DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA…
Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia
Il gol fake di Badelj nella cruna dell’ago, a otto minuti dalla fine, è l’incidente che non modifica la sostanza delle cose (da annullare, per fuorigioco attivissimo di Kalinic). Detto che Fiorentina e Roma si stavano accompagnando per mano nella sconsolante mediocrità di uno 0 a 0 inutile, dove l’unica tinta forte era quella delle maglie, la mia ambizione è solo una.
Voglio tanto stringere la mano e misurare dalla testa ai piedi quei geni che si sono inventati maglie come quella dell’Inter (giovedì sera in Europa League) e della Roma a Firenze. Dieci cazzotti nell’occhio, quelle macchie fluo che di solito si attribuiscono a un effettaccio lisergico o al difetto di una televisione da buttare in una discarica. Non puoi immaginare che da maglie così possa uscire qualcosa di buono. E persino la botta a colpo sicuro di Nainggo si rifiuta di andare in rete e va a sbattere sul palo. Se ti cali dentro maglie così non puoi vincere mai. Soprattutto se sei già di tuo una squadra vecchia, stanca e macchinosa.
La sconfitta della Juve a San Siro doveva essere, s’immaginava, un eccitante forte. Non è così. Gli unici eccitati sono Spalletti in panchina e Strootman in campo. La Fiorentina campicchia sulla taurina onnipresenza di Sanchez, senza il suo miglior Borja Valero e sulla solidarietà di Rizzoli che non fischia un rigore che c’è alla Roma e assegna un gol che c’è alla Fiorentina. Davanti, il solito Dzeko. Si sbatte lodevole, ma tra lui e la porta c’è idiosincrasia vera.
L’organico Roma è così stretto e quello stretto così poco credibile agli occhi del mister che Spalletti preferisce far giocare un De Rossi inverosimilmente fermo e scombinato piuttosto di un Paredes almeno sano. Se aggiungi che Strootman ha il diavolo in corpo ma non ancora il velluto nei piedi e che di Nainggo gira solo un sagomato, perché quello vero è rimasto sul prato dell’Olimpico la sera del Porto, ne risulta una Roma statica e, quel che è peggio, poca fiduciosa di poter essere altro. C’era poi, inesorabile, il dato statistico. Venti risultati utili consecutivi in campionato anelavano solo di essere interrotti. Totti è la mossa del talismano, cioè la mossa della disperazione, Iturbe è solo disperazione.
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