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MA E’ IL MILAN O IL SASSUOLO? ZAZZARONI STRONCA LA STRATEGIA DI FURLANI E MONCADA: “LA SENSAZIONE CHE PROVO NEL VEDER ASSOCIATI AL MILAN LOFTUS-CHEEK E LUKA ROMERO, GIÀ PRESI, PULISIC, MUSAH, CHUKWUEZE È DI TROVARMI DI FRONTE A UN SASSUOLO “ANABOLIZZATO”, OVVERO UNA BIG CHE PUNTA SULL’ACQUISTO DI GIOVANI TALENTUOSI, IL CUI COSTO SUPERA RARAMENTE I 25 MILIONI, DA VALORIZZARE E EVENTUALMENTE RIVENDERE A PREZZO RADDOPPIATO DOPO UNA O PIÙ STAGIONI. MA IL MILAN È ALTRO: È UNA NOBILE DEL CALCIO MONDIALE…"
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport
(…) Mi sta incuriosendo non poco la strategia del Milan di Furlani e Moncada: contiene qualcosa di rivoluzionario ma anche altamente rischioso. La sensazione che provo nel veder associati al Milan Loftus-Cheek e Luka Romero, già presi, Pulisic, Musah, Kamada, Scamacca, Fresneda, Reijnders e Chukwueze è di trovarmi di fronte a un Sassuolo “anabolizzato”, ovvero una big che punta sul trading, l’acquisto di giovani talentuosi, il cui costo supera raramente i 25 milioni, da valorizzare e eventualmente rivendere a prezzo raddoppiato dopo una o più stagioni.
L’erede di Ivan Gazidis, Giorgio Furlani, 44 anni, ex Lehman Brothers, Silver Point Capital e Apollo, è un manager di notevole valore, peraltro tifosissimo del Milan (dalla nascita) e profondamente anti-interista. Catapultato da Elliott sul pianeta Papalla, comincia soltanto ora ad assimilare dinamiche, linguaggio e equilibri del non-sistema.
Per un istante può aver provato ad imitare Marotta, il vecchio Beppe ha però impiegato quarant’anni e tanta Juve per diventare quel che è. Geoffrey Moncada, 37 anni, due più di Giovanni Manna, diesse della Juve, è invece uno specialista dello scouting. I due stanno rispettando fedelmente le indicazioni di Gerry Cardinale che non deve aver considerato i rischi che un progetto del genere comporta.
Provo a essere più chiaro: a Sassuolo tutto è permesso e devo dire che Carnevali sta facendo cose eccellenti: il club non conosce la pressione mediatica, né tifosa, per cui l’amministratore può azzardare anche qualche scommessa, pur senza rinunciare alla competitività. Nessuno gli chiede lo scudetto o la zona Champions.
Il Milan è altro: è una nobile del calcio mondiale, il club italiano più conosciuto all’estero, ha una tifoseria eccezionale e presentissima e l’obbligo di puntare al titolo sportivo.
Apprezzo le buone intenzioni del nuovo management demaldinizzato, provo tuttavia a metterlo in guardia sui possibili effetti di una campagna anomala per un top club, ancorché attenta ai contenuti tecnici.
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