo che, andato via Diego, Leo ha cominciato a vincere: uno è la continuazione dell’altro».

 

[…] Accanto a lei ci vorrebbe un altro commentatore che palpita per la Spagna?

«No, io vengo accostato agli argentini, ma la chiave è essere accostato al futbol ».

 

LELE ADANI

È anche la chiave anche per tornare grandi?

«Ora in Italia si parla del ct, si è parlato del presidente federale e qui al Mondiale si è discusso di tante cose extra campo. Io dico solamente che se vuoi tornare a giocare a calcio devi andare sui campi e parlare di calcio, lasciando che i ragazzi siano travolti di nuovo da tutto ciò che fa rivivere la magia. Io la vedo così, amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare».

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