leonardo maldini malago'

“COME SI POTEVA PENSARE DI TENERE INSIEME L’ANIENE E MILANELLO?” – "REPUBBLICA" IMPALLINA IL TRIO COMPOSTO DA MALAGO’, MALDINI E LEONARDO: “OLTRE IL GROTTESCO DOVREBBE VENIRE IN SOCCORSO IL REALISMO, INVECE SI È SPALANCATA LA COMICA. MA PENSAVANO DI TRAPIANTARE A ROMA L’ANTICA EFFICIENZA LOMBARDA? GIOVANNI MALAGÒ HA COMMESSO L’INSOLITO SBAGLIO DI DELEGARE QUASI TUTTO ALLE PERSONE SBAGLIATE, E SE N’È ACCORTO PRIMA CHE FOSSE TROPPO TARDI, ANCHE GRAZIE A UN COLPO DI FORTUNA. NEI TEMPI DI CRISI, LA ROMA DELLA POLITICA RISOLVEVA SIMILI SITUAZIONI DANDO L’INCARICO A FANFANI O ANDREOTTI, LA CUI VERSIONE ATTUALE POTREBBE ESSERE INCARNATA DA CONTE O MANCINI…”

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Estratto dell’articolo di Maurizio Crosetti per “la Repubblica”

 

giovanni malago leonardo paolo maldini

Non pare anche a voi di sentire clangore di scudi e spade, e vedere scintillio di lame nel crepuscolo? Il console silenzioso e diplomatico, il prode Giovanni, alla fine ha dovuto rinunciare a una tessitura di trame che forse non avrebbe giovato al nostro povero calcio, e allora addio Paolo e Leo, addio al fu Andrea che veramente si eliminò da solo giocando alla roulette russa. È la battaglia dei mondi e degli amici che si ribaltano in nemici e viceversa: alla fine ne restò uno soltanto, il valoroso Giovanni Malagò. Ne dubitavate?

 

Gli amiconi di Milanello hanno capitolato sulla sponda del Tevere, anzi dell’Aniene. Vittime di errori da principianti, Maldini e Leonardo che cooptarono il sodale Pirlo. L’amichettismo rossonero sembrava la nuova frontiera trascolorando in azzurro, invece era solo un miraggio. […]

 

giovanni malago e paolo maldini

Se il presidente Malagò ha tentato di trattenere la strana coppia, senza che nel frattempo nessuno fosse riuscito a spiegare agli italiani cosa accidenti sia un “advisor”, l’orgoglio milanista, o forse solo un incredibile e ingenuo spiazzamento dopo una collana inimmaginabile di sbagli, ha portato al gran rifiuto di Leo e Paolo. Sarà per un’altra volta, questa era la volta sbagliata. Nella pancia del cavallo di legno, portato nottetempo tra le mura del Circolo Canottieri, tre eroi senza l’astuzia di Odisseo erano pronti a discendere e fare strage, ma avevano spade di legno e scudi di cartone.

 

giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt084

Come si poteva pensare di tenere davvero insieme l’Aniene e Milanello? Una svista a suo modo storica. Oltre il grottesco dovrebbe venire in soccorso il realismo, invece si è spalancata la comica. Ma pensavano di trapiantare a Roma l’antica efficienza lombarda evaporata, l’epoca dei cuscini su misura nelle stanze di Milanello sempre a giusta temperatura, e la “caminetto room” dove il presidente riceveva i potenti non solo del pallone, o la balconata dove questi posavano per la foto di rito?

 

Sul Tevere si devono essere distratti, loro che negli spogliatoi dell’Aniene e a bordo piscina, o nelle sfide all’immancabile padel, di trame bene intrecciate se ne sono sempre intesi. Stavolta, niente. […] Giovanni Malagò ha commesso l’insolito sbaglio di delegare quasi tutto alle persone sbagliate, e se n’è accorto prima che fosse troppo tardi, anche grazie a un colpo di fortuna.

 

[…] nei tempi di crisi, la Roma della politica risolveva simili situazioni dando l’incarico a Fanfani o Andreotti, la cui versione attuale potrebbe essere incarnata da Conte o Mancini, e visto che questi sono giorni omerici (nel senso del film), ecco che entrambi gli ex cittì stanno mettendo la prua delle nere navi verso Itaca, e non è neppure il caso di dire che anche a questa terra si approda passando per il Tevere, mica navigando su quei quattro canali dei Navigli. Altro che governo di unità nazionale, un governicchio è venuto fuori semmai, un dicastero balneare durato una manciata di giorni.

 

PIRLO MALDINI

Eppure la Leggenda, l’Advisor e il Maestro sembravano già i padroni, scelti – due su tre – da Giovanni in persona: di Pirlo, veramente, Malagò non era mica convinto, e come una benedizione dal cielo è arrivata la roulette russa. Però in tanti, in questi giorni e non solo a Roma, hanno pensato che Pirlo più che russo fosse scarso, come allenatore s’intende.

 

A quel punto, l’onda dell’orgoglio (o dell’estrema, seppur tardiva consapevolezza di non essere adeguati) ha levato di mezzo anche gli altri due, il Paolo e il Leo, così la partita a padel o calcetto con il Mancio, o forse con Antonio, adesso può riprendere: avevamo scherzato, i piani decennali lasciamoli non alla Nazionale ma alla storia nazionale del secondo dopoguerra.

 

Se il nostro calcio avesse un centesimo di quell’energia e di quell’ottimismo, vincerebbe i prossimi due o tre mondiali. […] niente tonnarelli “calcio e pepe” e nemmeno una bella sauna al Circolo per i tre amiconi diventati presto due, e in un attimo nessuno. […]

MALDINI LEONARDOMALAGO' MALDINI