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CORRERE UNA MARATONA NON FA BENE - SECONDO UNO STUDIO DELL'UNIVERSITA' DEL COLORADO, DOPO UNA CORSA DI 42 CHILOMETRI, I GLOBULI ROSSI SONO SOGGETTI A UNO STRESS OSSIDATIVO - PIÙ LE DISTANZE DIVENTANO ESTREME, PEGGIO E': I GLOBULI ROSSI DI CHI PARTECIPA A ULTRA-MARATONE DA 170 CHILOMETRI MOSTRANO SEGNI DI INVECCHIAMENTO (SE PROPRIO VOLETE CORRERE, FATELO CUM GRANO SALIS...)
Estratto dell'articolo di Gemma Argento per www.open.online
uomo travestito da big ben corre la maratona di londra 5
Correre è sinonimo di salute, ma cosa succede quando si supera il limite? Negli ultimi anni le ultramaratone, gare sfidanti e impegnative che possono arrivare fino a 170 chilometri, spesso su terreni montuosi, sono diventate sempre più popolari, trasformando la resistenza fisica in una vera sfida al corpo.
Se l’attività aerobica è associata a benefici ben documentati, dagli effetti cardiovascolari alla longevità, le distanze estreme iniziano a sollevare interrogativi diversi. Non solo su muscoli e articolazioni, ma anche su ciò che accade a livello microscopico: che impatto ha uno sforzo così prolungato sul sangue e, in particolare, sui globuli rossi che trasportano ossigeno in tutto l’organismo?
Per capire cosa accade davvero al sangue durante uno sforzo così prolungato, il team guidato dal professor Angelo D’Alessandro dell’University of Colorado Anschutz ha analizzato campioni di due gruppi di runner: 11 atleti impegnati in una gara da 40 chilometri e 12 partecipanti a una ultramaratona da circa 170 chilometri, prelevati poche ore prima e dopo la competizione.
In entrambi i casi, i globuli rossi mostravano segni di stress ossidativo, cioè danni causati dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS): molecole altamente instabili prodotte dal nostro organismo quando aumenta il consumo di ossigeno. Il team di ricercatori ha rilevato come in condizioni di sforzo intenso, queste molecole possono accumularsi e “ossidare” proteine e membrane cellulari, «alterandone la struttura».
Nei runner delle distanze estreme questi effetti risultavano molto più marcati: «I globuli rossi accumulano danni e appaiono più vecchi», osserva D’Alessandro. Dopo l’ultramaratona, le cellule tendevano a perdere la loro tipica forma a disco, fondamentale per deformarsi e attraversare i capillari, assumendo una configurazione più sferica. «In questa forma i globuli rossi fanno più fatica a passare attraverso la milza e vengono eliminati più facilmente dal sistema immunitario», spiega il ricercatore Travis Nemkov al New Scientist. «Un cambiamento che le rende meno flessibili e accelera il loro normale processo di degradazione».
Dopo l’ultramaratona, i ricercatori hanno osservato un calo di circa il 10% dei globuli rossi, legato alla loro eliminazione più rapida da parte dell’organismo. Un dato che gli scienziati spiegano riflettere l’accelerazione del normale processo di ricambio cellulare e che almeno nel breve termine, «non è sufficiente a causare anemia clinica, perché compensato dalla produzione di nuove cellule». [...]
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