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IL SOLITO TRANS-TRANS – CINQUANT’ANNI FA SCOPPIO' IL CASO RENÉE RICHARDS, LA TENNISTA TRANS CHE FU ESCLUSA DAGLI US OPEN DOPO IL CAMBIO DI SESSO POI REINTEGRATA NEL CIRCUITO DOPO AVER VINTO LA CAUSA PER DISCRIMINAZIONE – OGGI LA PRESENZA O MENO DELLE ATLETE TRANS NEGLI SPORT FEMMINILI CONTINUA A FAR DISCUTERE: LA “WTA” HA INTRODOTTO TEST GENETICI SUL SESSO PER L’IDONEITÀ AI TORNEI, MENTRE NELLA “WNBA”, IL CAMPIONATO DI BASKET FEMMINILE, IL TEMA È AL CENTRO DI UNA “GUERRA CULTURALE” CAPITANATA DALLA CESTISTA SOPHIE CUNNINGHAM E DAI TRUMPIANI…

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ANCHE IL BASKET FEMMINILE È CADUTO IN TRANS – LE DICHIARAZIONI CONTRO LE ATLETE TRANSGENDER DA PARTE DI SOPHIE CUNNINGHAM, GIOCATRICE DELLA “WNBA” (IL CAMPIONATO DI BASKET FEMMINILE AMERICANO), DIVENTANO UN CASO NAZIONALE – LA 29ENNE È DIVENTATA L’IDOLO DELL’AMERICA CONSERVATRICE E LA “NEMICA” DEL MONDO “WOKE” – DA UN LATO, GRUPPI DI TIFOSI ARRIVANO ALLE SUE PARTITE PER CONTESTARLA, MOSTRANDO STRISCIONI, MAGLIETTE E CARTELLI PRO-TRANS. DALL’ALTRO, DUE EX GIOCATORI NBA, ENES KANTER FREEDOM E ROYCE WHITE, A SOSTEGNO DI SOPHIE CUNNINGHAM, SI SONO PROVOCATORIAMENTE DICHIARATI ELEGGIBILI PER IL DRAFT DEL BASKET FEMMINILE SOSTENENDO CHE... https://www.dagospia.com/sport/dichiarazioni-contro-atlete-transgender-parte-sophie-cunningham-483667

 

Estratto dell’articolo di Gaia Piccardi per il “Corriere della Sera”

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Cinquant’anni fa l’Open Usa sbatteva le porte in faccia a Renée Richards nata Richard Raskind a New York City il 19 agosto 1934. […]

 

Richard aveva giocato a football americano da wide receiver al college, era portato per il baseball tanto da aver ricevuto dagli Yankees l’invito per un provino, a Yale era stato capitano della squadra di tennis. Giocando mentre si specializzava in oftalmologia, Richard nel ‘74 sarebbe diventato il n. 13 a livello nazionale.

 

In privato si vestiva già da donna, abitudine che all’epoca era considerata una pericolosa perversione. […] Nel ‘75 si fece operare. A quarant’anni d’età, dalla lama affilata del bisturi del dottor Roberto Granato, nasceva Renée Richards.

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In pensione dopo una brillante carriera da oculista a Manhattan, trasferita upstate New York dove i clacson tacciono e la natura prevale sul cemento, a 92 anni Renée non si è sentita di sostenere un’intervista con il Corriere della sera.

 

 Ma sulla sua storia, a dieci lustri di distanza dall’esclusione dall’Open degli Stati Uniti che provocò una causa civile per discriminazione di genere che ha fatto giurisprudenza — avrebbe poi giocato a Flushing nel ‘77 perdendo da Virginia Wade al primo turno e si sarebbe arrampicata al n. 20 della classifica Wta nel ‘79 —, è uscito un bel libro di Julie Kliegman: «Finding Renée Richards», cercando Renée.

 

Nell’era della cultura woke combattuta da Donald Trump, […] è importante tenere viva una vicenda attuale ancora oggi: la Wta, associazione delle tenniste professioniste, a luglio ha introdotto l’obbligo di un test genetico sul sesso per tutte le giocatrici del circuito, indispensabile per garantire l’idoneità ai tornei.

 

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«Il percorso della signora Richards non è solo sport — sottolinea Kliegman —. È fondamentale anche nel 2026 per il mondo queer e per il viaggio di riconquista di sé che chiunque, a un certo punto dell’esistenza, voglia intraprendere».

 

Ritirata dal tennis a 47 anni, con zero titoli all’attivo e la finale in doppio all’Us Open ‘77 al fianco di Betty Ann Grubb Stuart come picco della carriera, Renée è lontana dall’ambiente dagli anni Ottanta, quando allenò Martina Navratilova portandola a conquistare due titoli di Wimbledon (‘82, ‘83) battendo entrambe le volte l’arcirivale Chris Evert.

 

[…] : «Gran parte del mio percorso si concentra sulla battaglia tra Dick e Renée — spiega la stessa Richards nel libro —, l’unico modo per non omettere particolari e rendere giustizia a me stessa, a quello che sono e che sono stata, era passare da he a she, da him a her». Richards, inoltre, parla di sé come di una persona transessuale anziché usare transgender o trans, un linguaggio più moderno e allineato alla cultura queer.

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Arrivati a questo punto, la cronista deve constatare che dal ‘76 a oggi, cioè dall’espulsione di Renée dall’Open Usa — svelata nella sua transizione dall’outing del giornalista Richard Carlson, padre di quel Tucker complottista di destra scaricato da Fox News —, nulla è cambiato.

 

Non è un rammarico, non è un auspicio: è una constatazione. «Solo le donne biologiche devono competere con le donne» ripete come un mantra Martina Navratilova, che pure con Richards mantiene un’amicizia ultra-quarantennale. Furono proprio la violenza del servizio e la forza del dritto a tradire nel circuito femminile Renée che nel 2015, in una straordinaria intervista di Emanuela Audisio, chiosò: «Richard era un bel tipo, però nel suo sguardo c’era tanta disperazione». Troppa, forse, per non cercare di alleviarla.

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