TE LO DO IO IL "VISIONARIO GARBATO"! - I DIPENDENTI DI BRUNELLO CUCINELLI RACCONTANO IL CLIMA NON PROPRIO SERENO CHE SI RESPIRA NELL'AZIENDA DEL SARTO UMBRO - SELVAGGIA LUCARELLI METTE IN FILA TUTTE LE TESTIMONIANZE: "CUCINELLI FECE PRESENTE A UN NUOVO ASSUNTO, UN PO' IN SOVRAPPESO, CHE NON AVEVA BISOGNO DI UNIRSI AL RESTO DELLA COMITIVA PER UN RINFRESCO" - "NON RIESCE A METTERE INSIEME DUE FRASI SE NON CON BESTEMMIE TRATTENUTE A STENTO" - ANCORA: "PER COME BESTEMMIAVA E DAVA DEGLI INCAPACI AI SARTI TUTTO ERA FUORCHÉ GARBATO" - "QUANDO BRUNELLO GIRA TRA GLI UFFICI C’È UN CLIMA DI TERRORE ASSOLUTO. SE LUI PASSA E TROVA LA UNA BORSA SULLA TUA SCRIVANIA SONO GUAI" - LE DIPENDENTI IMPIEGATE COME CAMERIERE: "A RICHIESTA DEVI PREPARARGLI MEZZA FETTA DI PANE E PROSCIUTTO SU UN TOVAGLIOLO ROSSO" -  GLI ABITANTI DI SOLOMEO, DOVE C'E' IL QUARTIER GENERALE DELL'AZIENDA, RACCONTANO CHE IL BORGO È STATO RIBATTEZZATO "SOLOMIO" PERCHÉ "COLONIZZATO" DA CUCINELLI...

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Estratto dell'articolo di Selvaggia Lucarelli per "il Fatto Quotidiano"

 

solomeo brunello cucinelli

A Solomeo, il borgo umbro che è casa e quartier generale del re del cachemire Brunello Cucinelli, l’imprenditore-filantropo ha fatto costruire un monumento in travertino. Si tratta di un maestoso “Tributo alla dignità dell’uomo” perché, come risaputo, Cucinelli ha messo al centro della sua narrazione personale il concetto di lavoro che rispetti, appunto, i dipendenti.

 

Lui, l’imprenditore umanista nato povero, non è un rozzo capitalista che vuole fare soldi a spese del benessere del lavoratore. Brunello ha una concezione etica, quasi spirituale del lavoro. […] E così, Brunello, il visionario garbato che ha commissionato un film auto-celebrativo diretto da Giuseppe Tornatore con 4 milioni di tax credit, il visionario garbato amico dei lavoratori che veste anche Giorgia Meloni è diventato colui che ha umanizzato l’impresa […]

 

Insomma, tutti hanno l’immagine del munifico Brunello avvolto nella luce del cachemire che accoglie i lavoratori nel paese fatato in cui sorge l’azienda mitologica. Quella in cui nessuno timbra il cartellino, i dipendenti hanno diritto a un’ora e mezza di pausa pranzo, zero straordinari, non si lavora più di 8 ore al giorno e mai il sabato e la domenica. Vietato mandare mail o messaggi dopo le 17:30.

 

brunello cucinelli

Insomma, Cucinelli si sente un leader spirituale, parla coi busti di marmo degli imperatori, dice di essere “custode del Creato”, scrive lettere a San Francesco e intanto, anche in virtù di questo storytelling, chiude il 2025 con un fatturato di 1 miliardo e mezzo di euro. Le accuse di aver aggirato le sanzioni contro la Russia sembrano già dimenticate. Non esistono macchie che possano insozzare il racconto perfetto dell’imprenditore che mette il lavoratore al centro dell’universo.

 

brunello cucinelli al funerale di valentino foto lapresse

[…] Gli abitanti della zona mi raccontano che il borgo in provincia di Perugia è stato ribattezzato “SOLOMIO” proprio perché completamente “colonizzato” da Cucinelli. “Ti rifà il paese che è un gioiellino tipo Disney, ma se hai una casa ‘ brutta’ la compra e la butta giù. Ha anche la vigilanza privata che controlla il paese. Se lo accetti come Signorotto e lo segui alla corte vivi da Dio”, mi dice una persona del posto.

 

Un altro abitante del luogo: “Dal suo magico borgo di Solomeo si vede la zona industriale di Ellera-corciano che lo infastidisce moltissimo. A dargli fastidio era soprattutto la sede gigantesca del ‘Brico’ che con il suo colore arancione stonava e niente, lui voleva fargli cambiare il colore in verde. Non ci è riuscito”.

 

brunello cucinelli giorgia meloni

Nell’azienda non esiste sindacato, la Cgil di Perugia nel 2011 aveva tentato un approccio con l’azienda, ma in quel periodo Cucinelli fece trovare ai dipendenti un ricco bonus natalizio in busta paga. L’assemblea coi sindacati in seguito andò deserta. […]

 

Comunque, il clima raccontato da molti lavoratori del posto con cui sono entrata in contatto è tutt’altro che idilliaco. Tanto per cominciare, alcuni dipendenti raccontano che l’imprenditore non ama essere salutato. “Vige una legge non scritta per la quale non puoi nemmeno azzardarti a salutarlo quando passa. Mi è sembrata più una dittatura che il paradiso”.

 

“Non ama essere salutato ed è una delle prime cose di cui vieni informata quando vieni assunta”. “Mi sono ritrovata un sacco di volte nei grossi bagni dell’azienda a lavarmi le mani di fianco a lui senza nemmeno essere degnata di un mezzo sorriso”.

 

brunello cucinelli 1

La famosa pausa di un’ora e mezzo, poi, non è esattamente un regalo: “In un’ora e mezzo non si può rientrare a casa (l’azienda è sperduta nel nulla) e si è costretti ad aspettare del tempo infinito a girarsi i pollici nella campagna perugina”.

 

C’è poi la storia dell’assenza del cartellino da timbrare, raccontata spesso da Cucinelli come un valore dell’azienda che non vuole “pressare” i lavoratori. In realtà numerosi dipendenti o ex mi raccontano che sì, non si timbra, ma forse è anche peggio.

 

“Si entra alle 8:00. Non ci sono cartellini, ma c’è public shaming e terrorismo psicologico se arrivi letteralmente alle 8:01. Ci sono persone addette ai controlli.  […]”.

 

Un’altra dipendente: “Quanto alla flessibilità, questa sconosciuta. Non hai idea di quante mamme siano costrette a sforzi inauditi per poter accompagnare i bambini a scuola. Ultimamente hanno dato la possibilità di entrare alle 8:30, ma comprendi che chi abita a 30 minuti di macchina, pur volendo, non riesce a organizzarsi in maniera agevole e senza rischiare ogni mattina di fare un incidente per andare al lavoro”.

 

vittoria ferdinandi brunello cucinelli

Una ex dipendente: “Se abiti a Solomeo bene, altrimenti perdi un’ora e mezza della tua vita perché lui ci voleva vedere tutti arrivare e andare via insieme. E così, dopo molti anni, ho deciso di licenziarmi rinunciando a un indeterminato nell’unica azienda di moda in Umbria con due bambine piccole. Questo andrebbe anche ‘bene’ ma non ti riempire la bocca col benessere dei dipendenti”.

 

C’è poi un’imponente aneddotica sul carattere rozzo del visionario garbato, che a quanto pare è piuttosto sgarbato. Alcune testimonianze di dipendenti: “Alla prima cena di Natale sono rimasta scioccata: non riusciva a mettere insieme due frasi se non con bestemmie trattenute a stento”.

brunello cucinelli 3

 

“Per come bestemmiava e dava degli incapaci ai sarti tutto era fuorché garbato! Detto da uno che ci ha lavorato e di cose in tre anni ne ha viste. Dal mobbing sottile per chi era sovrappeso o a chi semplicemente non indossava i suoi capi in azienda, passando anche alla concezione assurda che i sarti che dovevano avere a che fare con i clienti dovevano essere necessariamente maschi, etero meglio”.

 

“Il nostro ufficio, prima della nuova disposizione, si trovava proprio di fronte al suo. Inutile dire quante bestemmie possiamo aver udito e quante frasi di cattivo gusto e spesso di stampo misogino rivolte ai suoi più stretti collaboratori”.

 

“Lui non umilia nessuno, ma una volta dopo numerosi richiami a un operaio che si presentava al lavoro con la macchina ‘sporca’, ha dato dei soldi (credo 20 euro) e gli ha detto che se non poteva permettersi di lavare la macchina i soldi glieli dava lui”.

 

famiglia cucinelli

[…] “Il terrorismo psicologico che mi hanno fatto pur di non farmi arrivare al colloquio in tailleur nero […], il bodyshaming perpetrato di fronte a tutti verso un povero nuovo arrivato in sovrappeso, facendogli presente che non aveva bisogno di unirsi al resto della comitiva per un rinfresco […]

 

Altre testimonianze: “Quando Brunello gira tra gli uffici c’è un clima di terrore assoluto. Una delle prime cose che mi sono state dette è stata di mettere la borsa nell’armadietto perché se lui passa e la trova sulla scrivania o peggio, ci trova il cellulare, sono guai”.

 

“Un giorno andando in bagno mi hanno ragguagliata dall’ufficio stile dicendomi che avevo ai piedi dei fantasmini neri e mi hanno detto che Brunello odiava il nero, dovetti toglierli”.

brunello cucinelli a solomeo

 

“Un giorno mi dissero che avevo una ‘camminata’ aziendale che andava bene e rispettava gli standard di Brunello (secondo lui si doveva camminare con velocità, alzando la testa e sempre con dinamicità)”.

 

“Una volta è stata chiamata la mia responsabile per comunicarle di dirmi che avrei dovuto togliermi il mollettone per i capelli. Non potevamo tenere le bottiglie d’acqua sulla scrivania per una questione estetica, quindi se volevi bere dovevi andare in cucina”.

 

brunello cucinelli

Riguardo al dress code dell’azienda, le testimonianze non sono tutte perfettamente coincidenti, probabilmente negli anni alcune regole hanno subito variazioni, ma su un elemento convergono: devi vestirti color Cucinelli (colori chiari) e se compri qualcosa di Cucinelli è meglio:

 

“Nessuno ti costringe ad acquistare abiti Cucinelli, ma è chiara e tangibile la pressione nell’essere sempre abbigliato con capi del brand ”.

 

“Considerando che al lavoro ci si va tutti i giorni, tutto il resto va acquistato di tasca propria... tutto questo se vuoi essere parte del sistema” (lo spaccio aziendale vende comunque capi con un forte sconto per i dipendenti, fino al 70%).

 

brunello cucinelli 7

Su orari e stipendi poi, la narrazione portata avanti dall’imprenditore umanista non sembra coincidere esattamente con i racconti di alcuni dipendenti ed ex dipendenti: “Sono una sua dipendente da anni e purtroppo ho un mutuo e ho bisogno del lavoro. Tuttavia vorrei confermarti che purtroppo quasi nulla di quello che si vede è vero.

 

L’azienda è divisa tra reparti eden e reparti che la dignità dell’operaio e dell’impiegato non sanno manco cosa vuol dire. È vero, l’azienda è bella, pagano regolarissimo. Ma oltre a questo c’è poco. Straordinari non menzionati, cose che non si possono dire o chiedere perché ‘non sta bene farlo’.

 

È vero alle 17:30 si esce, ma nessuno menziona i sabati ‘solidali’ in cui devi lavorare perché altri reparti devono lavorare e devi lavorare anche tu, per solidarietà, anche se non c’è nulla da fare.

 

brunello cucinelli con la moglie federica foto di bacco (2)

O gli orari di straordinario che hanno fatto fare alle signore, signore che durante i campionari arrivavano a fare in una settimana più di dieci ore di straordinario”. […]

 

“Sono un ex dipendente, per anni il reparto delle spedizioni e il magazzino è stato obbligato a lavorare tutti i sabati e a entrare alle 7 o alle 6 del mattino dal lunedì al venerdì, per poi ascoltare le sue castronerie sul tempo da dedicare alla famiglia”.

 

“Trasferte oltreoceano pagate solo per il tempo di permanenza in showroom (no tempo del volo ad esempio) e si lavorava a volte anche 20 giorni di fila”. “Le famose email non oltre le 17:30?

 

Ahahah, questa devo dire che è una delle cose che mi fa più ridere. Forse Cucinelli non riceverà email dopo le 17:30, ma io mi sono ritrovata a lavorare centinata di volte nei negozi in Europa in piena notte, per fare allestimento, e al mio ritorno non è mai esistito prendersi un giorno di riposo”.

 

brunello cucinelli 6

Molti in azienda lamentano una sensazione di clima ostile, competitivo. “Ho vissuto un’esperienza molto brutta in azienda. Ho avuto un burnout e mi sono licenziata a causa dell’ambiente molto freddo e competitivo, sempre colleghi strafottenti, mobbing e zero empatia”.

 

“Stando lì ti senti una mosca bianca anche solo per il fatto di pensare che ‘stai male’ in un posto che tutti lodano e ammirano. Ma io l’ho sempre chiamata una ‘gabbia d’oro’, dove sì – si guadagna tanto – ma la salute mentale non c’è”. “Il mal dell’anima non nasce dal lavoro in sé, né dagli straordinari quando sono riconosciuti.

 

Nasce dalla distanza tra ciò che viene raccontato e ciò che accade per davvero. Un elemento significativo è l’assenza totale di una rappresentanza sindacale, non per caso ma per scelta. In un contesto del genere i dipendenti finiscono per essere trattati come pedine, spostati da un reparto all’altro non sulla base delle competenze, ma di logiche opache e relazionali”. […]

 

brunello cucinelli

“Mi ricordo quando stavo cercando un appartamento per trasferirmi lì a Perugia, la padrona di casa mi guardò e mi disse ‘sei proprio il genere di ragazza che può lavorare da Cucinelli’ e dopo ho capito a cosa si riferiva. Lì è come se volessero un certo tipo di persona, acqua e sapone, carina, educata e alla fine è come se tu diventassi un soldatino uguale a tutti, è come se ti plasmassero”.

 

Alcune donne (SOLO DONNE) raccontano di aver dovuto preparare i pasti a Cucinelli, nonostante non fosse il loro lavoro. “Noi donne dovevamo fare a turno e portargli la merenda e a richiesta il caffè.

 

BRUNELLO CUCINELLI

Qualsiasi cosa urgente si stesse facendo, quando il telefono squillava dovevi subito preparare il vassoio con mezza fetta di pane e prosciutto su un tovagliolo rosso e portarla al suo segretario, uomo, che lo dava a lui. E se c’erano ospiti dovevi occuparti anche di loro. In pratica le cameriere”.

 

“Esiste un file in cui viene spiegato per filo e per segno come deve essergli portato il caffè. La posizione della tazzina, dello zucchero, del cucchiaino... come se fossimo a cortesie per gli ospiti. Non sto a specificare il fatto che il caffè viene portato solo dalle donne”. […]

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