DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA…
“COSI’ FAN TUTTI” – ECCO COME AVREBBE RISPOSTO IL CENTROCAMPISTA DELLA JUVE NICOLO’ FAGIOLI A CHI, DURANTE L’INTERROGATORIO SUL CASO SCOMMESSE, GLI HA CHIESTO SE FOSSE A CONOSCENZA DELLA GRAVITA’ DELLE CONTESTAZIONI – FAGIOLI, CHE RISCHIA 3 ANNI DI SQUALIFICA, STA COLLABORANDO CON GLI INQUIRENTI (IN OTTICA DI UN EVENTUALE PATTEGGIAMENTO?) – IL PAPA’ DEL BIANCONERO: “DUBBI SULLE ACCUSE CONTRO NICOLÒ. DOVE SONO I PROCURATORI QUANDO SERVONO?”
L’architrave dell’inchiesta sportiva è Nicolò Fagioli. Durante l’interrogatorio, a Fagioli sarebbe stato chiesto se fosse a conoscenza della gravità delle contestazioni - almeno tre anni di squalifica - e lui, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe risposto che sì, nell’ambiente se ne parla e che c’è pure formazione sul tema fin dai settori giovanili, ma che “così fan tutti”.
SANDRO TONALI - NICOLO ZANIOLO - NICOLO FAGIOLI - MEME FEBBRE DA CAVALLO
E quindi... i calciatori sono consapevoli dei rischi delle scommesse ma sono anche convinti di essere dentro una rete di protezione capace di eliminare certi rischi. Che invece sono notevolissimi. La collaborazione con gli inquirenti permetterà a Fagioli di giocarsi una possibilità nell’eventuale patteggiamento pre-deferimento (sconto di pena fino al 50%, i suoi legali ci stanno lavorando) o post deferimento (un terzo). Ma c’è una possibilità che potrebbe emergere con prepotenza: l’illecito sportivo.
IL PADRE DI FAGIOLI
Estratto da repubblica.it
Torna a casa con in mano il sacco del pranzo, comprato in trattoria. Lo fa spesso, dopo mattine di lavoro che cominciano presto e non si sa quando finiscono. «Non dico niente su quello che avrebbe fatto mio figlio. Non è il momento. Molto di quello che leggo su di lui non è vero, ma se provassi a spiegarlo adesso non mi ascolterebbe nessuno», dice Marco Fagioli, rappresentante di prodotti farmaceutici, papà di Nicolò.
NICOLO ZANIOLO NICOLO FAGIOLI SANDRO TONALI
Parla di stupore e di fulmini a ciel sereno, eppure pare calmo. «Non lo vedo da domenica. Col senno di poi, posso dire che forse qualcosa lo turbava, ma non immaginavo niente del genere». Non si è fermato nemmeno un momento, cerca di fare la vita di sempre. «Come mia moglie, lavoro tutto il giorno. Ovviamente siamo vicini a nostro figlio, come lo siamo sempre stati. Ma non possiamo fare miracoli».
Quando pensa a quel che è successo a Nicolò, e ad altri giovani calciatori come lui che avevano tutto ma volevano di più, guarda avanti, per evitare che possa accadere ad altri. «I club per tante ragioni non possono stare dietro ai calciatori in tutti gli aspetti della loro vita, né possiamo farlo noi genitori, una volta che i nostri figli diventano adulti e professionisti. Sarebbe utile che fossero i procuratori a mettere in guardia i giovani giocatori rispetto ai rischi a cui vanno incontro. Dovrebbero seguirli e consigliarli, sarebbe prezioso. Dovrebbero aiutarli a capire quali impegni si assumono nel momento in cui firmano un contratto. Così giustificherebbero quel che guadagnano».
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