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“L’ITALIETTA DEGLI AGNELLI SE NE FOTTEVA DELL’OBBLIGATORIETÀ DELL’AZIONE PENALE” – LO SDEGNO DEL “FATTO” PER L’INTERVISTA DI ANTONIO GIRAUDO A "LA STAMPA", IN CUI L’EX AD DELLA JUVE SU CALCIOPOLI HA AMMESSO: “CON GIANNI AGNELLI IN VITA NON SAREBBE SUCCESSO”. E POI: “CI HANNO SEGUITI, INTERCETTATI E SPIATI PRIVATAMENTE. CON GIANNI E UMBERTO AGNELLI SAREBBE PREVALSO IL CODICE DI RISPETTO CHE VIGEVA NEL CAPITALISMO” – “EVVIVA LA SINCERITÀ. IL RISPETTO, CONCETTO PRINCIPE ANCHE NELLA PRASSI MAFIOSA, VIENE INTESO COME SINONIMO DI IMPUNITÀ E DI OMERTÀ” – IL “TIC INQUISITORIO” CONTRO I RIVALI DELL’INTER...
GIRAUDO
Fabrizio d’Esposito per “il Fatto quotidiano” - Estratti
L’Italietta degli Agnelli se ne fotteva dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Ché è vero che da un lato ci sono la Carta e le leggi, ma dall’altro c’è il muro di gomma del cinico realismo di quelli che una volta erano davvero i poteri forti del Paese.
Difficile non sobbalzare infatti, per lo sdegno più che per la meraviglia, dinanzi a due frasi che il redivivo Antonio Giraudo ha consegnato ieri ad Alessandro De Angelis, vicedirettore della Stampa, in un’intervista.
Si parla ovviamente della Calciopoli bianconera nei primi anni Dieci e l’ex ad della Juventus dice: “Con l’Avvocato e il Dottore viventi (rispettivamente Gianni e Umberto Agnelli, ndr) non sarebbe successo nulla di quello che è successo”.
E poi: “Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo”.
Evviva la sincerità. Il rispetto – concetto principe anche nella prassi mafiosa – viene inteso come sinonimo di impunità e di omertà. Per non dire dell’uso del verbo scelto: permettere, che implica un rapporto servile tra i poteri forti e il resto del mondo, compresi i magistrati.
Giraudo faceva parte della famigerata Triade – lui, Bettega e Moggi – al comando della Juve che truccava i campionati di Serie A e vinceva scudetti farlocchi (due revocati). Alla fine venne condannato per associazione per delinquere ma la sentenza fu annullata per la classica prescrizione.
Nell’intervista regala un’altra perla cinica e immorale. Difende se stesso, riprendendo una definizione di Piero Sandulli, presidente della Corte Federale della Federcalcio: “Il calcio è un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici”. Cattive abitudini, capito? Non reati.
Come se i comportamenti si misurassero solo in base alle norme e non alla propria coscienza. Peraltro, Giraudo non disdegna il tic inquisitorio, a proposito di cattive abitudini, quando si tratta di accusare gli avversari storici dell’Inter, non citati: “Mi sembra si stia parlando molto di una certa ‘arbitropoli’. (...)
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