malago marotta

"MANCINI O CONTE, DECIDA MALAGO’, NON MAROTTA" – ZAZZARONI PUNGE IL PRESIDENTE DELL’INTER BEPPE MAROTTA, "IL KISSINGER DEL CALCIO" REGISTA DELL’OPERAZIONE CHE HA PORTATO MALAGO’ AL VERTICE DELLA FEDERCALCIO: “NON PUO’ TRATTARE IL NEOPRESIDENTE FIGC COME UN RAGAZZO DI BOTTEGA. INDIRIZZARE LA POTENTE MACCHINA PALLONARA VERSO LA SCELTA DI UN ALLENATORE CHE NON SIA MANCINI E' UN’INACCETTABILE INGERENZA. CONTE È UNO DEI MIGLIORI TECNICI AL MONDO MA DOVRÀ ESSERE UNA SCELTA ESCLUSIVA DI MALAGÒ. LE MANI DELLA LEGA CALCIO SUL CT DELLA NAZIONALE FANNO RABBRIVIDIRE…”

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Ivan Zazzaroni per corrieredellosport.it

giovanni malago foto mezzelani gmt 216

 

Lo chiamano, e a lui non dispiace, l’Henry Kissinger del calcio e forse con il tempo anche Beppe Marotta si è convinto che non esista afrodisiaco più potente del potere peraltro mai confessato, ma non vorremmo che come il celebre colonnello dipinto da Garcia Marquez, smarrito nella logorante gestione del potere stesso, il presidente dell’Inter cominciasse a perdere la rotta.

 

 

Della Federcalcio, che ha eletto con percentuali da ex blocco sovietico, applausi, commozione e buoni propositi il proprio presidente non più di settantadue ore fa, Marotta è un semplice consigliere. Un consigliere molto ascoltato e rispettato, è fuor di dubbio, ma non il padrone.

giuseppe marotta foto mezzelani gmt 246

 

Ne consegue che la pretesa di commissariare ab origine i ragionamenti di Giovanni Malagò sul nuovo tecnico della Nazionale e indirizzare la potente macchina pallonara verso la scelta di un allenatore che non sia Mancini brilla al tempo stesso come un arbitrio e un’inaccettabile ingerenza.

 

Non si può chiamare in soccorso un dirigente del valore internazionale di Malagò per poi trattarlo come un ragazzo di bottega e non si possono armare conventio ad excludendum (influenza lotitiana) sul nome di un tecnico, Roberto Mancini, appunto, che potrà non essere simpatico (non lo era neanche da giocatore) ma è un allenatore che con i club ha vinto ovunque e resta il primatista assoluto (al mondo) di partite consecutive in Nazionale senza sconfitte. Trentasette totali, per tre anni esatti di gioia in cui - oggi sembra fantascienza - battevamo Olanda, Spagna e Inghilterra, passeggiavamo con la Turchia, irridevamo la Bosnia e vincevamo un Europeo. 

 

giovanni malago foto mezzelani gmt 202

Non è ciò che serve? Non è ciò di cui abbiamo assoluto bisogno? Contrastare la logica dei numeri, per un uomo come Marotta, è una preoccupante deviazione dal raziocinio e, nel caso di Mancini - esempio deteriore da mettere alla berlina come nella Cina di Mao e simbolo da colpire per educare non si sa bene chi - rivela un’inquietante deriva moralistica che con tutto l’affetto per il calcio italiano, sembra, a essere gentili, un filo incongrua.

 

Mancini, per aver accettato di mettere a posto le generazioni familiari a venire grazie all’offerta dei sauditi, andrebbe bandito a vita, mentre si chiudono entrambi gli occhi di fronte alle nefandezze di moltissime (e opache) realtà societarie anche di primissimo piano, il fair play finanziario somiglia a una barzelletta, il disastro del sistema è di evidenza solare e nelle categorie inferiori, dove a turno le società falliscono ogni tre mesi, come ha rivelato l’inascoltato Marani, arrivano a stento le briciole delle briciole. 

 

Come ricordavo giorni fa, bisogna provare a essere seri, a non sprofondare nel ridicolo e stare attenti, attentissimi, a non cadere nella trappola del paradosso. Perché se poi scoprissimo che l’avido Mancini è stato fatto fuori per una questione etica e il candidato di Marotta, abituato a stipendi meritatamente robusti, recalcitrasse di fronte all’offerta della Figc e per aiutarlo a convincersi si fosse costretti a ricorrere all’autotassazione (consigliata? Suggerita? Imposta?) degli stessi club di serie A, allora sì che ci sarebbe da ridere. O da piangere? 

CONTE MANCINI

 

Antonio Conte è uno dei migliori tecnici al mondo, lo ammiro da sempre: merita di nuovo la panchina azzurra, ma dovrà essere una scelta esclusiva di Malagò. Le mani della Lega calcio sul ct della Nazionale fanno rabbrividire. Anche se - qualcuno me lo ricorderà certamente - i club sono il motore del sistema.

Mancini o Conte, Conte o Mancini: decida il neopresidente. Che non ha cambiali da pagare.

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