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OSTREGA! DALL’ANALISI DEL VOTO ALLE AMMINISTRATIVE DI VENEZIA SI CAPISCE COME HA FATTO VENTURINI A SURCLASSARE MARTELLA - I CASI VENEZI E BIENNALE, COME DAGO DIXIT, NON HANNO SPOSTATO VOTI: IL SENATORE DEM HA VINTO SOLO TRA I 50MILA ABITANTI DEL CENTRO DI VENEZIA. I RESTANTI 150MILA ELETTORI, TRA MARGHERA E MESTRE, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE, HA PREMIATO SIMONE VENTURINI, EX ASSESSORE DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO BENE - IL ROMANZIERE TIZIANO SCARPA: “A VENEZIA ORMAI CI SIAMO RASSEGNATI. NON CONTIAMO NIENTE, SIAMO TROPPO POCHI, IL NOSTRO SINDACO SI ELEGGE A MESTRE E MARGHERA" - DAGOREPORT

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DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/politica/minchiata-piu-madornale-elly-schlein-e-stata-scelta-candidato-andrea-475313

 

Tiziano Scarpa per “Domani”  - Estratti

 

SIMONE VENTURINI

Non dovrebbe cantare vittoria con toni troppo trionfali Simone Venturini, il nuovo sindaco di Venezia. Le urne hanno dimostrato che la città non è dalla sua parte e non è soddisfatta della gestione della giunta precedente, di cui era assessore. Venturini è un sindaco eletto a Mestre e Marghera (dove è nato e cresciuto) che, grazie allo schiacciante squilibrio demografico fra i vari centri del comune, si troverà a governare anche Venezia.

 

E lasciamo perdere che anche lui, come assessore al Turismo, abbia fatto parte fino a oggi di un’amministrazione in cui un suo collega ha patteggiato condanne giudiziarie per complessivi quattro anni e otto mesi: in qualunque altra città una giunta comunale sarebbe caduta per molto meno (...)

 

AMMINISTRATIVE VENEZIA ANALISI DEL VOTO

 

Quanto ai risultati elettorali reali, basta guardare la mappa grafica del voto: la parte del territorio del comune situata in terraferma (Mestre e Marghera) è ricoperta di giallo, il colore scelto dalla lista civica di Venturini; ma Venezia è di tutt’altro colore, perché qui ha vinto di gran lunga l’alleanza del campo largo. A Venezia (il cosiddetto centro storico) il concorrente Andrea Martella del Pd ha prevalso su Venturini con il 51,4 per cento contro il 34,8 per cento.

 

È sempre così, a Venezia ormai ci siamo rassegnati: non contiamo niente, siamo troppo pochi, il nostro sindaco si elegge a Mestre e Marghera, che comprensibilmente scelgono chi risulta più propizio ai loro interessi.

 

ELLY SCHLEIN CON ANDREA MARTELLA

Simone Venturini non è il nostro sindaco, non volevamo lui: la mia non è una sensazione, è il dato delle urne. Il perché lo si può intuire anche dalle sue dichiarazioni del giorno dopo l’elezione, in cui dimostra di non capire che cosa sia Venezia, se a una domanda sui recenti casi di controversie alla Biennale e alla Fenice ha risposto con la solita retorica populista: «Temi cari al ristretto circolo dell’intellighenzia mediatica di sinistra.  La gente pensa alla casa, al lavoro, ai trasporti e alla sicurezza».

 

Peccato che Venezia sia un’entità storico-culturale vivente, che produce economia e lavoro a partire proprio dalla sua potenza simbolica concreta, di cui fanno parte anche le sue istituzioni culturali, Biennale e Fenice comprese; compito di un sindaco non è denigrare le sue componenti sociali, semmai battersi per preservare con ogni mezzo il prestigio e la credibilità delle produzioni culturali di una città speciale come questa.

 

SIMONE VENTURINI

Altro che «intellighenzia»: la realtà è che proprio «la gente», a Venezia, Venturini l’ha bocciato; in centro storico il nuovo sindaco ha perso sonoramente; il che significa che abbiamo bocciato lui, il suo ticket di accesso e il suo programma, ma ci toccherà tenercelo, perché gli elettori e le elettrici di Mestre e Marghera hanno deciso per noi.

 

In verità ciò che mi preoccupa più di tutto è l’intenzione di Venturini, che tra l’altro si dichiara cattolico, di portare da queste parti l’industria bellica, sfruttando il potenziamento dell’economia di guerra, che a quanto pare è la via che questa affranta Europa sta imboccando per rivitalizzare le proprie industrie.

 

ELLY SCHLEIN CON ANDREA MARTELLA

 

In passato Venezia ci ha provato varie volte a separarsi da Mestre e Marghera (1979, 1989, 1994, 2003, 2019: gli ultimi due referendum non hanno nemmeno raggiunto il quorum, perché evidentemente è una questione che interessa solo agli abitanti di Venezia, che sono minoranza: dunque non se ne esce). Io ai referendum votai per mantenere l’unità del territorio comunale, (...)

 

Venezia è un’eccezione, e come tale va riconosciuta (...) Dobbiamo ottenere dalla nostra Repubblica una rifondazione delle strutture istituzionali che governano Venezia, a partire dalla separazione del centro storico dall’attuale comune, con, in più, leggi ancora più specifiche che riconoscano, davvero e fattivamente, la sua eccezionalità.

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