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Matteo Magrini e Matteo Pinci per “la Repubblica”
La cena più amara dei suoi tre anni a Firenze Vincenzo Montella l’ha consumata ieri, nella sua villa romana. Alle 20.30 l’annuncio sul sito della Fiorentina per rendere nota la decisione presa già da qualche ora: Diego e Andrea Della Valle si dicono «costretti per il bene della società ad esonerare Vincenzo Montella».
Finisce così la storia d’amore tra l’ex aeroplanino e la società viola, per la verità incrinata da settimane ormai: «È venuto meno il rapporto fiduciario necessario per la prosecuzione di qualunque rapporto », scrive il club. Che scandisce con 126 parole una più dura dell’altra la fine del legame con il tecnico: «Ci saremmo aspettati un comportamento più chiaro, più rispettoso e meno ambiguo ».
E spiegato dalla società come la «precisa volontà di liberarsi da un contratto perché contenente una clausola che l’allenatore non ritiene più nel suo interesse». Ecco il nodo della questione: quei 5 milioni di clausola che già a gennaio il tecnico avrebbe voluto cancellare, e che — secondo il club — a fine stagione erano diventati la questione centrale. Per Montella c’era anche altro (programmi, obiettivi e rinforzi), ma certo la frattura era ormai insanabile.
La Fiorentina a questo punto rischia di dover corrispondere al tecnico i 2 milioni netti a stagione per i prossimi due anni e contemporaneamente trovare un sostituto: Paulo Sousa, ex centrocampista di Juve e Inter e oggi alla guida del Basilea, è nettamente favorito su Ventura, Donandoni e Spalletti: Pradé ci ha già parlato due volte e l’ha anche incontrato in Svizzera.
Paradossalmente la rottura arriva dopo la nota in cui Della Valle chiedeva 5 giorni fa a Montella di «non temporeggiare ulteriormente », a cui il tecnico aveva risposto dicendosi «disponibile a continuare con entusiasmo ».
La clausola però è ancora valida e rischia di regalare una lunga coda legale alla vicenda: si può impedire a un allenatore esonerato di lavorare altrove? Montella sta pensando comunque di fermarsi un anno. Eppure sabato è stato avvistato a Trigoria, ufficialmente per seguire il figlio, giocatore degli Allievi della Roma.
gervinho foto mezzelani gmt015
In fondo, Rudi Garcia proprio felicissimo non è. «Dobbiamo vendere prima di comprare», aveva detto a fine campionato. Quasi profetico visto che Gervinho, forse il pezzo a lui più caro dell’organico, è ormai un giocatore dell’Al Jazira, club di Abu Dhabi in cui gioca anche l’ex romanista Vucinic.
Un affare per le casse del club giallorosso che l’aveva acquistato per 10 milioni (bonus compresi) e oggi lo rivende a 14. Il più soddisfatto però è proprio Gervinho, che per trasferirsi negli Emirati incasserà 7 milioni netti a stagione, il triplo di quanto prendeva in Italia.
Come da profezia, ora la Roma comprerà: Sabatini vedrà oggi il ds del Cagliari Capozucca per chiudere il riscatto di Nainggolan. Sabato a Berlino l’ultimo tentativo di inserimento della Juve: 15 milioni per la metà del Cagliari. Nulla di fatto però, la priorità è ai giallorossi.
Sul mercato potrebbe invece finire Pjanic a fronte di un’offerta da 25-30 milioni, soldi che la Roma vorrebbe investire sul francese Kondogbia, su cui però il Milan è in netto vantaggio. Piaceva anche all’Inter, che ora pensa a Thiago Motta, Mario Suarez e Felipe Melo. Intanto prende il 22enne del River Kranevitter, da girare a Chievo o Samp.
La Lazio avrà ancora Klose, che ha annunciato la volontà di restare un altro anno, come ds il Napoli ha scelto Giuntoli, ex Carpi, e chiede il prestito di Immobile al Dortmund. Il Cagliari per la panchina aveva scelto Ranieri offrendo meno di 400mila euro all’anno. «Irricevibile» la risposta del tecnico, deluso e arrabbiato. Almeno quanto Montella.
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