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Giuseppe De Bellis per “il Giornale”
È finita l' era del «non parlo dei singoli». Ora si fa e lo si fa per criticarli.
Garcia, che di fronte ai microfoni dice: «Il tiro di Medel non sembrava uno di Neeskens e Szczesny doveva fare di più». Sempre Garcia, che critica Pjanic per l' espulsione: «Non c' era bisogno di protestare per due falli di mano dei giocatori dell' Inter, soprattutto se poi prendi il secondo giallo proprio per un fallo di mano.
rudy garcia foto mezzzelani gmt028
Ci ha lasciati in dieci e ci ha lasciati anche per la prossima partita». Non è il solo, Garcia. A metà settimana era successo ad Allegri che, in diretta, aveva attaccato tutti i giocatori dopo la partita col Sassuolo, venendo meno al tradizionale e noiosissimo rito del «le cose che non funzionano ce le vediamo tra di noi nello spogliatoio».
Anche Maurizio Sarri che, dopo aver visto le immagini dell' uscita dal campo di Insigne, seccato per la sostituzione, dice: «Dovrà spiegare ai compagni perché s' è comportato così, a me non fa né caldo né freddo».
È una bella novità, questa. Se si chiede più trasparenza, avere il coraggio di dire ciò che si pensa di una prestazione o di un errore di un giocatore singolo è un passo avanti, evita la ripetitività del commento post partita, contribuisce a rendere più interessanti le conferenze stampa degli allenatori. I calciatori si offendono? Si adegueranno, non preoccupatevi.
Sono più intelligenti di quanto per anni si sia creduto. Pensate che Pjanic non lo sappia di aver fatto un errore? Lo sa, e l' allenatore che glielo rinfaccia sinceramente lo aiuta a elaborare il perché l' abbia commesso.
Se ogni allenatore si sentirà finalmente libero di criticare in diretta i singoli senza che questo venga vissuto come un' anomalia, anche i calciatori diventeranno più interessanti, più liberi, meno scontati. Non è vero che bisogna soltanto giocare a pallone. Parlarne fa parte del mestiere, del loro oltre che del nostro. Bene o male non è un dettaglio.
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