TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO…
“CESC FABREGAS È L’UNICA AVANGUARDIA NEL NOSTRO CALCIO SOCCOMBENTE” – MARCO CIRIELLO – “SOLO L’ANNO SCORSO IL GIORNALISMO ITALIANO SI RIVOLTÒ CONTRO LO STRANIERO FABREGAS E TUTTI ERANO PER MAX ALLEGRI CHE, IN CHAMPIONS COL NAPOLI CONTRO L’ARSENAL È APPARSO COME UN UFFICIALE DELLA GRANDE GUERRA, CON LA SUA AREA DI RIGORE RIDOTTA A TRINCEA E DOPO ANCHE COL CORAGGIO DI DIRSI ORGOGLIOSO DI AVER PERSO DI UN SOLO GOL” – “SE SI GUARDA IN PARLAMENTO O NEL CINEMA ITALIANO O NELL’INTERA SOCIETÀ ITALIANA ALLEGRI DIVENTA AUTORITRATTO, BANDIERA, BIOGRAFIA DI UNA NAZIONE CHE HA PAURA DI OSARE, ATTACCARE, CAPOVOLGERE” – “NONOSTANTE ESPORTIAMO ANCORA ALLENATORI, IL NOSTRO È UN PENSIERO, CALCISTICO, DEBOLE. LE MANCATE PARTECIPAZIONI AL MONDIALE SONO L’EVIDENZA DELLA DEBOLEZZA DEL NOSTRO CALCIO CHE..."
Estratto dell’articolo di Marco Ciriello per Domani
Cesc Fàbregas non lo sa, ma prima di lui a Como c’era Aldo Buzzi che, con un percorso simile e molto più tempo, dall’eccentricità e dalla marginalità è arrivato alla centralità della letteratura e della vita. Ieri stanze, oggi squadra: di fantasia.
Ora che il Como è l’ipotenusa longanesiana sulla quale costruire il quadrato del calcio italiano, verrebbe da dire con Totò: Ma fateci il piacere. Sì, quello di ascoltare i Don Chisciotte che sembrano personaggi di fantasia e invece lo sono di realtà.
Solo l’anno scorso, […] il giornalismo italiano si rivoltò contro lo straniero Fàbregas, colpevole di avere un’altra lingua – in campo e nella vita – e un altro mo(n)do. Ora, dopo il primo turno di Champions League che ha visto il Como fàbregasiano strapazzare […] il Lipsia […], tutti sono saliti sulle sponde del Lago dove volge il ramo d’incipit di Manzoni e soprattutto svettano le idee di Cesc.
LA TRINCEA DI ALLEGRI
Solo l’anno scorso, […] tutti erano per Max Allegri che, la sera prima del Como, nella sua partita di Champions col Napoli contro l’Arsenal, è apparso come un ufficiale della Grande Guerra, con la sua area di rigore ridotta a trincea e dopo anche col coraggio di dirsi orgoglioso di aver perso di un solo gol.
[…] Se si guarda in parlamento o nel cinema italiano o nell’intera società italiana Allegri diventa autoritratto, bandiera, biografia di una nazione che ha paura di osare, attaccare, capovolgere. […]
Confrontando il Como di Fàbregas che aggredisce il Lipsia esordendo in Champions con una vittoria e quattro gol con il Napoli – ormai veterano della competizione europea – che invece ripara in area rinunciando al gioco, così basso da giocare con la difesa a Coroglio mentre l’Arsenal palleggiava per Fuorigrotta, ne viene fuori una mappa da far invidia a Ilvo Diamanti.
Per un anno il Como, con l’allenatore alieno, i calciatori giovani e sì, tanti soldi indonesiani provenienti dalla famiglia Hartono, ha conquistato la qualificazione in Champions lottando in campo contro le squadre e fuori contro la narrazione che i maestri non vanno mangiati in salsa piccante. […]
PENSIERO DEBOLE
Unendo le panchine e ascoltando la lingua di Camilo José Cela appariva evidente a tutti, persino agli scudieri di Allegri, che Pep Guardiola ha più discepoli di Lutero ed è influente come la Scuola di Francoforte. E questo ci dice che nonostante esportiamo ancora allenatori – Maresca, Farioli, Italiano, Ancelotti, De Zerbi, Cannavaro, Montella, Inzaghi – il nostro è un pensiero, calcistico, debole.
