nazionale italiana di rugby femminile 1

DONNE CON LE PALLE (OVALI) – CHI LO DICE CHE IL RUGBY SIA UNO SPORT SOLO PER I "MACHO”? LA NAZIONALE ITALIANA DI RUGBY FEMMINILE È UNA DELLE PIÙ FORTI IN CIRCOLAZIONE – NEGLI ANNI PASSATI, GLI AZZURRI HANNO FATTO COLLEZIONE DI "CUCCHIAI DI LEGNO" AL SEI NAZIONI MENTRE LE AZZURRE HANNO OTTENUTO RISULTATI MIGLIORI - ANTONELLA GUALANDRI, PRIMO VICEPRESIDENTE DONNA DELLA FEDERAZIONE RUGBY: “CI SONO TANTI GENITORI ANCORATI AL PENSIERO CHE QUESTA SIA UNA DISCIPLINA SOLO PER MASCHI, VIOLENTA. E' SBAGLIATO…”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Massimo Calandri per “il Venerdì di Repubblica”

 

nazionale italiana di rugby femminile 4

Ora tutti tifano per i rugbisti italiani, che hanno recentemente battuto i Maestri dell'Inghilterra. Giusto. Ma negli anni passati, quando gli azzurri facevano collezione di Cucchiai di Legno […], a tenere alto l'onore italiano, nelle mischie del Sei Nazioni, ci hanno sempre pensato loro: le ragazze. In 17 edizioni del torneo sono arrivate ultime una sola volta.

 

Ogni stagione, almeno un successo. Due, tre. Hanno scritto pagine storiche: nel 2010, la prima vittoria di una Nazionale ovale a Cardiff, Galles, culla di questo sport. E quattro anni fa hanno raggiunto i quarti di finale nella Coppa del Mondo, traguardo che i maschi inseguono – invano – da sempre. Nel ranking mondiale sono in nona posizione. Gli azzurri? Un gradino più sotto: decimi. […]

antonella gualandri

 

INCONSAPEVOLE MACHISMO

Il Sei Nazioni femminile 2026 è appena cominciato. L'Italia giocherà due partite a Parma: con la Scozia il 25 aprile, con l'Inghilterra il 9 maggio. […] «Li vivo anche io, sulla mia pelle: ci sono molti addetti ai lavori che restano spiazzati, quando mi incontrano. Un inconsapevole "machismo": hanno difficoltà a rapportarsi come fanno invece coi miei omologhi maschi. Un vero peccato»: Antonella Gualandri è il primo vicepresidente donna della Federazione rugby.

 

«Ma ci sono anche tanti genitori ancorati al pensiero che questa sia una disciplina solo per maschi, violenta. Niente di più sbagliato: è un gioco di contatto, con regole precise. Adatto a tutte le tipologie fisiche. Soprattutto, è una scuola di vita. Rispetto, sostegno reciproco, coraggio e capacità di rialzarsi insieme. In campo – e fuori – non si è mai sole: è un messaggio potentissimo, soprattutto di questi tempi».

 

giuliana campanella

[…] Giuliana Campanella, team manager e a suo tempo azzurra con tante vittorie ed esperienze, una vita con la palla ovale: «All'inizio rimani incastrata, poi diventa una malattia. Una storia d'amore». Aveva cominciato adolescente alla fine degli anni Ottanta, in una frazione di Messina, Castanea. «Amicizie, viaggi, avventure: libertà. E lacrime: come quando ho dovuto rinunciare ai mondiali del 2007, perché dovevo allattare la mia seconda figlia nata in Nuova Zelanda».

 

[…] NINNA-NANNA IN TRIBUNA

La prima partita di rugby femminile giocata in Italia è della primavera 1980. Cinque anni dopo, l'esordio del campionato e delle azzurre, che a Riccione affrontarono la Francia: finì zero a zero. Una delle pioniere si chiamava Mansueta Palla, ma non fatevi ingannare dal nome: si prese due giornate di squalifica per aver colpito con un pugno un'avversaria.

elisa giordano

 

[…] Elisa Giordano, il capitano, dice che oggi la squadra ha soprattutto il pregio di «non mollare mai»: «E poi c'è unione, una famiglia vera, ma anche leggerezza, sorrisi. Ci divertiamo, a partire dalla playlist (musica techno e rap) che facciamo insieme, e ci accompagna negli allenamenti». Prima dell'ultima partita, sugli armadietti dello spogliatoio ciascuna di loro ha trovato una foto di quando aveva cominciato, da bambina: si sono commosse.

 

Anche Michela Merlo è una mamma, fino a poco tempo fa giocava nel ruolo di pilone. «Ho cominciato tardi, a 26 anni: prima tanta pallavolo, softball, pattinaggio. Questo sport mi ha fatto stare bene: con me, e gli altri». Ora è nello staff tecnico della squadra.

francesca sgorbini

 

[…] Francesca Sgorbini, terza linea, protagonista in Francia dove ha già vinto uno scudetto. Aveva cominciato con le Formiche di Pesaro, a otto anni: «Mi incuriosiva quel pallone, gli strani rimbalzi. Alla fine del primo allenamento, ero coperta di fango dalla testa ai piedi. Mia madre mi si è avvicinata, preoccupata: "Hai visto che non era una cosa da femmine?". Io l'ho guardata, scoppiavo di gioia: "È la cosa più bella del mondo", le ho risposto».

 

[…] In questi anni il rugby femminile è diventato un fenomeno mondiale: giocatrici, spettatori, sponsor. Numeri in crescita esponenziale. In Italia però le tesserate sono circa 5.400. «Poche. Troppi club non hanno ancora una sezione femminile», spiega Antonella Gualandri. «Stiamo investendo, ma possiamo e dobbiamo fare molto di più, perché è un "prodotto" con un grande potenziale.

 

Bisogna continuare a lavorare con forza sugli stereotipi, abbattendo i pregiudizi, portando questo sport nelle scuole e promuovendone il valore educativo e inclusivo. Il mio sogno è partecipare alle Olimpiadi con la squadra a 7 delle ragazze. Perché il rugby è bellissimo. La squadra maschile sta facendo delle cose importanti. Ma le ragazze, venite a vederle: sono straordinarie».

michela merlo nazionale italiana di rugby femminile 2nazionale italiana di rugby femminile 3nazionale italiana di rugby femminile nazionale italiana di rugby femminile 1nazionale italiana di rugby femminile 6nazionale italiana di rugby femminile 5nazionale italiana di rugby femminile 7