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POP CORN CULTURE – LA MOSTRA DI MARINA ABRAMOVIC A FIRENZE SI È CHIUSA CON PIÙ VISITATORI DELLA MOSTRA DI PICASSO A MILANO. SEMPRE A MILANO BANKSY AL MUSEO MUDEC HA INCALZATO PICASSO PER NUMERO DI SPETTATORI - FRANCESCO BONAMI: “CHE SUCCEDE? IL POPULISMO È ARRIVATO NELL'ARTE. A FORZA DI DAR DA MANGIARE “FAST CULTURE”, CULTURA VELOCE ALLA GENTE, ADESSO LA GENTE CHIEDE SOLO “FAST CULTURE”
Francesco Bonami per “Tutto Libri – la Stampa”
C'era una volta Picasso, così potrebbe iniziare una favola dal titolo Populus in Fabula . C' era una volta Picasso perché pochi giorni fa la mostra di Marina Abramovic a Palazzo Strozzi a Firenze si è chiusa con più visitatori della mostra di Picasso a Milano. Non solo sempre a Milano Banksy al museo Mudec ha incalzato Picasso per numero di spettatori.
Che succede? Il populismo è arrivato nell'arte? A forza di dar da mangiare «fast culture» cultura veloce alla gente, adesso la gente chiede solo «fast culture». Anche Picasso era stato mcdonaldizzato non poco ma aveva mantenuto una certa qualità.
marina abramovic the cleaner palazzo strozzi 2
Marina Abramovic non è McDonald' s, ma più simile a un ristorante di successo che ha aperto una catena, è il Maradona dell'arte contemporanea, un grande passato oggi fenomeno da baraccone. Ma tra Abramovic e Banksy c' è la stessa differenza che c' è fra Craxi e Di Maio. Un grande politico che ha esagerato e un ambizioso piccolo prestigiatore.
Il sorpasso di Picasso è però interessante perché svela la malattia congenita di molte istituzioni espositive, chiamarle musei sarebbe un affronto ai tanti, veri e buoni musei che abbiamo e che operano nelle città italiane. La malattia congenita consiste in un ciclo senza fine di Picassi, Warhol, Escher, Hopper, Frida Kahlo o Van Gogh, e si chiama «pacchetto mostra». Non avendo occhi per piangere gli assessorati alla Cultura sono costretti ad affidarsi ad organizzazioni di vario tipo e serietà che altro non fanno che riproporre i soliti tre o quattro nomi blindati.
Ma il gioco delle tre mostre sta mostrando segni di logoramento. La gente, in particolare i giovani, ne hanno le scatole piene di Warhol o dell' ennesima variazione di Van Gogh magari sotto forma di «Mostra impossibile», proiezioni digitali ed interattive senza la minima ombra di un Van Gogh o chi per lui in carne ed ossa. L' impossibile oggi è possibilissimo, basta crederci. Quando l' impossibile diventerà impossibile e improponibile che ne sarà dell' arte? La vedo dura.
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