Le mancate partecipazioni al Mondiale sono l’evidenza della debolezza del nostro calcio che è diventato come il nostro parlamento un luogo di retroguardia.
[…] Lo sport nazionale è soccombente. Boccheggia nelle competizioni europee e traccheggia nel campionato nazionale, dove l’unica avanguardia è data da Fàbregas e dal Como.
Per i suoi detrattori si tratta di un esperimento di stranieri in una piccola città lombarda, dove però già una volta ci fu un esperimento d’avanguardia sempre attraverso l’uso dello spazio che poi divenne un esempio.
[…] E soprattutto esempio per l’Italia della conservazione, per l’Italia della serialità televisiva e cinematografica Rai divenuto verbo: registre -Rai, recite -Rai, scrive -Rai, viv-Rai, con Montalbano che si impone rispetto a Benedetto Croce e Mattia Torre, con i marescialli, i preti, i bastardi, le indagatrici e i commissari che diventano esempi di vita e d’indagini, smentiti dalla realtà: sul caso Valter Lavitola non c’è stato un giallista italiano che sia intervenuto o abbia formulato ipotesi, eppure a dominare il neoneorealismo italiano sono stati Lavitola e Ranucci, con quest’ultimo che ha anche scalzato Tinto Brass nell’eros che si fa a parole.
SEGNARE DI PIÙ
Quando Gianni Brera teorizzò la giustezza del Santo Catenaccio con l’appoggio di Luigi Veronelli c’era una Italia che mangiava poca carne, dove Gigi Riva era l’unico Superman e Gianni Brera era il Paolo VI del pallone: gracile ma colto, piccolo ma intelligente e ci vinse pure un Ballon d’Or, oggi che nei nomi dei candidati non c’è un italiano e solo uno straniero che gioca in Italia: Lautaro Martínez dell’Inter.
Ma dopo quest’anno di Champions League del Como ci sarà di sicuro Nico Paz che è il Kakà di Fàbregas: ragazzo argentino che ha preferito quel ramo del lago al Santiago Bernabéu. Quando Gianni Brera difendeva il Santo Catenaccio con la miglior difesa si vinceva il campionato, che rimane ancora un dato importante ma che sta cambiando con la lentezza italiana, e negli ultimi venticinque anni comincia a vacillare.
Ovvero, non basta o se ne può fare a meno, basta segnare di più come suggeriva l’inascoltato Zdenek Zeman che in Italia ha strappato più di Slavoj Zizek.
L’anno scorso la miglior difesa è stata quella del Como (che ha avuto anche il secondo miglior attacco dietro l’Inter che segnando di più ha vinto), e non giocando in trincea come il Milan di Allegri, ma semplicemente giocando, tenendo il pallone, passandoselo e verticalizzando appena si crea o si riesce a inventare un corridoio, come ha fatto contro il Lipsia con Nico Paz riscrivendo la spazio come ieri faceva Giuseppe Terragni con la Casa del Fascio.
Se l’anno scorso Cesc Fàbregas rischiava di diventare la gloriosa figurina del calcio inascoltato e alieno, quest’anno dopo tre turni di campionato e uno di Champions è la soluzione da seguire, ma non si diventa Fàbregas con un giro da derviscio, tocca essere ossessionati, e gli italiani sono pigri: in parlamento, sulla pagina e nella vita, tranne per alcune generazioni che c’han dato il Risorgimento, la Resistenza e il Boom economico. Non basta uscire dall’acqua allegriana e venirsi a sdraiare sul ramo fàbregasiano.
cesc fabregas como
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fabregas allegri
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