DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO…
PERLE AI COCCI: ANCHE LA CERAMICA DIVENTA UN’ARMA DEL WOKE – ANTONIO RIELLO: “L'ARGILLA DIVENTA SIMBOLO DI UN TEMPO NON-ANCORA-PATRIARCALE DOVE ERANO LE DONNE CHE PRODUCEVANO UTENSILI E QUINDI ESERCITAVANO IL POTERE. LA NARRATIVA È ABBASTANZA SEMPLICE: LA SAGA DELLA SAGGIA-VASAIA (MEGLIO SE CARATTERIZZATA ETNICAMENTE COME NON BIANCA) CONTRO IL FEROCE-CACCIATORE (SEMPRE MASCHIO E BIANCO). FATTO STA CHE SI CERAMICA SE NE VEDE TANTA IN GIRO NELLE GALLERIE DEL REGNO UNITO. FORSE ANCHE TROPPA” – LA MOSTRA DI LINDSEY MENDICK A MARGATE…
Antonio Riello per Dagospia
Ogni tempo ha avuto la sua "forma simbolica" (come scriveva il grande storico dell'Arte Erwin Panofsky). Adesso è tempo di quella della Ceramica, intesa come nodo di saperi primordiali pre-capitalistici.
L'argilla diventa simbolo di un tempo non-ancora-patriarcale dove erano le donne che producevano utensili e quindi esercitavano il potere. La fragilità del materiale assurge a metafora della fragilità della condizione femminile. La manualità degli impasti fittili portano in sé la memoria di sfruttamenti sistematici su base razziale e/o di genere.
Insomma i manufatti in ceramica, come del resto quelli tessili, sono diventati il medium preferito della prassi artistica che fa diretto riferimento agli standard dell'ideologia woke. La narrativa è abbastanza semplice: la saga della saggia-vasaia (meglio se caratterizzata etnicamente come non bianca) contro il feroce-cacciatore (sempre maschio e bianco).
Fatto sta che si ceramica se ne vede tanta in giro nelle gallerie del Regno Unito. Forse anche troppa (nel senso che non sempre in effetti è di grande qualità).
Siamo a Margate, località balneare a circa un'ora da Londra (ad Est dove il Tamigi diventa mare). L'esposizione di Lindsey Mendick alla Carl Freedman Gallery non ha bisogno delle solite solfe ideologiche sulla ceramica. Funzione anche senza troppe chiose critiche: può piacere o meno, ma ha una sua robusta autonomia.
Lindsey Mendick, originaria proprio di Margate, aveva già esposto delle opere decisamente interessanti in una collettiva alla Hayward Gallery di Londra: "Strange Clay: Ceramics in Contemporary Art" (2022).
lindsey mendick carl freedman gallery
Si comincia con dei notevoli vasi. Grayson Perry - l'artista inglese famoso per le sue anfore dipinte - ne sarebbe probabilmente orgoglioso, sembra quasi un tributo trasversale. Ma forse è anche una sottile minaccia alla sua supremazia di "Primo Vasaio del Regno".
La Mendick ci materializza il suo immaginario, non esente dalla sofferenza e dalle difficoltà personali.
I vasi sono realizzati con estrema perizia e finemente decorati con serpenti, vermi, ragni, catene, manette, caproni. In uno, "Baby Jesus", l'artista compare nelle vesti di una improbabile Vergine Maria che ha in braccio, al posto del classico Bambin Gesù, un grazioso cagnolino (per la cronaca un carlino). Ribellione (quasi eretica eversione) in terra cotta. E' l'opera più forte e problematica della serie.
carlfreedman lindsey mendick 07
L'opera "Fifty Shades of Grey" mostra invece organi sessuali, ma sono assai poco sexy, piuttosto sembrano quasi pericolosi incubi. In altre opere compaiono cuori e fegati. Una delle opere di questo tipo dà il titolo alla mostra: "Where you end I begin". L'atmosfera si collega ai corpi sezionati dall'anatomopatologo negli obitori (in fondo sono luoghi sempre rivestiti di mattonelle bianche, sempre ceramica è). L'Anatomia pare affascinarla non poco. Deve essere una faccenda misteriosamente britannica: anche Damien Hirst ha prodotto, qualche anno fa, molti lavori legati a parti del corpo umano.
Una parte della mostra si concretizza in una serie di polaroid. Qui il riferimento è diretto e preciso: un tributo la "Dea di Margate", Tracey Emin. La Mendick infatti propone una specie di dolente autobiografia, in veste di "Madonnina-dei-Dolori" trash. Ma un discreto gradiente di sincerità rende il tutto sufficientemente autentico. Racconta, tra varie cose, una conflittuale relazione sentimentale con un certo Guy (cognome, giustamente, non pervenuto).
C'è chi trova il suo lavoro repellente e chi lo trova fantastico. Una cosa va detta: l'artista non solo sa lavorare molto bene la ceramica, ma sa anche raccontare con credibilità i valori (e i non-valori) della sub-working class.
Ovvero di chi - nelle anonime periferie dimenticate dai media - vive di sussidi, lavoretti e - talvolta - occasionali furtarelli. Lo squallore materiale si mescola con l'orgoglio di chi cerca comunque di sopravvivere (e ci riesce). E' l'evoluzione di quel disastrato sottobosco sociale britannico che aveva raccontato Irvine Welsh nel suo magnifico "Trainspotting" (molti forse hanno visto anche il bel film con la regia di Boyle del 1996).
LINDSEY MENDICK: WHERE YOU END AND I BEGIN
Carl Freedman Gallery
28 Union Crescent, Margate CT9 1NS
fino al 31 Agosto
it was meant to be sweet carl freedman gallery
carlfreedman lindsey mendick 08
lindsey mendick 16
carl freedman gallery
carlfreedman lindsey menick 09
lindsey mendick 14
lindsey mendick portrait
lindsey mendick 05
lindsey mendick vase
lindsey mendick 13
lindsay mendick 23
where you end i begin lindasey mendick
baby jesus by lindsey mendick
lindsey mendick 19
carlfreedman lindsey mendick 01
lyndsey mendick
DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO…
DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI,…
VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO…
DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL…
FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL…
LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO…