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SPALLETTONE TEME LA “FURBATA” DI MOURINHO! STASERA JUVE-BENFICA IN CHAMPIONS. NEI NOVE PRECEDENTI DI COPPA, I BIANCONERI HANNO VINTO UNA SOLA VOLTA CONTRO I PORTOGHESI – ZAZZARONI: “LUCIO E MOU HANNO PROBLEMI SIMILI, QUASI TUTTI IN ATTACCO: DAVID E OPENDA NON CONVINCONO E L’INFORTUNIO DI VLAHOVIC HA TOLTO SOLUZIONI ALLA SQUADRA; PAVLIDIS E IVANOVIC SONO DI FASCIA MEDIA E IN PIÙ DI UN’OCCASIONE I LORO ERRORI SONO COSTATI PUNTI. ENTRAMBI CON I GIOCATORI GIUSTI SANNO FARE SPETTACOLO. GLI ULTIMI 4 TROFEI DELLA ROMA DEGLI ULTIMI 19 ANNI PORTANO LA LORO FIRMA”
Articolo di Ivan Zazzaroni per corrieredellosport.it
Sabato scorso, dopo aver battuto 2-0 il Rio Ave, Mourinho ha chiesto ai giornalisti di non fargli domande di tattica «perché io ne so poco», ha spiegato. L’ha detto con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che ha solo lui quando ti prende per il culo.
Se un giorno - molto presto, mi sa - nella terra dei Risultatisti dovessero eleggere il sindaco, Mou non avrebbe bisogno di ricorrere al ballottaggio: passerebbe al primo turno con la maggioranza assoluta delle preferenze. Perché nel calcio dei vuoti di memoria, nel quale l’analisi è opzionale e conta una quantità industriale di luoghi comuni, Mou è quello che «ha sempre vinto giocando male». Che è una delle più grandi cazzate della storia del calcio chiacchierato.
Non ho mai nascosto di amarlo calcisticamente; gli anni in cui ha lavorato a Roma hanno trasformato l’ammirazione in amicizia. Un autentico privilegio. Oggi posso dire di conoscerlo molto meglio e infatti lo considero il più importante incontro professionale della mia carriera.
Anche per questo stasera non sarò a Torino. Anche per questo cercherò - a distanza - di trattare la partita in modo obiettivo, cosa che raramente mi riesce quando c’è lui.
Spallettone è un osso durissimo per José che fu il primo a chiamarlo così: Luciano era al Napoli, secondo anno, e José alla Roma. L’accrescitivo aveva un che di affettuoso.
I due si stimano e si affrontano in una partita che può decidere il destino delle rispettive squadre in Champions, torneo per certi versi salvifico.
Entrambi sono subentrati a colleghi che non stavano facendo bene: hanno perciò ereditato squadre alla cui costruzione non hanno partecipato e che hanno subìto. Arrivato a Torino a fine ottobre, Luciano ha cercato di dare un’identità alla Juve e in linea di massima c’è riuscito; Mou, al Benfica da metà settembre, ha incontrato difficoltà maggiori e inoltre s’è dovuto misurare con il Porto di Farioli, al quale ha tolto gli unici due punti lasciati a un avversario, e lo Sporting Lisbona che ha un organico superiore e completo.
Lucio e Mou hanno problemi simili, quasi tutti in attacco (oltre a mercati di riparazione complicati dai bilanci): David e Openda non convincono e l’infortunio di Vlahovic ha tolto soluzioni alla squadra; Pavlidis e Ivanovic sono di fascia media e in più di un’occasione i loro errori sono costati punti, se non addirittura il passaggio del turno in coppa del Portogallo proprio contro il Porto.
luciano spalletti - napoli juventus
Lucio e Mou sono eroi dei due modi di vincere. Con i giocatori giusti sanno fare spettacolo. Gli ultimi 4 trofei della Roma degli ultimi 19 anni portano la loro firma.
SPALLETTI
Estratti da gazzetta.it
Quando di mezzo c’è il Benfica, l’Europa della Juventus si sgonfia: nella coppa più luccicante va così dal maggio del ’68, semifinale di andata, sigillo di Eusebio sul 2-0 portoghese. Ed è andata così altre quattro volte su quattro, ultimo rovescio un anno fa di questi tempi con la panchina di Thiago Motta che comincia a ballare per il rovinoso ko allo Stadium. Coppa Campioni o Champions cambia il nome, non la sostanza: in cinque uscite i bianconeri non hanno mai raccolto se non cadute e critiche. Ci risiamo e, stavolta, toccherà a Luciano Spalletti e ai suoi ragazzi smarcarsi dalla tradizione negativa e da quella che l’ex ct azzurro ha presentato come “la furbata Mourinho...”.
Furbata contro “spallettata”: il duello si può presentare legandolo alla storia e alle mosse dei colleghi in panchina. Mou è chiamato ad un nuovo esame Stadium, Luciano a prendersi almeno quel punto che potrebbe proiettare la Juventus ai playoff di metà febbraio con 90’ di anticipo e a farlo sbattendo la porta Champions a un Benfica sull’orlo di una crisi di nervi. Tradotto: la classifica non mente e racconta di due squadre con prospettive diverse, molto diverse perché se i bianconeri possono guardare al pass per il doppio confronto da dentro o fuori per gli ottavi con ottimismo, i lusitani sono all’ultima chiamata.
Furbata contro “spallettata”, scuola portoghese contro scuola italiana nella versione più moderna: a inizio novembre, Spalletti si trovò di fronte l’altra metà di Lisbona, lo Sporting, e se il giudizio va oltre il pareggio che ne uscì, la sua nuova Juventus indossò un abito inedito per palleggio, velocità di esecuzione, intraprendenza dentro un ribaltamento di ruoli.
Settanta giorni dopo, allo Stadium si parla ancora lusitano e di una squadra, quella a firma Locatelli e soci, diventata la più aggressiva d’Europa dopo l’Athletic Bilbao: Spalletti cercherà di disinnescare la “furbata di Mou” con il possesso del campo, ovvero con un recupero palla asfissiante e sotto il naso di un avversario che si difende “basso” e che concede una media di appena due tiri a partita lungo un cammino europeo, comunque, poco esaltante
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