FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO…
PROCURA FIGC APRE PROCEDIMENTO SU LULIC
(ANSA) - La Procura federale della Figc, guidata dall'ex prefetto Giuseppe Pecoraro, ha appena aperto un procedimento sulle frasi di stampo razzista pronunciate dal difensore laziale Lulic nei confronti del romanista Ruediger subito dopo la conclusione del derby. Lo apprende l'ANSA in ambienti della federcalcio.
2. DERBY DOTTO
Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia
Striscia la notizia che i giudici federali sarebbero orientati a valutare come non razzistica la frase televisiva di Lulic. Ma, udite, ridete, “semplice violazione dei principi di lealtà sportiva” (articolo 1 del codice di giustizia sportiva). Non può essere vero. Fosse vero, sarebbe scandalo triplicato. Bisogna foderarsi i cinque sensi di qualunque lardoso letame per non cogliere là, piantato nel tenebroso cuore di quella frase, il razzismo nella sua essenza più bruta e pura. Andatevi a riguardare la sequenza se dovete smaltire un residuo di dubbio.
A partita finitissima, un Lulic docciato, composto, nel pieno delle sue facoltà, perfino troppo se paragonato alla temperie del match, non istigato da nessuno, pronuncia quelle parole come fossero i proiettili di un fucile di precisione. Come un cecchino che spara da un tetto. Nel dire “vendeva cinture e calzine” accompagna il colpo con un movimento delle spalle che potenzia lo sprezzante del concetto. Altro che “frase a caldo”, è la lucida, determinazione dello “sniper”, con tutta l’apatia del caso, intesa come assenza di etica oltre che di emozione.
Se non è razzismo questo, i cinghiali sono animali da cortile e Bokassa un sant’uomo. Se non è razzismo questo spiegateci cos’è razzismo.
Razzismo due volte. Nei confronti di un collega nero e nei confronti dei vucumprà, denigrazione gergale dell’africano che macina chilometri nelle spiagge sotto il sole, protetto solo da Allah nel migliore dei casi, per racimolare quel centinaio di euro da mandare alle famiglie a fine mese. O a farsi di birra. Ma sono cazzi loro.
Il punto è che un calciatore milionario (il cui talento specifico, trattare una palla, è mille volte inferiore a quello che serve per convincere due debosciati sotto un ombrellone o appena usciti da un ristorante stellato a sganciare cinque euro per un pacco di miserabili calzini corti), nell’intento d’insultare un collega comunica al mondo, in diretta, che quella del negro vucumprà è la categoria più infima del genere umano, la feccia.
Se davvero assoluzione sarà (qualunque verdetto “non razzistico” vale in questo caso come assoluzione), la spiegazione dell’inspiegabile può essere solo una: il precedente del presidente. L’amabile Tavecchio se n’è uscito pubblicamente più o meno con le stesso concetto un paio d’anni fa. Allora mangiavano banane, oggi vendono calzini, ma sono gli stessi. Non solo assolto, in quel caso, ma premiato con la presidenza della federazione. La stessa per cui sta operando la procura del caso Lulic.
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