alberto rimedio lele adani

“ADANI NON FINGE, È UN PASSIONALE. IL PUBBLICO GIOVANE SI È RIAVVICINATO ALLA RAI ANCHE PER MERITO SUO – IL TELECRONISTA ALBERTO RIMEDIO A “TG1 TALKS” DIFENDE LA SUA SPALLA AL MICROFONO, LELE ADANI: “DURANTE IL MONDIALE QUANDO INVITAVO A RIORDINARE LE IDEE, A RIABBASSARE I TONI, NON ERA PER PRENDERE LE DISTANZE DA LELE MA PER BILANCIARE I DUE ESTREMI" – LA STILETTATA: “LA FINALE DELLA COPPA DEL MONDO HA AVUTO ASCOLTI DOPPI RISPETTO A SINNER” (NON LO DITE AL PRESIDENTE DELLA FEDERTENNIS BINAGHI) – VIDEO

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Articolo di Luca Bertelli per corriere.it - Estratti

 

Alberto Rimedio, telecronista della nazionale italiana di calcio da 12 anni per la Rai, si è raccontato ai microfoni di TG1 Talks e ha parlato senza peli sulla lingua dell'ultimo Mondiale, nel quale in coppia con Lele Adani ha commentato le gare di cartello.

 

ALBERTO RIMEDIO LELE ADANI

La sua analisi parte da una critica al sistema: «Non c'è mai il calcio al centro, solo interesse economico finanziario finalizzato al guadagno - spiega -

 

La passione ha salvato il Mondiale, ci sono state cose totalmente inaccettabili come la vicenda Balogun con la sua squalifica revocata, o come il trattamento riservato all'Iran, perché non è stata garantita all'Iran la possibilità di competere equamente con le altre nazionali: venivano penalizzati per gli spostamenti, per gli allenamenti. (...)

 

Sugli ascolti molto alti, ha fatto un parallelismo tra il calcio e il tennis, lo sport di maggior tendenza nel Paese grazie ai successi di Sinner (e non solo): «Si parla tanto e giustamente del grande merito di Sinner.

 

ALBERTO RIMEDIO LELE ADANI

La finale di Wimbledon tra lui e Alcaraz, nel 2025, ha però fatto registrare 6 milioni di telespettatori. Se l'Italia avesse raggiunto la finale del campionato del mondo gli spettatori sarebbero stati almeno 20 milioni, Spagna-Argentina ne ha fatti ugualmente 12.

 

Quindi la passione per il calcio è radicata, fa parte della cultura del nostro paese. Non si può dimenticare questo concetto, non è vero che il calcio in Italia abbia perso seguito».

 

Sulla crisi di risultati della nazionale, Rimedio ha invece idee molto chiare: «Sarebbe fondamentale, innanzitutto, lo ius sportivo per rilanciare il calcio. Sotto il punto di vista sportivo l'integrazione per quanto riguarda il calcio sicuramente non è riuscita. Se noi guardiamo la Francia ha sicuramente l'attacco più forte tra tutte le nazionali mondiali: gli attaccanti della Francia hanno in comune l'origine africana.

 

ALBERTO RIMEDIO LELE ADANI

Nel calcio moderno non bastano più le qualità da un punto di vista tecnico o caratteriale, servono delle qualità da un punto di vista atletico che permettano di sviluppare al meglio determinate appunto situazioni di gioco.

 

Queste caratteristiche da un punto di vista strettamente atletico, il popolo italiano fa fatica ad averle: questa integrazione che è riuscita perfettamente in altri sport e che permette di avere successi che l'Italia non aveva mai avuto, penso all'atletica per esempio, nel calcio non è riuscita. Favorire questo processo di naturalizzazione, quindi di integrazione, sarebbe determinante anche per rilanciare il calcio italiano. Credo che sia una delle cause».

 

L'altra? «Il nostro problema è il risultato a tutti i costi nelle giovanili, parlo anche degli allenatori che pensano a fare carriera: privilegiano così giocatori più fisici per vincer nell'immediato, così non si fanno crescere i ragazzi».

 

ALBERTO RIMEDIO LELE ADANI

Poi, le parole sulla sua spalla al microfono, Lele Adani, molto amato ma anche molto detestato da alcuni: «Quando invitavo a riordinare le idee, a riabbassare i toni in vista del gran finale, nelle ultime partite, non era per prendere le distanze da Lele con il quale c'è massima stima e c'è un grande feeling, ma è semplicemente l'esigenza un po' di bilanciare i due estremi.

 

Quello che io voglio dire di Lele è che intanto ha una straordinaria competenza calcistica, vi garantisco che non è un aspetto comune in tutti quanti i commentatori, non parlo soltanto di RAI: poi soprattutto lui ha una passione straordinaria per questo sport e non c'è alcuna finzione.

 

Quando io sento delle critiche riferite a Lele, per le quali sostanzialmente si parla di un'esagerazione finalizzata a non so quale scopo, quello che io voglio sottolineare è che lui non finge. Ovviamente per saperlo bisognerebbe stare con lui. io e lui abbiamo vissuto praticamente in simbiosi per 40 giorni circa, quelli durante i quali si è svolto il Mondiale, e quindi ho avuto la possibilità di conoscerlo ancora meglio. Non c'è alcuna finzione, lui è così».

fabio rimedio

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E ricorda: «Il linguaggio televisivo si è evoluto, è come nella musica: io a 54 anni preferisco i cantanti della mia generazione, i giovani amano i trapper. Non possiamo pensare solo a un tempo che non cè più.

 

Agnelli diceva al Trap: "I miei tempi, Trapattoni, non esistono più". Il pubblico giovane si è riavvicinato alla Rai anche per merito di Lele, ha un successo strepitoso con i giovani».

 

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